Alieni cugini, figli di nostra CIA

Non volevo scrivere questo post – è spesso ritenuto troppo screditante parlare di simili faccende per chi come me si professa amante della scienza ed è impegnato nelle attività di un istituto di ricerca – ma se lo state leggendo, capirete che alla fine ho ceduto.

Ho letto l’articolo di Rampini (1) di commento alla notizia circa l’ammissione della CIA: gli UFO sono una loro creazione. Si tratterebbe di un esperimento aeronautico iniziato più o meno settant’anni fa e che sembra non interessargli più tenere nascosto al mondo.

Ora lo diranno in tanti: “gli UFO non mi hanno mai convinto”.

Succede sempre così. E allora lo dico pure io, motivandolo almeno un po’.

I problemi connessi con la loro esistenza come veicoli di extraterrestri in visita qui sulla Terra sono tanti e ne cito solo un paio: l’Universo è davvero democratico, non fa sconti a nessuno: la velocità della luce è quella per chiunque abiti il Cosmo e se noi abbiamo i nostri bei problemi nel tentare di raggiungere frazioni importanti di essa, quelle necessarie per spostarsi da qui e andare chissà dove nella Galassia, perché non dovrebbero averne anche loro?

Inoltre, se davvero hanno scoperto come aggirare questo problema così da andare lontano dal loro pianeta in tempi accettabili, come avranno risolto gli altri generati dal semplice fatto di muoversi a velocità relativistiche? Già, perché non penserete mica che andando a velocità prossime ai 300.000 km/s, non capiti nulla oltre il semplice arrivare in anticipo, vero? Volete saperne di più? Se non vi interessa un corso di Relatività (2) ma desiderate solo farvi un’idea di quali sorprese attendano viaggiatori verso luoghi lontani del Cosmo, vi consiglio vivamente la visione di Interstellar, film di cui ho già parlato in questo blog (3).

Immagine pubblicata per la prima volta nel Dossier "La vita nell'Universo": http://www.torinoscienza.it/dossier/la_vita_nell_universo_2517.html

Immagine pubblicata per la prima volta nel Dossier “La vita nell’Universo”: http://www.torinoscienza.it/dossier/la_vita_nell_universo_2517.html

Il secondo problema (ve l’avevo detto che ne avrei citato solo un paio…) è che tutti, ma proprio tutti vedono gli UFIs, tranne noi astronomi. Trascorriamo montagne di tempo a osservare il cielo a occhio nudo e con strumenti che, anche quando ci distraiamo per andare in bagno o per scaldarci un hamburger, ci raccontano se in nostra assenza è successo qualcosa di strano, ma niente, nulla, il deserto (cit.). Sembra proprio che gli UFIs attuino scelte precise, decidendo sempre di mostrarsi ai vari Tizio e Caio come quello qui a sinistra, ma mai a Sempronio.

Un’occhiata veloce alla parte inerente gli UFO del Dossier (4, 4-bis) reso pubblico dalla CIA, racconta di problemi molto umani e molto poco alieni intervenuti nei programmi dell’agenzia americana e derivati dalla decisione di spiare i cieli, specie quelli sotto il controllo russo, mediante gli aerei U2 per l’epoca rivoluzionari. Di seguito riporto la parte del dossier che ci interessa estrapolandola da un documento di alcune centinaia di pagine:

UFOs, AND OPERATION BLUE BOOK
High-altitude testing of the U-2 soon led to an unexpected side effect-a tremendous increase in reports of unidentified flying objects (UFOs). In the mid-1950s, most commercial airliners flew at altitudes between 10.000 and 20.000 feet and military aircraft like the B-47s and B-57s operated at altitudes below 40.000 feet. Consequently, once U-2s started flying at altitudes above 60,000 feet, air-traffic controllers began receiving increasing numbers of UFO reports. Such reports were most prevalent in the early evening hours from pilots of airliners flying from east to west. When the sun dropped below the horizon of an airliner flying at 20,000 feet. the plane was in darkness. But, if a U-2 was airborne in the vicinity of the airliner at the same its horizon from an altitude of 60.000 feet was considerably more distant, and, being so high in the sky, its silver wings would catch and reflect the rays of the sun and appear to the airliner pilot 40000 feet below, to be fiery objects. Even during daylight hours, the silver bodies of the high-flying U-2s could catch the sun and cause reflections or glints that could be seen at lower altitudes and even on the ground. At this time, no one believed manned flights was possible above 60000 feet, so no one expected to see an object so high in the sky.

