Astronomia, Fumetti, Jazz: tre argomenti divisi in due nuovi appuntamenti

Armonica-cosmica

Domani sarà una giornata a dir poco interessante.

Il buon Vincenzo Cossu, organizzatore di una serie di dialoghi su “Fantascienza e Fantasy: Narrazione, Illustrazione e Graphic Novel”, mi ha invitato a prendere parte alla discussione collegandomi via skype, nel pomeriggio di domani mercoledì 25 Marzo, con l’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti Mario Sironi di Sassari dove la manifestazione avrà luogo.

Il mio intervento verterà sul mio modo di interpretare i rapporti tra scienza e fumetto, un rapporto che non vedo sempre in chiave divulgativa e che mi piace pensare possa avere anche una valenza diversa, se vogliamo “più alta”, come ho già raccontato in un post di qualche mese fa (1).

Alla sera, invece, suonerò all’Altotasso (2) di Bologna, un club oramai noto anche per la sua varia e coraggiosa programmazione musicale gestita da un grande amico: il pianista Alessandro Altarocca. Al mio fianco sul palco vi sarà un altro amico di vecchia data con il quale ho condiviso solo sporadiche jam session che ci hanno fatto sempre ipotizzare di poter un giorno collaborare.

Si tratta del chitarrista Domenico Caliri (3) al quale di recente la rivista Musica Jazz ha dedicato un bellissimo articolo-intervista. Domani il nostro duo compirà il primo passo nella costruzione del nostro nuovo progetto musicale da lui battezzato, guarda caso, Steps.

Divulgazione astronomica dal mattino al pomeriggio inoltrato, fumetto e astronomia immediatamente dopo e a seguire jazz.

Ecco il mio mercoledì. Non so cavalcare onde standomene in piedi su una tavola da surf, ma concedetemelo: voglio riguardarlo ugualmente come un mercoledì da leoni.

 

SZ

1 – https://squidzoup.com/2014/10/19/il-punto-della-situazione/

2 – http://www.altotasso.com/

3 – http://www.domenicocaliri.com/

 

 

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E l’Eclissi Occultò l’Equinozio

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Domani avremo un doppio appuntamento astronomico.

Ricorrerà infatti l’Equinozio di Primavera, ma, come oramai sanno tutti, nel mattino sarà possibile godere di una eclissi parziale di Sole, un evento che ha fatto passare del tutto in secondo piano l’inizio della nuova stagione.

Per l’occasione, sarò impegnato con ben 175 bambini, alcuni di quinta elementare (primarie Monterumici), altri di terza media (secondarie De Andrè), alloggiati tutti in una strana scuola bolognese: un imponente edificio di ben sei piani che da fuori sembra più un avamposto militare italiano in Iraq che un istituto di istruzione.

Ho già incontrato una volta tutti i bambini per fare una lezione introduttiva sul fenomeno che osserveremo domani e sono rimasto colpito da un aspetto particolare:

ho iniziato e finito la mia spiegazione avvertendo l’uditorio che l’unico modo sicuro di osservare l’eclissi è dato dall’uso degli appositi occhialini con certificazione europea che, per l’occasione, qui in Osservatorio abbiamo ordinato in rete più di un mese fa in numero pari a quello dei bambini. Nonostante ciò, erano tutti interessati, ma che dico interessati?, incuriositi, … no, non va bene e sento di non possedere il termine giusto; insomma, l’unica cosa che davvero sembrava intercettare l’attenzione della media dei presenti (1) era la domanda se fosse o meno possibile osservare l’eclissi con vetri affumicati, negativi fotografici, occhiali da sole, lenti da saldatore, radiografie del femore della nonna, …

Le loro domande, precedute e prenotate da braccia tese in alto al limite della slogatura dell’omero, iniziavano tutte con: “Ma se io…” e continuavano con una imrpobabile soluzione al problema di sorprendere in sicurezza la nostra stella mentre si nasconderà per un po’ alla nostra vista.

