La Musica di Bach Risuona negli Osservatori INAF

 

Nella mia oramai lunga frequentazione di ambienti scientifici, ho avuto modo di verificare di persona come molti colleghi privi come me di una fede religiosa, vivano ugualmente il forte sentore di svolgere una attività connotabile anche con l’aggettivo spirituale.

Ciò può forse destare stupore e far credere di essere piuttosto in presenza di una certa incoerenza di chi confessa un simile sentire, ma compiendo alcune ricerche ho scoperto che, oltre a essere molto diffuso, questo atteggiamento ha anche profonde radici nella storia della cultura ampiamente intesa, e non solo quindi nella storia della scienza(*).

Questa predisposizione d’animo che si scopre frequentando letture scientifiche e luoghi deputati allo svolgimento di attività sperimentali, si potrebbe forse indicare come “culto pitagorico del dato”, del numero con la virgola visto come simulacro, come emersione di un ordine ben più profondo e nascosto che tramite quello si rivela; oppure come costante tentativo di entrare in contatto con una realtà noumenica che si suppone improntata a una certa razionalità tutta da scoprire tramite le realizzazioni visibili di uno spirito idealistico.

A causa di spinte da sempre presenti in Europa e che hanno forzato il nostro sviluppo culturale in ben note direzioni, sappiamo molto bene, fin dall’infanzia, che la religione prevede un rito imprescindibile costituito da modi, abbigliamenti, frasi, fasi, odori, luoghi ai quali si viene col tempo ad associare i concetti di necessità e verità come anche quello di esteriorità vista come riflesso di una imperscrutabile profondità.

Per chi è disposto a lasciarsi affascinare dall’idea che possano esistere estetiche dello stesso tipo ma al contempo profondamente diverse, per chi quindi non si lascia fuorviare dall’idea sbagliata che il rito abbia a che fare solo con la fede e che negli altri casi ci si trovi invece a seguire un modo, un metodo, una tecnica, una sequenza di gesti finalizzati esclusivamente al conseguimento di un risultato concreto (in fondo, il rito religioso promette risultati analoghi senza mai dimostrare la propria efficacia), è possibile scoprire durante gli studi universitari che anche il procedere scientifico è costellato da ritualità di vario tipo: modi, parole, frasi, processi, tecniche, misure, riduzioni dati, luoghi, linee di pensiero, …

E quali luoghi meglio degli osservatori astronomici possono fare da contralatare a cattedrali, monasteri, chiese, … classicamente connessi all’idea di rito e di sacro?

Per motivi che hanno a che fare con una necessaria economia di spazi, quelli astronomici sono ambienti perlopiù a volta sferica così da contenere di misura i movimenti del telescopio che ospitano; in alcuni casi più rari sono invece a pianta rettangolare, ma anche così ricordano vagamente chiese con una navata centrale e due laterali (si veda il TNG, Telescopio Nazionale Galileo alle Canarie). All’interno di essi, si svolgono attività che necessariamente sono sempre quelle: si prepara la serata con gesti non gratuiti, ci si predispone all’osservazione, si osservano gli oggetti che si desidera studiare e si chiude la cupola rifacendo a ritroso alcune delle operazioni precedentemente eseguite.

Si tratta quindi, a tutti gli effetti di un rito scientifico nel quale però la sequenza sempre perfettibile di gesti, di parole, di atti è dettata da una necessità metodologica e dall’obiettivo di colloquiare con la Natura senza fare troppe supposizioni contingenti, soprattutto di ordine morale, circa la spiegazione di ciò che di essa si vede e che la dovrebbe giustificare dal basso in quelle sue manifestazioni osservabili.

Partendo da simili considerazioni e dal desiderio di far avvicinare anche altri a questo forte sentimento di “sacralità laica”, ho pensato di girare dei video nei quali eseguo musiche facilmente riconducibili a un ambito religioso. Anche l’associare musica e cosmo ha radici antiche che sfumano sempre in motivazioni di ordine sacro. Si pensi, ad esempio, a tutta la musica cosiddetta mundana (dal latino mundus = mondo, universo), definizione che mi ha spinto ad adottare il titolo “Te Mundum”, parafrasando così il noto inno di ringraziamento “Te Deum”.

Se vogliamo, a una prima analisi superficiale, forse uno dei fattori che più differenzia ambienti sacri e osservatori è proprio l’assenza di suoni che da sempre vengono usati per creare quel tipo di coinvolgimento così forte ben noto ai fedeli.