Not only did the airline pilots report their sightings to air-traffic controllers, but they and ground-based observers also wrote letter to the Air Force unit at Wright Air Development Command in Dayton charged with investigating such phenomena.This, in turn, led to the Air Force’s Operation BLUE BOOK. Based at Wright-Patterson, the operation collected all reports of UFO sightings. Air Force investigators then attempted to explain such sightings by linking them to natural phenomena. BLUE BOOK investigators regularly called on the Agency’s Project Staff in Washington to check reported UFO sightints against U-2 flight logs.This enabled the investigators to eliminate the majority of the UFO reports, although they could not reveal to the letter writers the true cause of the UFO sightings. U-2 and later OXCART flights accounted for more than one-half of all UFO reports during the late 1950s and most of the1960s.

Dalle righe precedenti risulta quindi che più della metà dei casi di avvistamenti di oggetti volanti non identificati fosse dovuta all’attività della CIA. Sommiamo a questa metà il gran numero di fake costruiti ad arte, alcuni dei quali già smascherati dagli inquirenti; sommiamo infine gli errori compiuti da persone che, in perfetta buonafede, hanno preso i classici fischi per fiaschi e scopriamo che il 100% dei casi risulta spiegabile senza invocare l’arrivo di visitatori da altri mondi: insomma, stando alla CIA, gli UFO non esistono, con buona pace di chi vi ha dedicato l’esistenza e che nel frattempo, bisogna dirlo, non è riuscito a produrre davanti alla comunità scientifica nessuna prova valida della provenienza extraterrestre dei dischi volanti.

Illustrazione pubblicata la prima volta nel Dossier "La vita nell'Universo", http://www.torinoscienza.it/dossier/la_vita_nell_universo_2517.html

Illustrazione pubblicata la prima volta nel Dossier “La vita nell’Universo”, http://www.torinoscienza.it/dossier/la_vita_nell_universo_2517.html

Non è la prima volta che la CIA si decide a vuotare il sacco. Tra il 2013 e l’anno appena trascorso, quando con un tweet, quando con un articolo, lo ha già fatto in almeno un paio di occasioni. Suona un po’ strano che con un semplice cinguettio si possano liquidare circa settant’anni di avvistamenti, di film, di libri, trasmissioni radiofoniche, dischi, spettacoli, magliette, articoli, barzellette, minkjate, … sui cugini alieni in visita qui da noi, ma dobbiamo rassegnarci all’evidenza: la modernità è anche questo e un pulsante “invio” premuto al momento giusto può annientare secoli di oscurantismo e tonnellate di miti antichi e moderni.

Detto per inciso, questa notizia sugli UFO mi fa attendere fiducioso tweet analoghi scritti da qualcuno a conoscenza di segreti ignoti ai più. Chissà, magari questo qualcuno alle prese col cambio stagionale degli scheletri nel suo armadio, potrà decidere un giorno di rivelare un po’di verità sulla storia recente del nostro paese troppo a lungo taciute. Inoltre, inutile dirlo, spero tanto che, dopo un’attesa millenaria, un futuro profeta laico dotato di carisma e di dati seri, mostrerà un dossier o qualcosa di simile, smascherando definitivamente un famoso esperimento sociale andato fin troppo bene. Se ci sarò, sarà una vera goduria scrivere almeno un post sull’avvento di quel nuovo messia.

Ma torniamo pure agli UFO.