Tutto ciò che tra un avvertimento e l’altro ho raccontato sull’eclissi – aiutato nel farlo da Matteo Gaspari (2) e Chiara Circosta, due laureandi in astronomia – sembrava non aver inciso in nessun modo sulla loro attenzione. So che non è così e che tra un giorno, un mese, un anno… la maggior parte di loro si ricorderà di quella volta che gli hanno raccontato quello strano fenomeno, ma l’impressione che ne ho tratto a caldo è che solo quanto c’è di pericoloso, proibito, vagamente splatter (occhi che puzzano di bruciato. Questa sì che è una novità!) può davvero fare breccia nella mente di un bambino.

So di non aver scoperto nulla di nuovo, ma in casi del genere più che in altri ci si rende conto di quanto forte sia una certa tendenza, non solo alla distruzione, ma anche all’auto-distruzione e, come mi capita sempre più spesso di fare da quando sono papà (a proposito: auguri ammé!), mi rallegro per averla scampata sempre, anche quando non c’erano i miei genitori a proteggermi.

Allora, lasciandomi andare a una facile battuta, mi sembra risultare ancora più evidente quanto lo scenario proposto da Darwin vinca sul cosiddetto Intelligent Design (qui di “intelligent” c’è ben poco…). La selezione naturale un tempo agiva anche così: tendi ad autodistruggerti? Molto probabilmente ce la farai e lascerai il gioco ad altri più fortunati o semplicemente meno agitati e sprovveduti di te.

Per l’occasione, ho preparato un piccolo pieghevole in formato A5 che ho inviato a tutte le sedi INAF nello stivale. Noi domani lo stamperemo e lo distribuiremo a tutti le migliaia di bambini che incontreremo nelle scuole e nelle sedi degli Osservatori italiani sperando di distogliere per qualche minuto l’attenzione dei ragazzi da tendenze autolesionistiche.

Non potendo linkare qui i pdf (se qualcuno sa come si fa, lo prego vivamente di farsi vivo con me per spiegarmelo!), vi propongo le quattro pagine sottoforma di jpg, quelle che vedete in alto in questo stesso post.

SZ

1 – vi erano anche dei disinteressati totali e dei nerd iperattenti, ma per fortuna si tratta di elementi a 4 sigma dalla media…

2 – Matteo è anche il gestore del blog dailybaloon (https://dailybaloon.wordpress.com/)!

 

 

Sfide Astronomiche di Frontiera: Cosmologia e Contratti

Foto-di-gruppo-Astrofrontiere

Domani e dopodomani, presso la Palazzina dell’Auditorio dell’Accademia dei Lincei romana in via della Lungara 230, si svolgerà il meeting Astrofrontiere (1) organizzato da Stefano Borgani, Enzo Brocato, Fabrizio Fiore, Monica Tosi e Paolo Vettolani.

L‘incontro è di sicuro interesse: la comunità dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) si riunisce per parlare del futuro dei prossimi grandi progetti di ricerca che riguardano:

  1. ASTROFISICA DELLE STRUTTURE COSMICHE BARIONICHE
  2. SISTEMA SOLARE, SISTEMI PLANETARI E ORIGINE DELLA VITA
  3. COSMOLOGIA
  4. GRAVITA` E FISICA FONDAMENTALE

Una rapida occhiata al programma (2) rivela che alle 10:30 del 18, Michele Cantiello (3) si vignette-astrofrontiere-2farà carico di rappresentare la comunità di noi precari con un intervento intitolato “Il punto di vista dei postdoc”. Per un quarto d’ora porterà quindi una discussione sul futuro dell’astrofisica in direzione del tema “il futuro degli astrofisici”, quelli che, si spera, l’astrofisica la faranno.

Ho avuto modo di dare un’occhiata alla sua presentazione power point (in realtà, è stata preparata anche da Deborah Busonero (4), Marcella Di Criscienzo (5), Olga Cucciati (6), Imma Donnarumma, Giuliana Fiorentino (6), Marco Gullieuszik (7), Francesca Panessa (8), Silvia Piranomonte (5), Sabina Sabatini (8)) e sono rimasto a dir poco sorpreso: non pensavo si potesse dire così tanto della nostra situazione e mi sono sentito davvero uno stupido scoprendo di non essere a conoscenza di tutto quanto c’è da sapere su un modo di vivere che è anche il mio (!).

