E l’Eclissi Occultò l’Equinozio

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Domani avremo un doppio appuntamento astronomico.

Ricorrerà infatti l’Equinozio di Primavera, ma, come oramai sanno tutti, nel mattino sarà possibile godere di una eclissi parziale di Sole, un evento che ha fatto passare del tutto in secondo piano l’inizio della nuova stagione.

Per l’occasione, sarò impegnato con ben 175 bambini, alcuni di quinta elementare (primarie Monterumici), altri di terza media (secondarie De Andrè), alloggiati tutti in una strana scuola bolognese: un imponente edificio di ben sei piani che da fuori sembra più un avamposto militare italiano in Iraq che un istituto di istruzione.

Ho già incontrato una volta tutti i bambini per fare una lezione introduttiva sul fenomeno che osserveremo domani e sono rimasto colpito da un aspetto particolare:

ho iniziato e finito la mia spiegazione avvertendo l’uditorio che l’unico modo sicuro di osservare l’eclissi è dato dall’uso degli appositi occhialini con certificazione europea che, per l’occasione, qui in Osservatorio abbiamo ordinato in rete più di un mese fa in numero pari a quello dei bambini. Nonostante ciò, erano tutti interessati, ma che dico interessati?, incuriositi, … no, non va bene e sento di non possedere il termine giusto; insomma, l’unica cosa che davvero sembrava intercettare l’attenzione della media dei presenti (1) era la domanda se fosse o meno possibile osservare l’eclissi con vetri affumicati, negativi fotografici, occhiali da sole, lenti da saldatore, radiografie del femore della nonna, …

Le loro domande, precedute e prenotate da braccia tese in alto al limite della slogatura dell’omero, iniziavano tutte con: “Ma se io…” e continuavano con una imrpobabile soluzione al problema di sorprendere in sicurezza la nostra stella mentre si nasconderà per un po’ alla nostra vista.

Tutto ciò che tra un avvertimento e l’altro ho raccontato sull’eclissi – aiutato nel farlo da Matteo Gaspari (2) e Chiara Circosta, due laureandi in astronomia – sembrava non aver inciso in nessun modo sulla loro attenzione. So che non è così e che tra un giorno, un mese, un anno… la maggior parte di loro si ricorderà di quella volta che gli hanno raccontato quello strano fenomeno, ma l’impressione che ne ho tratto a caldo è che solo quanto c’è di pericoloso, proibito, vagamente splatter (occhi che puzzano di bruciato. Questa sì che è una novità!) può davvero fare breccia nella mente di un bambino.

So di non aver scoperto nulla di nuovo, ma in casi del genere più che in altri ci si rende conto di quanto forte sia una certa tendenza, non solo alla distruzione, ma anche all’auto-distruzione e, come mi capita sempre più spesso di fare da quando sono papà (a proposito: auguri ammé!), mi rallegro per averla scampata sempre, anche quando non c’erano i miei genitori a proteggermi.

Allora, lasciandomi andare a una facile battuta, mi sembra risultare ancora più evidente quanto lo scenario proposto da Darwin vinca sul cosiddetto Intelligent Design (qui di “intelligent” c’è ben poco…). La selezione naturale un tempo agiva anche così: tendi ad autodistruggerti? Molto probabilmente ce la farai e lascerai il gioco ad altri più fortunati o semplicemente meno agitati e sprovveduti di te.

Per l’occasione, ho preparato un piccolo pieghevole in formato A5 che ho inviato a tutte le sedi INAF nello stivale. Noi domani lo stamperemo e lo distribuiremo a tutti le migliaia di bambini che incontreremo nelle scuole e nelle sedi degli Osservatori italiani sperando di distogliere per qualche minuto l’attenzione dei ragazzi da tendenze autolesionistiche.

Non potendo linkare qui i pdf (se qualcuno sa come si fa, lo prego vivamente di farsi vivo con me per spiegarmelo!), vi propongo le quattro pagine sottoforma di jpg, quelle che vedete in alto in questo stesso post.

SZ

1 – vi erano anche dei disinteressati totali e dei nerd iperattenti, ma per fortuna si tratta di elementi a 4 sigma dalla media…

2 – Matteo è anche il gestore del blog dailybaloon (https://dailybaloon.wordpress.com/)!

 

 

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