Un’altra ipotesi già da tempo avanzata è che i dischi volanti siano proprio dischi e non aerei, ma di fattura umana. A scuola ci hanno insegnato che dietro ogni leggenda si nasconde sempre una verità e sono assolutamente convinto, e la CIA me lo conferma, che nel caso della leggenda UFO si tratti di una banale verità umana. Se quei sospetti circa l’esistenza di dischi volanti prodotti da ricerche militari di chissà quale nazione terrestre fossero fondati, spero che ci venga presto rivelato ufficialmente: non vedo l’ora di congedare scomodi aerei, bella copia del trabiccolo dei fratelli Wright, per girare il mondo a bordo di un LP o di un piatto da batteria… della U.F.I.P. (5)

Per certi versi, mi dispiace parlare dell’argomento di questo post: come già è stato fatto notare altrove in rete, si è trattato di dire agli adulti che anche il loro Babbo Natale (6), quello che avrebbe dovuto portare in dono conoscenza, saggezza, immortalità, … non esiste. Non credo sia una grossa perdita: la nostra capacità di creare storie non si esaurisce di certo qui e presto avremo qualche altro mito moderno col quale sognare.

E poi, non è detto che la confessione della CIA faccia cambiare idea a chi ha deciso di credere a tutti i costi. La fede incondizionata in qualcosa dimostratosi irrazionale difficilmente si estirpa e non mi sembra così misteriosa nel suo rivelarsi ad alcuni piuttosto che ad altri. Trovo invece misterioso il persistere di quella fede nella testa di tanti piuttosto che solo in quella di alcuni.

Diversamente, trovo più interessante capire come si spieghi l’idea che si trattasse di “dischi” volanti. Dopo aver appreso dalla CIA che al fondo del fenomeno vi fossero aerei, quindi, schematizzando, “croci”, come giustifichiamo da un punto di vista percettivo l’assimilazione di queste croci a oggetti tondi e schiacciati?

Per capirlo, di sicuro andranno chiamate in causa le allucinazioni di massa alle quali da sempre il genere umano si è dimostrato vulnerabile, ma sospetto che una ricerca ben fatta potrebbe rivelare come il motivo di una simile “traveggola” si celi nell’estrema bellezza di quella favola per adulti nella quale per la prima volta si è parlato in modo convincente dell’ avvistamento di UFO discoidali.

Deve essere stata raccontata così tanto bene che, nell’immane passaparola da essa innescato, non ha fatto altro che riversarsi uguale a se stessa in tutte le narrazioni successive. Dall’elemento geometrico tondo e piatto, le nuove versioni di quel mito moderno non hanno potuto proprio prescindere e quel disco è rimasto in cima alle classifiche per almeno settant’anni.

Strano a dirsi, nonostante l’effettiva forma a croce dell’aereo U2, la rivelazione di “qualcuno venuto dal cielo” una volta tanto ha partorito l’esigenza di una figura geometrica diversa: il piatto, un piatto volante. Che sia l’indizio di una nostra tendenza innata ad abbracciare il Pastafarianesimo (7)?

Chiudo questo post con una preghiera: spero che ufologi, dilettanti o “professionisti” che siano, nonché tutti coloro i quali sono stati rapiti dagli alieni (e che per me non sono mai “tornati a casa”), si astengano dal commentare questo post al solo fine di “evangelizzarmi”. A loro va tutta la mia riconoscenza per aver lottato strenuamente nel tentativo di tenere in vita una bellissima storia. Bellissima, ma purtroppo falsa. Parola della CIA!

Mi spiace per loro, in fondo non facevano male a nessuno e – ritengo doveroso riconoscerlo qui – hanno alimentato l’unica fede per me davvero compatibile con la modernità, rendendo più intrigante il mondo nel quale vivono pure gli scettici.

Astrobiologia - Illustrazione pubblicata per la prima volta nel Dossier "La vita nell'Universo", http://www.torinoscienza.it/dossier/la_vita_nell_universo_2517.html

Astrobiologia – Illustrazione pubblicata per la prima volta nel Dossier “La vita nell’Universo”, http://www.torinoscienza.it/dossier/la_vita_nell_universo_2517.html

A loro va il mio grazie più sentito e l’invito a darci una mano nell’alimentare le aspettative aperte dall’astrobiologia, la ricerca di vita altrove nel cosmo condotta con metodi scientifici (8), e dalla congiunta ricerca di pianeti extrasolari abitabili.