Per certi versi, mi sento giustificato: come tutti i miei colleghi, non potevo che ignorare ciò che ho scoperto scorrendo le slide. Facendolo, mi sono infatti reso conto di quale fosse lo scopo dell’indagine partita in INAF uno o due mesi fa, allorché fu chiesto a quanti di noi sono borsisti, assegnisti o beneficiari di contratti a tempo determinato di compilare una tabella con i dati inerenti la nostra carriera astronomica dal conseguimento della laurea fino a oggi.

Vignette-astrofrontiere-5Forse buona parte del problema di molti di noi post-doc risiedeva proprio nel fatto di non conoscere a fondo tutto ciò che c’è da sapere della nostra situazione e delle connessioni profonde che essa ha con la condizione socio-economica del paese.

Spesso confondiamo la reale consapevolezza del problema con la nostra percezione personale di esso data dal vivere come precari. Se così è, l’effetto non potrà che essere il restringimento del nostro orizzonte conoscitivo, ma anche del nostro campo di azione, quindi della nostra effettiva capacità di incidere sul futuro della bolla personale che ci include, come anche di quelle limitrofe in contatto con essa.

Spero quindi che l’indagine condotta dai ragazzi autori del Power Point aiuti tutti noi a uscire da questa consapevole inconsapevolezza, permettendoci di inquadrare meglio il la nostra condizione di lavoratori precari.

Io purtroppo non potrò andare al meeting, ma sarò lo stesso presente in quanto Angelavignette-astrofrontiere-1 Bongiorno (5), Silvia Piranomonte, Marcella Di Criscienzo e Giuliana Fiorentino hanno avuto l’idea di chiedermi di condire con alcune vignette la presentazione di Michele che, come ho avuto modo di dir loro via mail, assomiglia a un vero e proprio corso universitario su “Teoria e analisi del precariato” di sicuro esaustivo.

Approfito allora di questo spazio per ringraziarle dell’opportunità che mi hanno offerto e che, come c’era da attendersi, ho colto al volo: bello poter dare un contributo personale a una causa che mi riguarda così da vicino.

Ed ecco il frutto di questo coinvolgimento: cinque vignette che spero possano aiutare a fissare meglio l’attenzione su un problema annoso del nostro come anche di tanti altri enti di ricerca.

vignette-astrofrontiere-4

Nel disegnarle, mi sono allegramente immalinconito e so per certo (me lo hanno scritto via mail…) che diversi colleghi hanno reagito allo stesso modo.

Agli altri che non vivono sulla loro pelle il problema del precariato, auguro almeno di ridere di gusto. Inutile dire che, da autore di questi cinque “tasselli di denuncia”, entrambe le reazioni mi darebbero una certa soddisfazione.

SZ

1 – https://www.ict.inaf.it/indico/event/84/

2 – https://www.ict.inaf.it/indico/event/84/contributions

3 – INAF-Osservatorio Astronomico di Teramo

4 – INAF-Osservatorio Astronomico di Torino

5 – INAF-Osservatorio Astronomico di Roma

6 – INAF-Osservatorio Astronomico di Bologna

7 – INAF-Osservatorio Astronomico di Padova

8 – INAF-IAPS Roma

FameLab: riassunti di scienza

Scienza-e-Tv

Altri due appuntamenti musicali, di cui uno a sfondo scientifico.

Alle 19 di domani sera, presso il locale bolognese Scuderie, suonerò con un gruppo di colleghi astronomi e fisici alla finale bolognese del FameLab (1).

Di cosa si tratta? É presto detto: lo chiamano “l’X-Factor della scienza”, ma raccontarlo così mi infastidisce alquanto. Preferisco vederlo come il figlio povero, quello da tre minuti, dei TEDx (2), brevi conferenze della durata di una ventina di minuti circa in cui vengono raccontati argomenti che val la pena diffondere (traduzione di “ideas worth spreading”, slogan usato per riassumere cosa siano i TED).

