Quando la Diatonica e la Cromatica differiscono solo per una “D”

Anassimene Armonicista - Illustrazione pubblicata nel booklet del CD "The Night Has A Thousand Eyes", Fo(u)r Edition

Anassimene Armonicista – Illustrazione pubblicata nel booklet del CD “The Night Has A Thousand Eyes”, Fo(u)r Edition

Domani sera suonerò con altri armonicisti e musicisiti vari per il solito appuntamento annuale di commemorazione di un amico, anzi due.

Come sempre da oramai dieci anni, siamo in tanti a ritrovarci alla Sala Estense di Ferrara per ricordare Antonio D’Adamo, Dadà per gli amici, grande armonicista blues, ma soprattutto grande uomo, che ci ha lasciati nel 2005.

Quel giorno me lo ricordo bene. Il primo a svegliarmi con una chiamata al telefono fisso fu il mio amico fraterno Renato Geremicca (1). Nei fumi del sonno – la sera prima avevo suonato non so dove ed ero rientrato molto tardi – mi sentii chiedere: “Compare, stai bene?”

Come è facile immaginare, non mi fu subito chiaro il senso della sua domanda. Non mi fu chiaro nemmeno dopo aver risposto “Sì, perché?”, in quanto lui, sentendomi un po’ “impastato”, terminò la comunicazione dicendo “Niente, niente… a dopo”.

Una volta svegliatomi, immemore della telefonata di qualche ora prima, andai a controllare la mia casella mail e lì trovai un messaggio di una mia vecchia conoscenza, l’armonicista londinese Julian Jackson, il quale chiedeva: “Angelo, is it ok?”

Mi tornò allora in mente la domanda dello stesso tipo rivoltami da Renato, andai a controllare i giornali e scoprii che mi avevano dato per morto.

O per lo meno, avevano dato per morto un certo “Angelo D’Adamo”, armonicista italiano.

Quel giorno ho scoperto che, piuttosto che essere totalmente ignorato dal mondo dello spettacolo come spesso mi capita di lamentare, sono assolutamente noto. Purtroppo godo di quella notorietà che fa un po’ di notizia solo in caso di scomparsa. Lo dico perché vedo come capiti di frequente che i miei concerti, come anche quelli dei musicisti del mio livello di notorietà, vengano ignorati finanche dai giornali locali. Ergo, a differenza della mia scomparsa, la mia comparsa non fa notizia.

Mi ritorna in mente quel passaggio del film Ecce Bombo di Nanni Moretti quando lui si chiede: Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?

Ecco, ho scoperto che mi si nota di più se non vengo. Anzi, se vado; se me ne vado del tutto. E sono pronto a scommettere che per Antonio d’Adamo, per Bruno Corticelli, lo storico, bravissimo bassista del gruppo The bluesman (2) in cui suonava pure Dadà e che ci ha lasciato due anni fa, e per moltissimi di noi che suonano e lavorano a un medio livello, vale la stessa cosa: godiamo di quella notorietà utile solo per riempire qualche centimetro quadro di pagina degli spettacoli, a patto che si faccia qualcosa di artisticamente eclatante come, ad esempio, sparire prematuramente.

In fondo, è normale che sia così: i giornali, le televisioni, le radio, i teatri, i festival, … non possono disporre di tutto lo spazio e del tempo necessari per regalare a tutti, democraticamene, quel quarto d’ora di notorietà di cui parlava Andy Wahrol.

Si potrebbe allora discettare del come vengono compiute le scelte di chi deve arrivare dove, ma immagino che tutti abbiano idee diverse sull’argomento, pericolosamente tendenti ad affermare, in modo velato o esplicito: “i criteri che gli altri usano fanno schifo perché escludono me, e io sono il migliore”.

La democrazia svela presto i suoi limiti: è un’idea umana gestita da uomini. Un sano principio di realtà salva tutto e, per quanto mi riguarda, mi piaccia o meno, scopro ancora una volta che questo è il migliore dei mondi possibili (3).

Il rovescio della medaglia è noto: se si fa parte di quella schiera di personaggi che ci assordano di ridondanze riempiendo l’orizzonte degli altri di pezzi non richiesti delle loro vite, il prezzo da pagare è di dover cercare di dire qualcosa, qualsiasi cosa, banale o intelligente che sia, in ogni momento della nostra esistenza.

Il supplizio di Tantalo in quel caso è che, una volta detta, poi bisogna riportare di nuovo quell’intera, pesante esistenza in cima alla montagna, l’unica che rende ben visibili. Cadranno ancora e ancora, ma almeno cadranno dall’alto. Le cose vanno così e alla fine si scopre che le vite di tutti sono ostaggio di dinamiche non proprio simpatiche generate dalla difficile interazione con gli altri e da ciò che abbiamo desiderato diventare “da grandi”.