I brani che ho scelto, tutti o quasi tratti dal repertorio bachiano, sono perlopiù di ispirazione non religiosa. Si tratta di suite, quindi danze, per strumento solo (partita in A minore per flauto solo, suite per violoncello solo, …) scritti da Bach molto probabilmente dopo il cosiddetto “periodo di Weimar” (1708-1717) durante il quale ricoprì il ruolo di Konsermeister. Giunto alla corte calvinista di Köthen, egli si trovò praticamente costretto a comporre musica strumentale abbandonando così per alcuni anni il ruolo di autore di musica dedicata al rito religioso.

Da quanto detto, la scelta di eseguire proprio questi brani nelle cupole astronomiche nel tentativo di sancire finanche questa similitudine acustica tra quelle e le cupole degli edifici dedicati al culto, potrebbe non apparire opportuna. In realtà, oltre a intuibili motivi di ordine economico (non devo trovare il tempo e il luogo per fare prove con altri musicisti; è più economico spostarmi ed eventualmente trovare da dormire da solo riducendo al minimo il prezzo delle missioni; facendo rientrare questa attività fra i miei compiti isituzionali, non devo trovare fondi per pagare gli altri musicisti; …), ciò che mi ha spinto a usare quei brani è proprio la loro origine svincolata da motivazioni derivate dal culto: come è infatti facile immaginare, nonostante non fossero stati composti per accompagnare la liturgia, essi continuano comunque a mantenere i caratteri generali delle composizioni bachiane e tale continuità stilistica dona agli ambienti astronomici, in modo chiaro e definitivo, quel carattere che mi sta a cuore mettere in evidenza con questa attività.

Operando una mia personale rivisitazione di quei repertori che ho adattato alle possibilità dell’armonica cromatica (di questi brani scritti in origine per flauto, violino, violoncello, conto di pubblicare anche un disco e un libro di trascrizioni dei miei adattamenti per il mio strumento), ho operato la seguente suddivisione:

-OABO: prima suite in G per violoncello solo

Cupola del 60 cm (Loiano): Preludio

Sala della Torretta del Museo della Specola: Allemanda

Stanza dello Specchio a Tasselli/Ufficio di G.Horn d’Arturo: Corrente

Sala della Meridiana: Sarabanda

Cupola del 152 cm (Loiano): Minuetti I e II

-OA Arcetri:

 Cupola del Mertz: Giga della prima suite per violoncello solo in G

-OACT: Partita in A minore per flauto traverso solo

 Cupola 91 cm (SLN): Allemanda

Cupola 80 cm (SLN): Corrente

Cupola 40 cm divulgativo (SLN): Sarabanda

Cupola Barra Equatoriale (CT): Bouree Inglese

Ho inoltre registrato “Sirynx” di Debussy, un altro brano decisamente di ispirazione “pagana” scritto per flauto solo, davanti al telescopio Cherenkov ASTRI. La scelta di connettere il suono del flauto alla sede osservativa catanese è stata dettata dal riferimento alla Sicilia presente nella vicenda del Fauno così come cantato dal mito classico e, in tempi più recenti, dal poeta francese Mallarmé.

-OATO: fine terza suite in C

 -Cupola REOSC: Sarabanda

-Cupola storica: Minuetto 1

-Cupola 3: Minuetto 2

-Cupola 4: Giga

-OARoma: alcuni brani della seconda suite in Re minore per violoncello solo

Cupola di Monte Porzio Catone (ora biblioteca dell’Osservatorio): Preludio

Cupola della Torre Solare di Monte Mario: Allemanda

Mi riservo di completare la seconda suite nelle tre cupole dell’OATe e nelle due di Campo Imperatore (ho già preso accordi con i direttori di entrambe le strutture).

Il progetto poi continuerà a Medicina (BO) dove intendo registrare brani di fine ‘800-inizio ‘900. Dopo questa tappa andrò  negli Osservatori di Brera e Merate dove registrerò i primi tre brani Terza suite in C per violoncello solo_

 Cupola del Mertz di Schiaparelli: Preludio

Cupola Zeiss (Merate): Allemanda

Cupola del Ruths (Merate): Corrente

Il progetto oggi parte con i primi due brani della suite in Sol, il Preludio e l’Allemanda, registrati a Loiano e al Museo della Specola. Spero che anche le altre sedi INAF si accorgano della cosa e decidano di aderire all’iniziativa chiamandomi a registrare a Padova, a Trieste, al Toppo di Castelgrande, a Palermo, a Cagliari, alle Canarie, a Noto, al CERN e al Gran Sasso.

Al variare dei punti di vista, questa attività vuole soddisfare diverse esigenze e avere quindi valenze differenti: oltre quella evidente di ordine estetico, vi è chiara l’espressione di un tentativo divulgativo teso a mostrare l’esistenza, ma soprattutto la bellezza, delle cupole astronomiche e dei centri di ricerca fisica e astrofisica presenti sul nostro territorio nazionale, ma non solo. Se la storia della Chiesa è importante anche per persone che non vivono la fede, credo che sia per la grande capacità comunicativa che essa da sempre ha dimostrato.