Nel caso del FAmeLab, in quei tre minuti i concorrenti – sì, perché alla fine di gara si tratta – sono invitati a spiegare un tema scientifico, una ricerca, magari anche la loro stessa ricerca, cercando di essere coinvolgenti, abbastanza esaustivi, divertenti e quanto più possibile precisi.

L‘inscatolamento in tempi così ristretti può essere interessante, oppure no. Il mio giudizio al proposito oscilla e non posso fare a meno di pensare certi tentativi a volte come  chicche divulgative, altre come una pericolosa tendenza alla minimizzazione, alla “transistorizzazione estrema” di tutto, ma tant’é: pare che FameLab piaccia, di conseguenza questa manifestazione deve essere organizzata a tutti i costi.

Intravedo un filtrare prepotente di mode televisive nate in ambiti artistici anche nel mondo della divulgazione. Fare il Davide col Golia non credo che oggi possa premiare e di conseguenza mi adatto, ma sapere che la scienza viene equiparata all’arte non come di solito auspico, ma forse nel senso di banalizzarla, maltrattandola, così come l’arte – musica, balletto, … – viene banalizzata e maltrattata in certa televisione, non mi convince del tutto.

Forse il problema è che non ho mai visto un’edizione di FameLab. Sarà interessante trovarmici dentro e giudicarlo da quella posizione privilegiata con maggiore cognizione di causa.

Il mio coinvolgimento (non posso partecipare come concorrente avendo abbondamtemente superato l’età limite posta a 40 anni), caldeggiato dall’organizzatore Luca Valenziano, astrofisico e ottimo comunicatore dell’INAF-IASF di Bologna, doveva inizialmente essere solo in veste di “completamento” di un gruppo rock già rodato di fisici del CNR.

Purtroppo i vari componenti quella formazione hanno scoperto di essere impegnati altrove in congressi vari e quindi, da semplice astronomo aggiunto a un consesso fisico, sono di colpo diventato organizzatore del piano B.

Ho pensato allora di coinvolgere alcuni colleghi astronomi che, oltre a lavorare in uffici vicini al mio, fanno anche parte del gruppo Joe il Fotone (3), formazione che da qualche anno simpaticamente narra in chiave blues l’evoluzione cosmica.

Hanno risposto all’appello Antonio Sollima, astrofisico dell’INAF- OABO e sassofonista e Alessandro Romeo, dottorando in astrofisica dell’Univeristà di Bologna. A questa formazione si è poi aggiunto Tommaso Chiarusi, fisico dell’INFN e chitarrista e lo straniero della formazione: Gianluigi Santoro, amico carissimo di lunga data, costruttore di Skate-Board, laureato in SCIENZE giuridiche, quindi avvocato ma anche, ed è ciò che qui ci interessa, batterista.

Il nostro compito sarà quello di introdurre i vari concorrenti con brevi “stacchi”. Poi, a competizione ultimata, intratterremo il pubblico con una mezz’ora di musica varia, ottenuta dall’intersezione dei repertori di ogni singolo componente il gruppo.

Come dicevo, nutro dubbi sulla validità dell’operazione in generale, riassumibile come la somministrazione di dosi omeopatiche di scienza, che non disturbino troppo e che addirittura divertano, lasciando l’ascoltatore con la convinzione di saperne abbastanza di un certo tema e di poter quindi passare velocemente ad altro, a cose più cool. Di una cosa pertò sono abbastanza certo: noi musicisti ci divertiremo moltissimo!

Il secondo appuntamento musicale che annuncio qui è invece quello che mi vedrà Giovedì 12/3 al club One and More di Bologna, ex Praga, al fianco del cantautore Federico Stragà (4) e del suo chitarrista Aldo Betto.

In quella occasione avrò il difficile compito di sostituire l’armonicista titolare del gruppo, il bravissimo Marco Pandolfi (5), il quale suona con Stragà già da tempo.

Astrofisica, fumetto, cartone animato, musica, cinema… Tirando le somme, in questo periodo più che in altri mi ritrovo proprio a sguazzare in una bella e interessante zouppa!