SZ

1- http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/01/03/il-tweet-verita-della-cia-altro-che-extraterrestri-gli-ufo-eravamo-noi17.html

2- http://it.wikipedia.org/wiki/Relativit%C3%A0_ristretta

3- https://squidzoup.com/2014/11/25/lamore-ai-tempi-di-interstellar/

4) http://www.universetoday.com/104174/cias-declassified-documents-reveals-secrets-about-area-51-and-ufos/

4-bis) http://www.gwu.edu/sites/www.gwu.edu/files/downloads/U2%20%20history%20complete.pdf

5- http://www.ufip.it/index.html

6- http://news.leonardo.it/ufo-anni-50-cia-rivela-erano-nostri-aerei-spia/

7- http://it.wikipedia.org/wiki/Pastafarianesimo

8- Nel 2001 ne ho parlato in un Dossier. Lo si trova in rete, all’indirizzo:

http://www.torinoscienza.it/dossier/la_vita_nell_universo_2517.html

Sottofondo: Charlie Parker, Bird of Paradise

http://grooveshark.com/#!/album/Bird+Of+Paradise/2375981

Una LUNA troppo POP

Selfing on the MoonPochi giorni fa, precisamente il 20 Luglio, ricorreva il quarantacinquesimo anniversario dell’allunaggio. Sì, parlo proprio di quel famoso passo compiuto da un uomo e che si è rivelato da subito essere un grande balzo compiuto dall’umanità intera.

O quasi. Immagino che già da quel 21 Luglio del 1969 sia partita la mania di pensare che fosse tutta una balla, che l’uomo sulla Luna non sia mai andato davvero. Pur non sapendo in quale istante esatto sia nata questa fola, possiamo datare con buona approssimazione l’inizio della sua diffusione al 1976, anno in cui venne pubblicato il libro di Bill Kaysing “Non siamo mai andati sulla Luna”.

Questo libro e la teoria in esso descritta ebbero un successo enorme, tant’è che ancora oggi chi fa divulgazione in campo astronomico si ritrova a dover difendere il dato storico dell’allunaggio dalle obiezioni, sempre le stesse, che puntualmente gli vengono opposte dal complottista di turno (ce n’è sempre almeno uno…) in visita a Osservatori e Planetari. Senza voler entrare nel dettaglio della faccenda che di sicuro è intrigante e che viene ben riassunta nella pagina http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_del_complotto_lunare, mi soffermerei su alcuni aspetti a essa connessi che trovo essere decisamente più interessanti.

In primis, mi attira la passione tutta umana per l’intrigo, la dietrologia, l’idea del complotto. Conosco bene questa passione per il semplice fatto, in quanto umano, di esserne affetto anche io e di avere lo stesso sentore, spesso una certezza, che molto della realtà ci sfugga perché artatamente occultato da chi ha interesse nel non farci sapere. Giusto per fare un esempio tra tanti, pochi giorni fa ricorrevano trentaquattro anni dalla strage di Bologna del 2 Agosto 1980 e ancora, a dispetto del lungo tempo trascorso, non si sa chi fossero i mandanti.

Al di là di casi come questo in cui è evidente come vi sia un gioco politico teso a insabbiare responsabilità di personaggi illustri, credo agisca nella maggior parte di noi una “emozionante malafede” capace di farci vibrare ancora di più quando supponiamo che chi sa qualcosa circa limitazioni della nostra libertà, ci tenga all’oscuro per privilegiare se stesso e una accolita di oscuri individui interessati al potere. In pratica, una specie di “nascondino” per adulti, mescolato a un surrogato di “sindrome di Stoccolma”.  Una mescola che ci fa indignare, ma anche appassionare alle storie di mafia, ad esempio.

Va da sé che nell’immaginario collettivo, essere tra quelli che invece sanno tutto di simili intrighi e che nascondono la verità agli altri debba donare emozioni ancora più forti. Con queste premesse, proprio non riesco a capire come mai io mi ritrovi spesso a dover difendere non solo il dato storico circa l’allunaggio, ma anche me stesso da sguardi, allusioni o addirittura accuse esplicite di non dire tutta la verità circa Luna e UFO (con, alle volte, anche il tema aggiuntivo che va sotto il nome di scie chimiche…), quasi io faccia parte di una consorteria cosmica, un “club” scientifico, astronomico, astronautico, astro-non-so-cosa del quale devo difendere i segreti.