Tutta la storia dell’arte ci dice come la Chiesa, forte del suo potere temporale, abbia saputo canalizzare le energie di grandi artisti nella direzione di un poderoso impianto propagandistico/pubblicitario che ha reso del tutto impossibile evitare di riferirsi di continuo a essa pur se da posizioni fortemente critiche. Pittura, musica, letteratura, architettura, costume, … sono stati e sono tutt’ora strumenti fondamentali di cui la Chiesa si è servita e tutt’ora si serve magistralmente. Con essi ha da una parte fornito innegabili occasioni di crescita culturale, alimentando dall’altra innegabili oscurantismi al giorno d’oggi senza più ragion d’essere, qualora ne abbiano mai avuto.

Osservando l’operato di quella istituzione, credo di avere colto parte della lezione e di averla fatta mia.

Spero che il progetto possa piacere così da convincere anche gli indecisi ad avvicinarsi al fascino della scienza. Si tratta a tutti gli effetti di proselitismo scientifico che non può certo far male e che chiede solo di lasciarsi toccare almeno per pochi minuti dalla bellezza della scienza e dei luoghi nei quali essa viene costruita un po’alla volta, tutti i giorni.

E le notti.

SZ

(*) A tal proposito, consiglio di leggere l’agile libretto L’anima religiosa della scienza, di Federigo Enriquez, da poco pubblicato per i tipi della Castelvecchi.

Piccoli Blogger, unitevi!

Liebster award

Il mo amico Matteo Gaspari (https://dailybaloon.wordpress.com/), collega astrofisico e grande esperto di fumetti, mi ha tirato dentro una catena di Santa Alleanza per la crescita e la diffusione dei piccoli e medi blog.

Si tratta del Liebster Award (http://theglobalaussie.com/the-official-rules-of-the-liebster-award-2016/),  iniziativa che dovrebbe servire a pubblicizzare l’esistenza di una parte sommersa della rete nella quale si agita tanto. In quella parte sommersa vi è anche il mio calamaro che sguazza non visto nel buio più totale.

Pur non nutrendo particolare simpatia verso iniziative del genere, ho pensato che in fondo mi potrebbe convenire non essere sempre così schizzinoso e ho voluto accogliere la cosa come una bella occasione. Se così non sarà, mi consolerò sperando di avere creato una limitata quantità di spam.

Le 7 noiosissime regole per partecipare all’Evuòrd sono le seguenti:

1 – Ringraziare chi ci ha premiato

2 – Scrivere qualcosa sul blog che preferite

3 – Rispondere alle 11 domande del blogger che ci ha nominato

4 – Scrivere, a piacere, 11 cose su di te

5 – Nominare a tua volta dai 5 agli 11 blog con meno di 200 followers

6 – Formulare 11 domande per i blogger nominati

7 – Informare quei 5-11 blogger della grande fortuna che gli è capitata

e mi accingo ad affrontarle una a una:

1 – Ringrazio Matteo (https://dailybaloon.wordpress.com/) per avermi tirato dentro e in cambio del grande successo che mi procurerà questa operazione gli prometto un bel caffé da prendere alla macchinetta del nostro istituto. Diversamente, dovesse rivelarsi tutto un gran fiasco, gli offrirò ben 2 (diconsi due) caffé ritirandoli da quella stessa macchinetta: uno di quei caffé infatti porta molto vicini al decesso, ma due sono ben oltre la dose considerata letale per un individuo in normali condizioni di salute..

2 – Diciamo che non sono propriamente un assiduo frequentatore di blog, anzi. Sono padre; pur se precario, ho un lavoro che mi impegna diverse ore al giorno e ne ho altri che mi mangiano le rimanenti. Oltre a tutto questo, tener dietro al mio blog è un ulteriore lavoro, nel mio caso non retribuito. Questo fa sì che, quando finalmente ho tempo per trastullarmi con altro, difficilmente lo spendo andando a vedere cosa i miei colleghi stanno scrivendo di bello. Se leggo i blog di qualcuno è perché mi imbatto in quegli articoli per altre vie, mentre sto cercando cose che mi interessano davvero e sulle quali loro casualmente hanno scritto. Però le regole sono regole, e allora ecco qualche complimento ad altri ottimi autori che vivono nello stesso recesso di rete visitato da pochissimi (almeno credo…)

Condivido con Matteo (https://dailybaloon.wordpress.com/) una grande passione per il fumetto e apprezzo molto ricevere la notifica di sue recensioni su albi che probabilmente non leggerò mai. Sì, perché se un tempo amavo il fumetto (disegnato bene. Che significa? Magari ne parliamo un’altra volta) tout court, oggi invece mi interessa quasi esclusivamente un certo tipo di produzioni che definirei “scientifiche”. Si tratta di un filone fumettistico non molto battuto, quindi non molto recensito. Insomma, leggo poco di roba altrui. Matteo ha uno stile lineare, piacevole, rilassato mediante il quale regala una sua personalissima selezione di quanto di importante viene pubblicato nel mondo dei comics.