SZ

1 – https://www.youtube.com/watch?v=SVIyfucn-pY&list=UL

2 – http://it.wikipedia.org/wiki/TED_%28conferenza%29

3 – https://www.youtube.com/watch?v=qnB2eisatKU

4 – http://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Strag%C3%A0

5 – http://www.marcopandolfi.com/

 

 

 

 

Quando la Diatonica e la Cromatica differiscono solo per una “D”

Anassimene Armonicista - Illustrazione pubblicata nel booklet del CD "The Night Has A Thousand Eyes", Fo(u)r Edition

Anassimene Armonicista – Illustrazione pubblicata nel booklet del CD “The Night Has A Thousand Eyes”, Fo(u)r Edition

Domani sera suonerò con altri armonicisti e musicisiti vari per il solito appuntamento annuale di commemorazione di un amico, anzi due.

Come sempre da oramai dieci anni, siamo in tanti a ritrovarci alla Sala Estense di Ferrara per ricordare Antonio D’Adamo, Dadà per gli amici, grande armonicista blues, ma soprattutto grande uomo, che ci ha lasciati nel 2005.

Quel giorno me lo ricordo bene. Il primo a svegliarmi con una chiamata al telefono fisso fu il mio amico fraterno Renato Geremicca (1). Nei fumi del sonno – la sera prima avevo suonato non so dove ed ero rientrato molto tardi – mi sentii chiedere: “Compare, stai bene?”

Come è facile immaginare, non mi fu subito chiaro il senso della sua domanda. Non mi fu chiaro nemmeno dopo aver risposto “Sì, perché?”, in quanto lui, sentendomi un po’ “impastato”, terminò la comunicazione dicendo “Niente, niente… a dopo”.

Una volta svegliatomi, immemore della telefonata di qualche ora prima, andai a controllare la mia casella mail e lì trovai un messaggio di una mia vecchia conoscenza, l’armonicista londinese Julian Jackson, il quale chiedeva: “Angelo, is it ok?”

Mi tornò allora in mente la domanda dello stesso tipo rivoltami da Renato, andai a controllare i giornali e scoprii che mi avevano dato per morto.

O per lo meno, avevano dato per morto un certo “Angelo D’Adamo”, armonicista italiano.

Quel giorno ho scoperto che, piuttosto che essere totalmente ignorato dal mondo dello spettacolo come spesso mi capita di lamentare, sono assolutamente noto. Purtroppo godo di quella notorietà che fa un po’ di notizia solo in caso di scomparsa. Lo dico perché vedo come capiti di frequente che i miei concerti, come anche quelli dei musicisti del mio livello di notorietà, vengano ignorati finanche dai giornali locali. Ergo, a differenza della mia scomparsa, la mia comparsa non fa notizia.

Mi ritorna in mente quel passaggio del film Ecce Bombo di Nanni Moretti quando lui si chiede: Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?

Ecco, ho scoperto che mi si nota di più se non vengo. Anzi, se vado; se me ne vado del tutto. E sono pronto a scommettere che per Antonio d’Adamo, per Bruno Corticelli, lo storico, bravissimo bassista del gruppo The bluesman (2) in cui suonava pure Dadà e che ci ha lasciato due anni fa, e per moltissimi di noi che suonano e lavorano a un medio livello, vale la stessa cosa: godiamo di quella notorietà utile solo per riempire qualche centimetro quadro di pagina degli spettacoli, a patto che si faccia qualcosa di artisticamente eclatante come, ad esempio, sparire prematuramente.

In fondo, è normale che sia così: i giornali, le televisioni, le radio, i teatri, i festival, … non possono disporre di tutto lo spazio e del tempo necessari per regalare a tutti, democraticamene, quel quarto d’ora di notorietà di cui parlava Andy Wahrol.

Si potrebbe allora discettare del come vengono compiute le scelte di chi deve arrivare dove, ma immagino che tutti abbiano idee diverse sull’argomento, pericolosamente tendenti ad affermare, in modo velato o esplicito: “i criteri che gli altri usano fanno schifo perché escludono me, e io sono il migliore”.