Io, un 46-enne precario che va avanti a borse di studio e assegni di ricerca, a volte vengo guardato come depositario di un sapere quasi magico, occulto e occultato dietro dati, foto, video costruiti per non rivelare la verità: sulla Luna non siamo mai andati e gli UFO esistono, sono fra noi. Sì, perché diversi tra coloro i quali vengono in Osservatorio per sentire parlare di Astronomia, sono in realtà interessati a queste faccende e ti intortano con l’espressione facciale di chi vorrebbe dire ad alta voce “con me ti puoi aprire, ho capito tutto. Non sono come gli altri che si bevono le solite fesserie”. Puoi starne certo: prima o poi, durante la serata qualcuno ti chiederà: “Avete mai visto qualcosa di strano qui?”.

Pensando a simili cose, non ho potuto fare a meno di notare come la modernità ha fatto nascere, tra gli altri, un fenomeno che mi sembra abbastanza nuovo. No, non sto parlando del complottismo. Sono sicuro che, pur non avendo ricevuto a suo tempo un nome, o meglio, non avendo ricevuto questo nome, sia comunque qualcosa di molto antico; qualcosa che non aveva bisogno di ricevere l’investitura di un termine apposito per fare breccia nell’animo umano e, in definitiva, qualcosa che non aveva bisogno di un nome per esistere.

Parlo piuttosto di una sorta di dimostrazione tramite argomenti sociali. Mi spiego: la dimostrazione in matematica è un processo che, con una serie di passaggi logici, conduce a trovare un risultato sul quale, date le premesse, non si può fare a meno di essere tutti d’accordo. Leggendo la pagina wiki dedicata alla teoria che sulla Luna non siamo mai andati, si scopre che una delle tante obiezioni contro di essa, una obiezione così forte da costituire una specie di “dimostrazione per assurdo”, non fa leva su argomentazioni logico-matematico-fisiche ma sul fatto che nelle missioni Apollo furono coinvolte circa 400.000 persone. É un nuovo tipo di dimostrazione che nasce dall’esplosione demografica, dal controllo reciproco, dalla politica estera, dalla necessità di una Big Science e di una Big Technology, quasi si viva tutti in una continua ed enorme simulazione Montecarlo. Un modo di dimostrare “teoremi” che non poteva certo essere scoperto da Euclide o altri matematici dell’antichità: a quel tempo, a vivere su questo pianeta c’era una popolazione mondiale composta da poche decine di milioni di individui in tutto e minimamente connessa tramite lunghissimi ed estenuanti viaggi.

Gli anni delle missioni Apollo erano quelli della Guerra Fredda e la NASA non sarebbe mai e poi mai stata capace di costruire una messinscena come quella descritta nel film Capricorne one, senza che la cosa divenisse subito di pubblico dominio.

Un’altra dimostrazione sociale dello stesso tipo è quella che scaturisce dall’assurdità di pretendere, ad esempio, che tutte le persone come me, coinvolte in lavori scientifici e laureate in Fisica o Astrofisica, siano al corrente di alcune verità scomode. Se 400.000 persone che lavoravano alla NASA negli anni del programma Apollo vi sembra un numero molto, troppo grande di intimi tra i quali far girare un segreto, figuriamoci di quale potere di convincimento dovrebbero essere capaci i vari istituti scientifici mondiali per far tacere chi lavora per loro. Avrebbero da indottrinare e controllare non solo i dipendenti, ma anche e soprattutto i contrattisti a tempo determinato che, una volta perso il lavoro, non avrebbero più alcun vincolo e potrebbero raccontare a giornali, radio e televisioni il loro appetibile segreto.

Se fosse poi così facile accedere a simili informazioni, immagino avremmo un boom di iscrizioni a facoltà scientifiche (per inciso: gli studenti dimostrano di avere ben altre vocazioni…). In tantissimi intraprenderebbero questo genere di studi per tentare di conquistare posizioni lavorative che prevedono la conoscenza della verità su questioni alla Kazzenger.

