Rampolli dello Star System

Astronomia e musica: ecco un argomento che mi interessa davvero tanto.

Di solito non me ne occupo così, non con simili, bellissime musiche (mi ricordano la magia degli anni ’70 che sono riuscito a vivere, nonostante fossi un imberbe, grazie allo stereo di mia cugina Felicia e alle sue feste “da grandi”), non con interviste.

In ogni caso confesso che, anche trattandolo in questo modo, l’argomento mi diverte moltissimo.

E allora, senza scrivere troppo, lascio spazio alle parole dette e alle note cantate e suonate di questo video.

P.S.: L’intevista risale a Febbraio. Nel frattempo, l’artista ha deciso di pubblicare una nuova versione del suo brano più famoso con la partecipazione di Anané e Louie Vega.

La trovate qui: http://www.vegarecords.net/2013/06/03/alan-sorrenti-anane-vega-with-elements-of-life-figli-delle-stelle/

SZ

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Quando il satellite non va

Ieri sera c’è stata un’eclissi di Luna. Per chi, abitando in città, non ha mai visto davvero un cielo stellato, il modo migliore di spiegare cosa sia questo fenomeno potrebbe essere: “Temporanea caduta di tensione nella rete elettrica che determina un black-out con conseguente perdita del segnale inviato dal satellite”Eclisse 1Eclisse 2

Eclisse 3 Bis copy

Eclisse 4 bis

Strisce di CAZA

Emergenza Espressiva

Ancora non è stato svelato il segreto progetto che si nasconde dietro gli enigmatici geoglifi tracciati a Nazca, in Perù, ma già un’ipotesi che tanto piacerebbe a certa divulgazione televisiva si fa strada: e se si fosse trattato dello sfogo artistico di uno o più rover di matrice marziana inviati qui a esplorare il nostro mondo?

Certo, riuscire a fare non intenzionalmente disegni come la famosa scimmia, il ragno, il colibrì, … con gesti motivati da ben altri obiettivi (chissè cosa stessero cercando i marziani qui da noi, nel deserto…) che non fossero artitstici è improbabile come trovare al primo colpo un capolavoro nella borgesiana bilbioteca di Babele. Però oggi abbiamo un dato certo che potrebbe anche avvalorare l’ipotesi che a Nazca sia stata realizzata un’enorme opera d’arte involontaria: nel suo peregrinare sulla superfficie di Marte alla ricerca di tracce di vita, Curiosity, terzo rover della NASA lì inviato dopo Spirit e Opportunity, è riuscito a tracciare con le sue sei ruote, linee artistiche che sembrano proprio volute, quasi fosse l’incarnazione goliardica di Wall-E. Non lo credete? Bene, allora fatevi un giro qui:

http://www.repubblica.it/scienze/2013/04/24/foto/curiosity_disegna_per_sbaglio_un_pene_su_marte_imbarazzo_della_nasa-57389828/1/?ref=HRESS-6

Potremmo teorizzare che Curiosity abbia voluto dirci in un linguaggio potabile di non aver trovato un… indizio che fosse uno dell’esistenza di antichi marziani e che, contrariato, abbia voluto esprimere il proprio disappunto in modo chiaro e ben visibile da lontano.. Una tale ipotesi però non suscita le emozioni che invece – ispirandomi in quest’articolo a un preciso modello di divulgazione come dire, un tantino sensazionalistica – vorrei darvi.

E allora diamo sfogo a un’ulteriore ipotesi, l’ultima per oggi, che la compianta Maria Reiche, matematica e archeologa la quale ha speso buona parte della sua vita nello studio di quei giganteschi disegni nel deserto peruviano, proprio non si è sentita di contemplare: le strisce di Nazca sono l’opera di una civiltà marziana burlona che ha fatto vergare ai suoi rover quei geoglifi allo scopo di prendersi gioco di noi che proprio non capiamo come e perché siano stati concepiti e realizzati. Quest’onta è stata però vendicata dalla nuova forma di vita che sta sviluppandosi sul nostro pianeta, quella degli strumenti elettronici che nascono ed evolvono su tavolette di silicio. Insomma in un giorno così significativo come quello di oggi, possiamo esaltarci per un motivo in più: giustizia è stata fatta!

Scripta Manent, cari i miei alieni, e il rover Curiosity, punto più alto dell’evoluzione della civiltà silicea, avendo l’Opportunità di esrpimersi liberamente, nero su rosso, l’ha fatto con Sprito disegnando un “maschio da metrò”.
Attenti a voi, marziùncoli!