Condivido molto anche con altri autori. In particolare, mi piace la fetta di mondo che si osserva con la lente di Stefano Covino, un altro collega (http://mitescienza.blogspot.it/): una fetta per molti versi sovrapponibile a quella che osservo io. Così tanto sovrapponibile da farmi meritare anche una citazione nel suo ultimo articolo. Insomma, sono ancora una volta molto autoreferenziale (ma perché non odvrei? Sono nel mio blog!).

3 – A questo punto, mi si chiede di rispondere a undici domande elaborate da chi mi ha nominato. Eccole:

1) Film o serie tv?

Film

2) Streaming o download?

Streaming

3) Quali sono il libro, il fumetto, il film e la serie tv che più ti hanno colpito negli ultimi tempi?

DIciamo che è da un po’ che non provo particolari sensazioni nel leggere libri, fumetti o nel guardare film. Continuano tutte a essere attività nelle quali credo e nelle quali investo molto tempo e denaro, ma è da tanto che in cambio ottengo solo un certo prevedibile benessere senza arrivare a toccare particolari livelli di gratificazione.

4) Ascolti della musica mentre scrivi sul blog? Se sì, quali generi ti deconcentrano e quali invece ti aiutano a stare sul pezzo?

Sì, ne ascolto tanta e, considerandola molto importante, la cito tra i “credits” dell’articolo che pubblico. Di solito si tratta di brani classici o presi dal repertorio jazzistico. Difficilmente ascolto della musica rock o pop e, quando capita, è raro che io lo faccia per motivi squisitamente musicali. É più facile che una particolare canzone sia per me importante in quanto indissolubilmente legata a bei ricordi adolescenziali.

5) Qual è il tuo supereroe preferito?

Lo so di rischiare di attirare moltissimi commenti negativi, ma devo essere sincero: non ho mai amato i supereroi e, nonostante io abbia una vasta e varia collezione di fumetti, credo proprio di non possedere nemmeno un albo della Marvel & affini. Se però Matteo insiste, sceglierò l’Uomo Ragno e Capitan America. Credo di avere sempre preferito questi personaggi ad altri di quell’universo mitologico per il loro essere tra i più sobri nell’aspetto, nei modi e nei poteri che mi sembrano molto più umani e meno super di quelli posseduti da altri.

6) Qual è stato il primo fumetto (o libro, in mancanza di fumetti) che hai letto? Dal punto di vista emotivo, come lo ricordi?

Credo che il mio primo incontro col fumetto sia avvenuto col Corriere dei Piccoli. Lì di personaggi interessanti ve ne erano davvero molti. Poi, dopo non molto, sono passato al Corriere dei Ragazzi, a Topolino, a Tex, Zagor, Comandante Mark… Se penso alla bellezza di quegli albi, se mi ricordo di averli persi tutti e a come all’epoca tentassi di riprodurre a matita o a penna quelle immagini, provo una vertigine.

7) Fai parte del Nuovo Ordine Mondiale?

No, faccio parte del Vecchissimo Disordine Locale

8) Qual è il tuo gruppo musicale o cantautore o compositore preferito?

Matteo, non volermene: i musicisti e i compositori che ammiro sono così tanti che perderei una giornata intera a elencarli tutti ottenendo solo di apparire spocchioso. Non ho un autore preferito. Amo molta, moltissima musica. Di più non so dire.

9) Quando leggi, cosa ti colpisce di più? Trama o forma?

Non me lo sono mai chiesto. In futuro ci farò caso.

10) Quando hai fisicamente aperto il tuo blog, cosa ti ha dato la spinta per passare da “è una cosa che voglio fare, adesso mi ci metterò” a “ora lo faccio”?

Il punto di non ritorno è stato segnato dal fatto stesso di avere prenotato questo spazio in rete. Nel momento stesso in cui Squid Zoup è divenuto visibile on-line, ho sentito di avere contratto un impegno con me e con gli internauti: dovevo metterci dentro qualcosa.

11) Qual è stata la più grande soddisfazione che il tuo blog ti ha dato?