Ed è questo il punto. Se quello di Fisici e Astrofisici (parlo di loro perché conosco meglio i loro ambienti di altri. Ovvio che il discorso possa essere applicato anche ad altre comunità di ricercatori) fosse una specie di club esclusivo, quasi un Bilderberg del complotto scientifico, allora per poter avere l’accesso e comprendere quel modo di vedere le cose, “basterebbe” decidere di fare un serio percorso di studi, universitario o privato, grazie al quale imparare i modi e la lingua di chi certe cose le fa. Come per ogni altra attività, verrebbe richiesto un certo impegno, quello che di solito i complottisti non vogliono profondere, ma poi si verrebbe ampiamente ripagati. Chiunque, anche senza raccomandazioni, famiglie potenti alle spalle e tutti gli addentellati politici di solito necessari  per entrare in logge di vario tipo, potrebbe far parte di questo circuito così poco esclusivo. Inoltre, e la cosa è abbastanza democratica, il capitale da investire per farne parte  sarebbe al massimo quello delle tasse universitarie. Solo quello. Perché non farlo?

In fondo, se dovessi decidere di abbracciare la teoria del complotto per diventare, oltre che un suo sostenitore, anche un suo fervente divulgatore, credo che sceglierei di combattere il sistema da dentro, quindi studierei le “armi” dei miei “avversari” sforzandomi di comprendere davvero cosa affermano per trovarne i punti deboli, se esistono. Omero docet: volendo espugnare Troia, Ulisse intuì cosa fare per farsi “accettare” dai suoi abitanti. Come è noto, si fece portare dagli stessi troiani dentro le mura nascondendosi in un enorme ex voto di legno a forma di  cavallo e, uscitone nottetempo, mise a ferro e fuoco una città che da fuori proprio non poteva essere scalfita.

Se qualcuno che di solito non si occupa di scienza volesse davvero farsi ascoltare da tutti, anche da chi la scienza invece la fa o da chi “la frequenta” assiduamente, avrebbe in un primo momento la fantastica possibilità di allinearsi studiando materie scientifiche (matematica, fisica, chimica, ingegneria aerospaziale, … ) così da riuscire in un secondo momento a disallinearsi con argomenazioni assolutamente pertinenti.

So che mi potrebbe esser rivolta la seguente obiezione: “Allora ci stai dicendo che la scienza è solo di chi la fa?” A dirmi una cosa del genere, è stato proprio di recente un collega musicista il quale ha aggiunto: “É come dire che anche la musica è solo di chi la fa”. Ovvio che mi guardo bene dal sottoscrivere una simile castroneria, anche se poi ci sarebbe da parlare a lungo di una certa deriva dell’offerta musicale generata proprio dal concetto che chiunque può fare musica.

Le decisioni circa ciò che della scienza ha a che fare con la società devono essere prese collegialmente: la gente deve poter scegliere cosa vuole e cosa non le piace. Proprio per questo, più che dei sospetti dei complottisti, c’è bisogno di una maggiore consapevolezza scientifica, quindi di una istruzione migliore, di scuole che sappiano impartirla e di persone che continuino a interessarsi seriamente di scienza anche quando la stagione delle interrogazioni scolastiche è finita.

In un paese che le statistiche danno tragicamente in coda al resto del mondo in fatto di istruzione scientifica, la democraticità dell’accesso al voto su questioni che non si conosce, pur rimanendo un sacrosanto diritto davanti al quale mi inchino, credo diventi una questione sulla quale tornare a meditare più volte.

Sì, perché studiare scientificamente la Natura è, a ben vedere, la cosa più in-Naturale che esista. Non c’entra il buon senso, non c’entra il credo, la fede e tutto ciò che invece entra in gioco in tante altre attività umane. Ciò che, come dicevo, fa della scienza la cosa più innaturale cui un uomo può sottoporsi è la frustrazione data dallo scoprire che proprio il buon senso, il credo, la fede e tutto il resto, è meglio che rimangano fuori dal laboratorio il più a lungo possibile. Sono programmi che girano sullo sfondo, nella testa di chi fa ricerca e che si spera si sia allenato bene a tenere disgiunti questi due piani di pensiero, quello personale e quello oggettivo.