Ma torniamo a quel brutto giorno. Per colpa degli errori che di solito commettono i giornali, dell’isolamento di casa mia e del lento carburare dopo una notte difficile, conobbi anche una strana e forte sensazione da non ripetere mai più: quella di muovermi in un mondo di vivi senza appartenervi. Non del tutto, almeno.

Antonio d’Adamo lo conoscevo abbastanza bene. Ci eravamo incontrati per la prima volta tanti anni fa, in un festival nei dintorni di Bologna. Lui suonava con il suo gruppo, io ero lì in duo col pianista Teo Ciavarella.

Quella sera abbiamo parlato a lungo: ci accomunava l’armonica, ma lui suonava la diatonica, io la cromatica. Ci accomunava la musica: lui suonava blues, io il jazz. Infine ci accomunava buona parte del cognome, ma quella, come abbiamo avuto modo di scoprire, era l’intersezione più banale.

Poi ci siamo incontrati altre volte negli anni. Quella che ricordo meglio e più piacevolmente fu quando prendemmo parte assieme a tanti altri a una mega jam session organizzata dall’Enki Studio di Imola. Anche lì trascorremo il resto della serata a discorrere, di una montagna di argomenti e a farci un bel po’ di risate.

10864015_1034208626605368_3503006760264820860_oDomani verrò accompagnato dal suo gruppo capeggiato dall’inossidabile Roberto Formignani, chitarrista e cantante. Con lui ci saranno Massimo Mantovani alle tastiere, Roberto Poltronieri al basso e Roberto Morsiani alla batteria.

Tutti questi ottimi musicisti non accompagneranno solo me, ci mancherebbe! A darci il cambio sul palco saremo in tanti armonicisti, alcuni dei quali con Dadà avevano un rapporto di amicizia profonda e non solo, come nel mio caso, uno di grande stima e grande simpatia reciproche.

Li menziono seguendo l’ordine di apparizione previsto dal programma della serata: Ermanno Costa, Gianadrea Pasquinelli, Paolo Giacomini, Federico Pellegrini, il sottoscritto, Andrea Cocco, Fabrizio Sevà, Gianni Massarutto, Marco Balboni, Guido Poppi, Massimo De Rosa, Gianluca Caselli, Paolo Santini, Federico Benedetti.

Per tutti noi, il 5 di Gennaio significa quindi una possibilità di incontrare di nuovo persone con le quali non ci si vede da almeno un anno; amici persi dietro ai fatti loro che però non dimenticano l’appartenenza a un mondo, quello della musica, fatto di note, di emozioni e anche di persone care.

Inclusa nel prezzo del biglietto, verrà regalata la ristampa del primo disco del gruppo, Intrepido Blues, pubblicato ben 20 anni fa. Come ogni anno, l’intero ricavato della serata andrà interamente devoluto all’ADO, Assistenza Domiciliare Oncologica.

Venite?

SZ

1- https://gerebros.wordpress.com/

2- http://www.thebluesmen.it/#

3- https://squidzoup.com/2014/09/16/il-mondo-che-fanno-gli-altri-il-migliore-tra-quelli-possibili/

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4 thoughts on “Quando la Diatonica e la Cromatica differiscono solo per una “D”

  1. bellissimo!! E io sono lusingato di partecipare ad una manifestazione pieni di tanti ottimi musicisti . E comunque le tue sono bellissime parole sicuramente Antonio che io ho conosciuto solo sui dischi E mi spiace molto, ne sia orgoglioso .ciao a domani Max

  2. Commovente direi, Angelo! Anch’io, come Max, non ho avuto la fortuna di conoscere Dadà personalmente, ma solo riascoltandone le registrazioni. E pensare che in occasione dell’inaugurazione di un negozio di Strumenti Musicali, un amico mi disse:” Sono andato all’Inaugurazione del FREE SOUND! Avresti dovuto esserci: c’era un armonicista che ha fatto il disastro! E questo nonostante fosse su una sedia a rotelle…!”, ignaro del fatto che di lì a poco…

    Per quanto riguarda il fatto di essere più o meno noti…. non ti crucciare, Angelo, sai bene come funzioni l’Universo musicale soprattutto italiano. Ubi Maior, minor cessat (anche se io preferisco di gran lunga: Ubi Maior…Mini Minor!!!)
    A domani, carissimo
    Paolo

    • Ciao! Non mi cruccio affatto, caro Paolo! Confesso di averlo fatto fino a non molto tempo fino. Ora osservo e cerco di capire le dinamiche in atto, tutto qui. Alla tua versione del detto latino, io ne aggiungerei un’altra cara ai jazzisti e perfettamente in tema: Ubi Major, Minor Seventh! 😉 A domani!

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