Avere un blog mi fa stare bene. Come ho già detto in qualche articolo passato, mi ristabilisce un certo equilibrio interiore bilanciando una piccola parte di ciò che ho dentro con ciò che ho finalmente buttato fuori. Quando poi ho presentato al Congresso della Società Astronomica Italiana (SAIt) del 2012 il poster “Comunicare l’astrofisica con un blog” e ho vinto il primo premio come miglior poster di divulgazione, sono tornato a casa decisamente soddisfatto. Come ho già detto più su, ultimamente Stefano Covino (mitescienza.blogspot.it) mi ha dedicato parte di un suo articolo e Claudia Mignone ha deciso di pubblicare un fumetto di Squid Zoup (https://squidzoup.com/…/panspermia-e-spermaceti-prima-parte/) in un sito di arte e astronomia (https://rosetta-art-tribute.tumblr.com/page/2). Sono di certo tre eventi che mi riempiono di gioia e soddisfazione, stimolandomi a fare meglio e di più.

4 – Ora devo scrivere 11 cose su di me. Sarei tentato di optare per il “rito abbreviato” riportando qui la ricetta di Squid Zoup che trovate in intestazione a questa pagina. Lì di ingredienti ve ne sono anche di più di undici, ma se proprio devo aggiungere qualcosa, direi che 1) sono molto stanco della mia situazione lavorativa da precario che sta da tempo intaccando il mio equilibrio psico-fisico-familiare; 2) vorrei avere molto più tempo da dedicare a questo blog; 3) quindi dico che mi scuso con quei pochi che ancora mi seguono (mi seguite ancora? C’è rimasto qualcuno lì fuori? Ehiiii!!!…); 4) dico che pur non essendomi mai risparmiato molto, sono reo di essermi trastullato con la stupida idea che il futuro mi avrebbe regalato dei bonus di qualche tipo. Questo fa sì che io abbia accumulato così tanti progetti di libri, dischi, fumetti, articoli, … da avere oramai superato il quantitativo affrontabile nel breve lasso di tempo di una vita umana. Chiedo qui ufficialmente a chi di dovere (?) un’appropriata extended play della mia partita personale; 5) ho un bisogno incontenibile di stare con mio figlio 6) ascoltando musica classica o jazz 7) e sorseggiando, ma soprattutto annusando, un goccio di Laphroig invecchiato dieci anni nelle botti di Porto (no, non sono qui a millantare di essere un esperto di Whiskey o di vini. So che fa figo, ma io non lo sono. Semplicemente qualcuno mi ha fatto conoscere i torbati e mi sono piaciuti parecchio, specie il Laprhoig. Ci sarebbe altro da dire su questo argomento, ma forse conviene che io mi tenga buoni dei temi per quei momenti in cui non so proprio cosa scrivere in questo spazio…; 8) sento il bisogno di leggere un po’ di narrativa. É da troppo che affronto solo articoli e saggi e temo di essermi un po’ inaridito; 9) vacanza? Qualcuno ha parlato di vacanza? Sarebbe ora di farlo, no? 10) a questo proposito, amo il mare. Sì, la montagna è stupenda, incredibile, affascinante, … ma il mare è il mare e ritengo non sia il caso di usare altri aggettivi. Mare per me è sostentivo, aggettivo, verbo, … Ecco, voglio andare in vacanza al mare con la mia famiglia; 11) Estate per me vuol dire anche fare un bel po’ di concerti in giro. Concerti al mare. Direi che non posso chiedere di meglio.

5 – Ora il gioco prevede che io nomini altri 5-11 blogger. Allora regalo questa (si spera) utile rottura di zebedéij a Stefano Covino, ai Gerebros, a Mariantonietta Montone, a Marco Fulvio Barozzi, a Marco Castellani e a Sabrina Masiero che nell’ordine gestiscono i seguenti blog:

1- mitescienza.blogspot.it

2- https://gerebros.wordpress.com/

3- https://relaxingcooking.wordpress.com/

4- http://keespopinga.blogspot.it/

5- http://blog.marcocastellani.me/

5- http://tuttidentro.eu

Mi scuso con eventuali blogger che ho dimenticato. Chissà: se sapessero che ho scordato di citarli, forse me ne sarebbero grati…

E ora passiamo a formulare le 11 domande per coloro che ho nominato.

1- In che ambienti amate scrivere di solito?

2- Quale pensi possa essere l’evoluzione futura del blog?

3- Cosa vi aspettate dalla vostra attività di blogger?

4- Secondo voi perché avete (abbiamo) pochi followers?

5- Vi piacerebbe fare il blogger di professione?

(Accidenti, undici domande sono proprio tante…)

6- Quando hai inaugurato il tuo blog, quale pensavi sarebbe stata la cadenza con la quale vi avresti scritto ?

7- Se organizzassero un congresso nazionale dei blogger (magari blogger scientifici), parteciperesti?

8- Nella tua percezione, quali sono le differenze più importanti tra l’avere un blog e l’avere una pagina personale molto attiva in un qualsiasi social network?