Occupandosi di scienza, si impara a supporre di avere torto e, se non lo si fa, si troverà sempre qualcuno pronto a dircelo, dimostrandoci in poche mosse quanto si sia presa una imbarazzante cantonata. La differenza con il complottismo è evidente: per praticare quest’ultimo, basta imparare a supporre (e non a dimostrare) che sia la scienza stessa, stavolta, ad avere volontariamente torto.

Queste parole, lo giuro, non sono dettate da arroganza e rileggerle sortisce anche l’effetto di farmi sentire un po’ ridicolo: conosco bene i miei limiti e i ristretti confini del mio orizzonte scientifico. In ogni caso, credo che la vera arroganza sia pensare che si possa avere qualcosa di interessante da dire su argomenti che non si conoscono affatto. E questo dovrebbe far sentire ridicoli anche altri. Vuol dire che ci faremo assieme due risate.

Il complottista, forse un po’ annoiato dalla realtà – quella stessa realtà che non annoia mai chi decide di studiarne a fondo alcuni pezzi – ama l’intrigo perché capace di rendere la vita un luogo interessante anche senza avere passioni di qualsiasi tipo o senza l’ausilio di telescopi, microscopi, acceleratori, … Probabilmente è a ragione rancoroso nei confronti del poco tempo libero che non gli permette di approfondire gli argomenti che scopre tardivamente come appassionanti e, proprio per questo, sceglie di intraprendere quella che gli sembra una scorciatoia. Armato di acume, furbizia, buon senso e forse anche un po’ di esibizionismo nel voler essere colui il quale per primo urla “il re è nudo!”, getta nella società la sua idea aspettando di vedere se e come essa attecchirà.

Già poco più di un decennio dopo le prime scoperte astronomiche di Galileo, Francesco Bacone scriveva nel suo Novum Organum: Gli idoli della tribù sono fondati sulla stessa natura umana e sulla stessa tribù o genere degli uomini. É infatti falso affermare che il senso è la misura delle cose; anzi, al contrario, tutte le percezioni, sia del senso che della mente, sono in relazione all’uomo, non in relazione all’universo. L’intelletto umano è come uno specchio che riflette in modo irregolare i raggi provenienti dalle cose e che mescola la propria natura con quella delle cose, deformandole e corrompendole.

Aggiungeva poi: L’intelletto umano, quando abbia adottato una certa concezione (o perché ricevuta da altri e ritenuta vera, o perché soddisfacente), induce anche tutto il resto a convalidarla e ad accordarsi con essa. Anche se la forza e il numero delle istanze contrarie sono maggiori, tuttavia o non le considera o le disprezza o, introducendovi delle distinzioni, le rimuove e le respinge, non senza grave e dannoso pregiudizio, pur di mantenere inviolata l’autorità di quelle prime concezioni.  (…) Il medesimo modo è proprio di tutte le superstizioni, come l’astrologia, i sogni, le divinazioni, le maledizioni, eccetera; in esse gli uomini, compiaciuti di simili frivolezze, prendono in considerazione i casi che venno a buon fine, mentre trascurano e omettono di constare quelli che non vanno a buon fine (anche se sono molto più frequenti).

É ancora così. Infatti chi procede nell’analisi delle teorie complottiste (che, detto per inciso, presentano l’unico pregio di essere davvero falsificabili), pubblica la loro smentita sottoforma di articoli scientifici che però nessuno della corrente di pensiero opposta si prende la briga di leggere. Perché? Forse proprio perché sono articoli scientifici, quindi, oltre che difficili da intendere se non si è capaci di parlare l’idioma giusto, anche passibili di critiche in quanto scritti da persone appartenenti a quel famoso club degli scienziati. In parole povere, appaiono al complottista articoli scritti da persone istruite per coprire il mistero.

Insomma, non se ne esce e riscopro con Bacone che certi idola sono antichi di almeno quattrocento anni. Quasi quasi mi rassegno e faccio contenti gli amanti dell’intrigo.

Sulla Luna non siamo mai andati.

Noi no.

Loro, una dozzina di astronauti, sì.

SZ

Sottofondo: Wolfgang Amadeus Mozart – Clarinet Quintet in A major, K.581

I              Allegro

II              Larghetto

III              Minuetto

IV             Allegretto con variazioni

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