SZ

Nuoverrimo mondo

Profughi terrestri 2Qualche giorno fa, mi ha colpito la notizia che una società olandese, la Mars One, ha deciso di inviare nel 2013 un manipolo di persone su Marte per iniziare una timidissima colonizzazione del “pianeta rosso”. Secondo alcuni degli articoli  che ho consultato in rete, gli astronauti saranno solo quattro, secondo altri ventiquattro; una oscillazione attorno al valore vero che racconta in modo chiaro come ci sia stato un problema nel tam-tam mediatico tanto simile – ne è la traduzione moderna – alla propagazione dell’errore nel gioco del passaparola che si faceva da bambini. I futuri pionieri, quattro o ventiquattro che siano, già da oggi hanno iniziato a sottoporsi alle selezioni che in una prima fase prevedono per ognuno dei concorrenti (sono già diecimila… ) l’invio di un video di presentazione lungo un minuto. La particolarità più eclatante di questa missione è che una volta selezionati e spediti nello spazio, i pionieri non potranno mai più fare ritorno alla madre Terra e, proprio come dei veri coloni, finiranno la loro esistenza sul quarto pianeta del Sistema Solare. É il lento avvicinarsi di profezie moderne formulate sottoforma di romanzi e racconti di fantascienza con i quali io, ma evidentemente non solo io, sognavo da ragazzo? Le sabbie di Marte, La città e le stelle, La luna è una severa maestra, Cronache Marziane, … sono classici nei quali si parla proprio di un futuro in cui qualcuno vivrà in pianta stabile su Marte o sulla Luna e mi trastullo con l’emozione che l’annuncio di una simile iniziativa regala. Ieri, quella dell’uomo che si trasferisce in un altrove posto fuori dall’atmosfera terrestre era solo ipotesi letteraria; oggi di quell’ipotesi se ne sono appropriate la scienza e la tecnologia e siamo tutti qui a sentir dire che il futuro, quello di un’epica preconizzata pochi decenni fa e riferita a tempi ancora da venire, un domani non troppo lontano potrà diventare realtà. Una realtà che forse vivranno anche quelli della mia generazione che, dati i tempi annunciati, possono ragionevolmente sperare di vivere, direttamente e indirettamente, le emozioni che regalerà una simile avventura umana. Sentire come si possa entrare col proprio corpo in un gioco un tempo solo letterario al quale veniva affidato lo stesso spazio mentale di favole per bambini altamente improbabili, mi fa inorgoglire per il fatto di vivere un’epoca privilegiata, almeno da questo punto di vista: quella in cui la mente immagina e il mondo si adegua a essa con tempi di reazione sempre più brevi, facendo prendere forma al prodotto della mente, per quanto bislacco esso possa essere. Oggi, parlando di questa notizia con un collega in Osservatorio qui a Bologna, mi sono sentito rispondere che “lui non è d’accordo con una impresa simile”. Le sue motivazioni sono perlopiù di ordine morale: si sa che si manderanno quei coloni incontro a morte sicura e prematura e questo è per lui qualcosa di inaccettabile. Un simile commento mi ha aperto una nuova prospettiva di pensiero su di un tema che oramai catalogavo tra quelli già sviscerati in modo più che adeguato dai vari Clarke, Asimov, Heinlein, … : se i loro romanzi mi avevano preparato alla possibilità fantapolitica di guerre di emancipazione delle colonie spaziali dal controllo della madre Terra (qualcosa che ricorda da vicino il Boston tea Party del 16 dicembre 1773 che secondo molti fu la scintilla responsabile dello scoppio della rivoluzione americana), il dubbio espresso dal mio collega mi ha fatto pensare a tutta una serie di nuovi problemi  connessi a grandi temi come, a esempio, il libero arbitrio e la possibilità di scegliere come vivere, quindi anche di come morire. Problemi che, a mio avviso, nessun autore di fantascienza prima si era posto in questi termini per il semplice motivo che la società non li aveva ancora vissuti così intensamente come ci è capitato in un recentissimo passato. Mi è al contempo apparso chiaro che molte delle lotte sociali caratterizzanti il nostro tempo, potrebbero non essere altro che possibili prove tecniche di trasmissioni future che andranno in onda in scenari decisamente esotici: mandare un uomo a vivere su Marte – un posto dal quale gli verrà impedito di tornare a causa di impossibilità tecnologiche, economiche e mediche (una volta lì, 1) i coloni non avranno da costruire un veicolo per il ritorno, 2) per noi qui sulla Terra sarebbe troppo costoso farli rientrare e 3) il loro adattamento alla gravità marziana li renderebbe definitivamente inadatti a quella terrestre) – diventa così il campo di applicazione di atteggiamenti moderni messi a punto dall’umanità grazie alla discussione pubblica di casi come quello di Welby e di Eluana Englaro, giusto per citarne un paio. A rendere ancora più strana la faccenda, a renderla ancora più torbida e sapida di grandi questioni morali, c’è che la Mars One avrebbe deciso di fare di questa spedizione un immane reality show. I nostri eroi diverrebbero quindi quattro (o ventiquattro) Truman del futuro che vivrebbero, anzi, sopravviverebbero e morirebbero sotto gli sguardi morbosi di diversi miliardi di persone. Un’altra inziativa simile, notizia anche questa di pochi giorni fa, è quella che prevede invece il reclutamento di una coppia di astronauti, un lui e una lei, meglio se sposati. Obiettivo: studiare il loro comportamento fisio-psicologico per il tempo che prende compiere un periplo di Marte e ritorno. In questo caso, i rischi potrebbero rivelarsi addirittura maggiori di quelli che si troveranno ad affrontare i coloni marziani e il campo delle ipotesi sull’esito della missione potrebbe arrivare a coinvolgere finanche quello giuridico: bisognerebbe inventare di sana pianta un codice in corrispondenza delle voci violenza domestica, divorzio, … con l’unica semplificazione costituita dal non dover mettere mano alla voce abbandono del tetto coniugale... A ben vedere, Marte potrebbe essere null’altro che un ulteriore luogo dell’animo umano.

SZ

Bimbi-Galeone

Bimbo-GaleoneSi è spento uno dei padri più prolifici della storia umana: il premio Nobel per la Medicina Robert Geoffrey Edwards, inglese, pioniere della fecondazione in vitro e della diagnosi preimpianto, ha ceduto alle insidie della malattia che lo affliggeva da tempo. Qualcuno dei suoi vecchi avversari, convinti che entrambe le innovazioni da lui  introdotte fossero contro la morale cattolica, oggi forse penseranno che sia stata fatta finalmente giustizia e che la legge divina ha compiuto il suo corso. Se potesse, Edwards probabilmente risponderebbe che, una volta nati, non importa se in modo naturale o in provetta, poi bisogna morire. E lui, in quanto nato, era già stato condannato alla pena capitale ben 87 anni fa…

SZ