(Altre tre domande. Sto davvero soffrendo…)

9- Quanti parenti annoveri tra i tuoi followers?

10- Come ti senti quando ti rendi conto che è un po’ che non pubblichi nulla? Pensi di essere o di poter diventare un blog-addicted?

11- E ora la cosa che mi interessa di più: dopo aver letto tutto e essere stato da me impunemente nominato, … mi odi?

Argh! Pant! Puff! Ho finito.

Sono a pezzi.

Ora avverto tutti e poi mi regalerò una vacanza.

In soggiorno

 

SZ

Davide-Mercurio VS Golia-Sole

Lo so: potevo disegnarlo meglio, potevo farlo a colori, potevo impiegare più fotogrammi, potevo farlo durare di più… Per non parlare delle proporzioni sballate di Sole e Mercurio, dell’elongazione troppo grande di Mercurio, ecc… ma il transito è domani, quindi ieri dovevo sbrigarmi.

E poi mi andava di fare subito ‘sta cosa per farmi due risate con quel mattacchione di GioVannìno (mio figlio).

Che dire… spero siate un po’ mattacchioni anche voi!

Ciao!

SZ

P.S.: A mio figlio è piaciuto tanto!😀

Sic Transit Imago Mercuri

 Da un punto di vista astronomico, il 2016 sarà ricordato come l’anno nel quale è stato possibile osservare un evento raro: il transito di Mercurio sul disco solare.

Raro non perché quel pianeta transiti di rado da dove sta per passare. Tutt’altro!

L’eccezionalità dell’evento è solo data dal trovarsi nella posizione giusta per assistere a quel passaggio sfruttando bene lo sfondo luminoso del Sole.

Ogni pianeta, Terra compresa, gira attorno alla nostra stella standosene alla sua distanza particolare da essa e girando su un’orbita esclusiva, quindi non condivisa da altri pianeti.

Come spiega bene la terza legge di Keplero(1), a ogni distanza da una stella, corrisponde una diversa velocità di rivoluzione.

Se preferite, il contenuto di quella legge è che due pianeti posti a distanze differenti da un astro, impiegano tempi diversi a percorrere ognuno la sua orbita.

Per comprendere meglio questo punto, dovrebbe essere sufficiente il dato che la Terra impiega 365 giorni (un anno) a completare un intero giro intorno al Sole(2), mentre Mercurio  lo fa in un lasso di tempo pari a soli 88 giorni terrestri…

Questo implica che, con la Terra posta a circa 150 milioni di chilometri dal Sole e con Mercurio che se ne sta a circa 58, è molto difficile che tra i due pianeti si verifichi un allineamento tale da consentirci di apprezzare il passaggio del secondo sul disco solare.

Ma perché continuare a parlare?

Se la cosa vi interessa, leggetevi ‘sto fumettino, che spero possa tornarvi utile per raccontare l’evento ai vostri figli/nipoti/parenti/amici/…

Buon divertimento!

 

SZ

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Mercurio, il transito a fumetti

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Leggi_di_Keplero

2.  https://squidzoup.com/2014/04/20/giro-quasi-tondo/

 

 

Euclid, la Musica dei Cerchi (e l’origine delle Sfere)

Fumetto-BAO-Pag-1Fumetto-BAO-Pag-2Fumetto-BAO-pag-3Fumetto-Bao-Pag-4Fumetto-BAO-pag-5Fumetto-BAO-pag-6Fumetto-BAO-pag-7Fumetto-BAO-Pag-8Fumetto-BAO-pag-9

Questo fumetto nasce da un’idea, mia e del collega Sandro Bardelli, che presenteremo al prossimo convegno SAIt(1): provare con simili pubblicazioni a sfruttare l’opportunità offerta dai grandi progetti di ricerca europei che, a corredo della parte scientifica, impongono alle istituzioni selezionate di impiegare un’importante frazione delle risorse nella divugazione dei risultati ottenuti.

A volte accade che questa frazione di outreach venga interpretata sfumandola con strategie che a mio parere, più che con la divulgazione, hanno a che fare con un’ottima comunicazione istituzionale. Lo so, può sembrare una tautologia, ma chi lavora in questi ambiti sa quanto ambiguo e scivoloso possa essere il linguaggio quando opera simili distinzioni.

Proprio per non rischiare di creare qualcosa che possa muoversi sul confine tra atteggiamenti comunicativi adiacenti ma al contempo molto diversi, abbiamo  deciso di proporci per la creazione di fumetti che per natura possiedono almeno un pregio: molto più di quanto facciano depliantes, foto istituzionali, comunicati e cartelle stampa ben congegnati (dei quali crediamo che i fumetti costituiscano un ottimo complemento), mostrano di aver accolto l’invito a essere divulgativi.