La democrazia svela presto i suoi limiti: è un’idea umana gestita da uomini. Un sano principio di realtà salva tutto e, per quanto mi riguarda, mi piaccia o meno, scopro ancora una volta che questo è il migliore dei mondi possibili (3).

Il rovescio della medaglia è noto: se si fa parte di quella schiera di personaggi che ci assordano di ridondanze riempiendo l’orizzonte degli altri di pezzi non richiesti delle loro vite, il prezzo da pagare è di dover cercare di dire qualcosa, qualsiasi cosa, banale o intelligente che sia, in ogni momento della nostra esistenza.

Il supplizio di Tantalo in quel caso è che, una volta detta, poi bisogna riportare di nuovo quell’intera, pesante esistenza in cima alla montagna, l’unica che rende ben visibili. Cadranno ancora e ancora, ma almeno cadranno dall’alto. Le cose vanno così e alla fine si scopre che le vite di tutti sono ostaggio di dinamiche non proprio simpatiche generate dalla difficile interazione con gli altri e da ciò che abbiamo desiderato diventare “da grandi”.

Ma torniamo a quel brutto giorno. Per colpa degli errori che di solito commettono i giornali, dell’isolamento di casa mia e del lento carburare dopo una notte difficile, conobbi anche una strana e forte sensazione da non ripetere mai più: quella di muovermi in un mondo di vivi senza appartenervi. Non del tutto, almeno.

Antonio d’Adamo lo conoscevo abbastanza bene. Ci eravamo incontrati per la prima volta tanti anni fa, in un festival nei dintorni di Bologna. Lui suonava con il suo gruppo, io ero lì in duo col pianista Teo Ciavarella.

Quella sera abbiamo parlato a lungo: ci accomunava l’armonica, ma lui suonava la diatonica, io la cromatica. Ci accomunava la musica: lui suonava blues, io il jazz. Infine ci accomunava buona parte del cognome, ma quella, come abbiamo avuto modo di scoprire, era l’intersezione più banale.

Poi ci siamo incontrati altre volte negli anni. Quella che ricordo meglio e più piacevolmente fu quando prendemmo parte assieme a tanti altri a una mega jam session organizzata dall’Enki Studio di Imola. Anche lì trascorremo il resto della serata a discorrere, di una montagna di argomenti e a farci un bel po’ di risate.

10864015_1034208626605368_3503006760264820860_oDomani verrò accompagnato dal suo gruppo capeggiato dall’inossidabile Roberto Formignani, chitarrista e cantante. Con lui ci saranno Massimo Mantovani alle tastiere, Roberto Poltronieri al basso e Roberto Morsiani alla batteria.

Tutti questi ottimi musicisti non accompagneranno solo me, ci mancherebbe! A darci il cambio sul palco saremo in tanti armonicisti, alcuni dei quali con Dadà avevano un rapporto di amicizia profonda e non solo, come nel mio caso, uno di grande stima e grande simpatia reciproche.

Li menziono seguendo l’ordine di apparizione previsto dal programma della serata: Ermanno Costa, Gianadrea Pasquinelli, Paolo Giacomini, Federico Pellegrini, il sottoscritto, Andrea Cocco, Fabrizio Sevà, Gianni Massarutto, Marco Balboni, Guido Poppi, Massimo De Rosa, Gianluca Caselli, Paolo Santini, Federico Benedetti.

Per tutti noi, il 5 di Gennaio significa quindi una possibilità di incontrare di nuovo persone con le quali non ci si vede da almeno un anno; amici persi dietro ai fatti loro che però non dimenticano l’appartenenza a un mondo, quello della musica, fatto di note, di emozioni e anche di persone care.

Inclusa nel prezzo del biglietto, verrà regalata la ristampa del primo disco del gruppo, Intrepido Blues, pubblicato ben 20 anni fa. Come ogni anno, l’intero ricavato della serata andrà interamente devoluto all’ADO, Assistenza Domiciliare Oncologica.