Detto il pregio, parliamo di uno dei tanti possibili difetti del lavoro qui pubblicato e di quelli che verranno (li farò io, di conseguenza lo stile non sarà così diverso): indulgendo verso una presunta, agognata artisticità, queste mie tavole forse non spiegano così come fanno quelli a cui è avvezzo chi segue le evoluzioni della rara letteratura scientifica a fumetti presente sul mercato.

Ma del resto, come si misura l’artisticità (o la presunta tale)? E con quale metro si valuta il carattere divulgativo di una sequenza di immagini con testo? Insomma, prendetevi ‘sto fumetto così com’è e, se vi va, … divulgatelo.

Iniziamo allora con un fumetto che descrive la missione Euclid(2) gli obiettivi scientifici della quale speriamo siano stati già in qualche misura intuiti grazie alla lettura del fumetto.

Contiamo di continuare la sequenza dedicandoci alla divulgazione dei progetti CTA(3) e MAORY(4) dei quali ora non dico nulla, invitandovi però ad attendere i fumetti che li descrivono e che presto pubblicherò in questo blog.

Buon divertimento, sempre che troviate divertente ciò che faccio…😦

 

SZ

Sottofondo: Concerto for Orchestra, Sz.116

 

1.- https://www.ict.inaf.it/indico/event/329/

2. –  http://www.asi.it/it/attivita/esplorare-lo-spazio/cosmologia-e-fisica-   fondamentale/euclid

3. – https://portal.cta-observatory.org/Pages/Home.aspx

4. – http://davide2.bo.astro.it/maory-bo/

 

 

Aforisma 8: John Cage (non) Dixit – Prima di scolpire l’aria

 

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L’anno scorso, grazie alla mia memoria di massa: gli ordinatissimi hard disk dei miei amici Gerebros1, sono tornato in possesso di un video che pensavo oramai definitivamente perduto.

Si tratta della mia interpretazione di 4’33” di John Cage eseguito, in anteprima mondiale, su una armonica cromatica: sulla mia armonica cromatica!

La registrazione venne fatta a Imola, presso la Fondazione Gottarelli2, dove il 4/12/2012 tenni una lezione-concerto su alcune composizioni di John Cage di ispirazione astronomica costruite a partire da cataloghi stellari, e sul loro rapporto con alcuni lavori di Kandinski, argomento dal quale ho poi tratto un articolo3.

Una volta ritrovato, per evitare di perderlo nuovamente, l’ho subito pubblicato sul mio canale youtube e, analogamente a quanto fatto con gli altri sette aforismi precedenti, avei voluto corredare il video di un articoletto qui sul blog.

Cage-al-tratto-costellazioni-atlas-1Purtroppo quando sono andato a cercare la bibliografia di cui mi ero servito per preparare la conferenza, mosso dall’intenzione di riprendere il contatto con concetti che avevo letto, assorbito e in buona parte dimenticato, ho scoperto di non essere solo capace di perdere i video, ma di essere addirittura in grado di smarrire una decina di volumi, alcuni dei quali anche… voluminosi.

La depressione seguita a questa perdita fu all’epoca così forte che decisi di rinunciare a scrivere alcunché, ma la scorsa settimana, provando per l’ennesima volta ad averla vinta sul disordine che impera da sempre in casa mia, quei libri sono saltati fuori tutti insieme dal recesso di fogli e ciarpame che li nascondeva alla vista.

Pur non provando più l’entusiasmo che avevo un anno fa, per continuità con gli altri post precedenti, mi precipito quindi a segnalarvi l’esistenza a) del video e, per chi avesse voglia di leggerlo, b) dell’articolo su Il Giornale di Astronomia.

L’esperimento condotto alla Fondazione Gottarelli mi diede molta soddisfazione: se nel lontano 29 Agosto del 1952, alla fine dell’”esecuzione” di 4’33” alla Maverick Concert Hall, riscuotendo più che applausi, il pianista David Tudor incassò il vibrato disappunto di molti dei presenti4, il pubblico di Imola si è invece dimostrato dotato di un gran senso dello humor o quantomeno di essere capace di cogliere un’occasione per rilassarsi.5.stef6968

I sessant’anni intercorsi tra la mia esecuzione e quella famosa prima del ’52 sono evidentemente serviti all’umanità per fare proprie istanze che all’epoca non potevano non apparire pionieristiche, per non dire inaccettabili. Inoltre, prima di “suonare” aprendo e chiudendo tre volte l’astuccio dell’armonica5 per sottolineare l’inizio e la fine dei tre movimenti – Tudor aprì e chiuse il coperchio che protegge la tastiera del pianoforte -, ebbi modo di preparare in modo adeguato il pubblico all’ascolto raccontando quali fossero le reali intenzioni del compositore.

Tutto ciò ha permesso agli spettatori di vedere la faccenda sotto una luce diversa e di sentirsi coinvolti in qualcosa di forse interessante per il ruolo “attivo” che gli richiedeva: in fondo, a differenza di quanto accade con la musica, il silenzio non viene creato o rovinato dal solo musicista, ma anche e soprattutto dal pubblico presente in sala.

, perché l’idea fondamentale di Cage era di attuare quello che chiamò framing, ovvero l’incorniciare momenti in un preciso intervallo temporale nel quale sarebbero stati i suoni casuali, quindi anche i rumori in esso accidentalmente contenuti, a formare il brano musicale.

hqdefaultIn un interessantissimo articolo di Smoje6, trovo l’occasione per accorgermi dell’esistenza di diversi tipi di silenzio che conoscevo già senza averne colto appieno il vero carattere: quello di Pärt e quello di Ligeti, quello di Stockhausen e quello di Nono, quello di Boulez, … Leggendo, mi sono quindi reso conto dell’importanza crescente che l’assenza di suoni ha rivestito nel ‘900, un secolo inflazionato dal frastuono di fabbriche (a dire il vero, già ampiamente iniziato nel XIX secolo), guerre, veicoli, impianti sonori, cellulari ai quali nessuno toglie la suoneria in treno, discorsi vacui che più lo sono e più vanno urlati e tanta, tanta musica indesiderabile e non richiesta che ci inquina i pensieri mangiandoci il sacrosanto diritto ad avere ognuno un “tempo proprio” interiore.

Grazie alla lettura di questo breve saggio, mi si è così rafforzata un’idea che definirei “a cage-433togliere”: il silenzio è la materia sulla quale agisce chi fa musica esattamente come il marmo è il materiale sul quale lavora chi scolpisce per togliere a quel blocco la forma originale e donargli quella voluta.

Mi piace pensare che la musica sia “scultura del silenzio” e da qui deriva il sottotitolo di questo post che, se non fossi così attaccato a una certa continuità tra alcuni tipi di post – in questo caso, gli aforismi musicali -, avrei messo al posto del titolo propriamente detto.

Tornando alla sera cui il video si riferisce, ricordo che alla fine del brano, mi venne offerta la seguente vista: un paesaggio di persone sedute comode con gli occhi chiusi, meditabonde, sonnecchianti, con la testa piegata indietro o con il mento a poggiare sul petto; braccia conserte, o sulla borsa o lasciate pendere ai lati della poltrona. Qualcuno le teneva in tasca; nessuno addormentato, ma tutti chiaramente alla ricerca curiosa di qualcosa nell’aria che non avevano mai notato o che avevano provato e subito dimenticato.

La mia sensazione fu che, una volta terminato l’esperimento (a tutti gli effetti, di questo si trattava…), fossero tutti sì scontenti, ma della breve durata di quel silenzio; una fuga dal pieno; il più bello dei brani.

 
SZ

1) http://www.gerebros.it/

2) www.fondazionetoninogottarelli.com

Il 2012 è stato il centenario della nascita del grande musicista statunitense, ma anche il ventennale della sua morte avvenuta nel ’92. In quell’anno le manifestazioni in suo onore sono state tante, specie qui a Bologna e provincia dove sono in molti a ricordare un suo “passaggio” di diversi anni fa.

3) … e tornammo a riascoltar le stelle, pubblicato nel numero 3 del Settembre 2013 del trimestrale “Il Giornale di Astronomia”, house-organ della S.A.It. (Società Astronomica Italiana); http://giornaleastronomia.difa.unibo.it/

4) Cage raccontò che “a causa di questo, persi degli amici ai quali tenevo moltoPensavano che chiamare musica qualcosa che non sei stato tu a fare, equivalesse, in un certo senso, a gettare fumo negli occhi. (…) Nessuno rise, si irritarono quando si accorsero che non sarebbe accaduto nulla e di sicuro dopo trent’anni non l’hanno ancora dimenticato. Sono ancora arrabbiati”

(…) Dopo il concerto ci fu una tumultuosa sessione di domande fra il pubblico e i compositori culminata nell’esortazione di un artista: “Brava gente di Woodstock, cacciamo via dal paese questa gente!” (Tratto da: Gann, Kyle, Il silenzio non esiste, Isbn Edizioni)

 5) Confesso che, pur sapendo come il compositore avesse stabilito esattamente le durate dei tre movimenti nei quali il brano è suddiviso, quella sera non le ricordavo e avevo pure dimenticato di appuntarle su qualcuno dei fogli che avevo con me.

6) Smoje, Duika, L’udibile e l’inudibile, Enciclopedia della Musica vol. 1, Einaudi