Venite?

SZ

1- https://gerebros.wordpress.com/

2- http://www.thebluesmen.it/#

3- https://squidzoup.com/2014/09/16/il-mondo-che-fanno-gli-altri-il-migliore-tra-quelli-possibili/

Dialogo sui minimi e medi sistemi del mondo

Seconda pagina La treccia del tempo

Domani, Venerdì 21:00, alle 22:00, subito dopo lo spettacolo teatrale “Appuntamento al limite – Il calcolo sublime” di e con Maria Eugenia Aquino, presso il teatro Oscar, via Lattanzio 58 a Milano, …

(pausa per prendere fiato… Fornire a parole le coordinate esatte di un evento è faticosissimo. Sarebbe bello se esistessero dei comodi e sintetici vettori letterari!)

… mi farò una pubblica chiacchierata con l’amico Stefano Sandrelli, astrofisico (e) divulgatore che lavora all’INAF – Osservatorio di Brera (Mi).

Argomento del Bi-Battito è il seguente:

GLI INFINITI MONDI: IL COSMO COME LABORATORIO SOCIALE

Giordano Bruno l’aveva detto: “non è un sol mondo, una sola terra,
un solo sole; ma tanti son mondi quante veggiamo circa di noi
lampade luminose”. Negli ultimi 19 anni sono stati identificati
1138 sistemi planetari, per un totale di 1760 pianeti.
Con un po’ di fantasia, possiamo immaginare molti mondi abitabili
e molte civiltà diverse, trasformando il cosmo in un laboratorio
sociale: un altro mondo è possibile. Dove, però, non è dato sapere.

Spero si rivelerà interessante anche per il confronto tra l’approccio alla divulgazione scientifica  di Stefano e il mio; due modi che, a volte simili se non addirittua sovrapponibili, più di frequente risultano essere complementari.

É probabile anche un mio contributo musicale alla serata.

A domani!

SZ

 

http://pacta.org/produzioni/in-scena-2014_2015/teatroinmatematica/programma-teatroinmatematica-scienzainscena/

Dove i Telescopi (ancora) non vedono – Conferenza alla Specola bolognese

La notte che vorrei

La notte che vorrei

Domani pomeriggio, alle 16:00, nell’aula Magna della Specola Bolognese in via Zamboni 33, terrò una conferenza sul ruolo avuto da alcuni fantastici illustratori scientifici nel promuovere lo sviluppo dell’astrofisica ma anche, e soprattutto, delle tecnologie spaziali.

Questi incontri mensili sono organizzati dal Museo della Specola, dal Dipartimento di Fisica e Astronomia e dall’INAF-Osservatorio di Bologna. Ogni mese, un relatore dell’Osservatorio o del Dipartimento racconta a un pubblico che oramai ci segue attentamente da anni, una tematica inerente la nostra materia preferita.

Il titolo che ho scelto per la conferenza di domani è:

DOVE I TELESCOPI (ANCORA) NON VEDONO – La Luna e Saturno “osservati” con gli occhi di Scriven Bolton, Lucien Rudaux, Étienne Trouvelot, Chesley Bonestell

Sul finire del XIX secolo e fino al 1969, varie istituzioni, in testa la NASA, si sono servite della perizia di artisti, veri e propri visionari, capaci di dare un’idea pittorica dell’aspetto del cosmo immaginando di osservarlo da altri palcoscenici diversi dal nostro pianeta.

Colava la notte

Colava la notte

Raccontare di questo intersecarsi tra arte e scienza, spero abbia l’effetto di mostrare con forza quanto ci sia ancora da guadagnare da una contaminazione continua dei generi e delle culture.

Sull’argomento ho anche scritto un articolo che uscirà presto negli atti del recente Convegno (Maggio 2014) dell’U.A.I., Unione Astrofili Italiani, durante il quale ho tenuto per la prima volta questa conferenza.

SZ

L’articolo completo (in inglese) qui: https://zenodo.org/record/220977#.WMku5BBjHA8

http://davide2.bo.astro.it/

http://www.bo.astro.it/?page_id=271