AstronoGia? ArcheoNomia? PsiCosmologia?

Scavo-ArcheoNomico

Scavo-ArcheoNomico

“… e l’archeologia in qualche modo si può accostare alla psicanalisi. A Freud, soprattutto, che ne fa una splendida metafora dello scavo interiore”.

Ad affermarlo sulle pagine di La Repubblica Cult è Andrea Carandini (1), noto archeologo, futuro presidente del Fondo Ambiente Italiano.

In questa interessantissima intervista (molto bello il finale nel quale pericolosamente mi identifico) condotta da Antonio Gnoli, ho trovato spunti che non ho potuto fare a meno di tradurre all’impronta in argomenti a sostegno di idee a me più familiari.

L‘archeologia, si sa, condivide molto anche con l’astronomia e, anzi, credo che l’analogia tra lo studio del cosmo e quello dell’antichità tramite scavi e reperti sia molto più calzante di quanto non lo sia quella con la psicanalisi: la radiazione elettromagnetica alla base delle nostre ricerche sul funzionamento del cosmo ha di sicuro più a che fare con la nostra storia di quanto non competa a tantissimi altri aspetti della nostra cultura.

I fossili di ciò che era la materia prima del nostro arrivo come misuratori umani, possono essere trovati in tutto ciò che la luce in arrivo da lontano ci narra. Stando così le cose, per una sorta di proprietà transitiva delle metafore, grazie al Carandini potremmo dire che l’astronomia è simile alla psicanalisi per il tramite del medio proporzionale archeologia: da qui studiamo un’infanzia cosmica nella quale si annida l’Es universale, quello responsabile dei comportamenti naturali che oggi osserviamo.

E poi è cosa nota: studiando il cosmo, nel suo insieme come nelle sue parti, si pone sotto la lente di ingrandimento anche l’uomo con i suoi errori, i suoi gusti, le sue aspettative e le sue idiosincrasie. Siamo cosmo anche noi. E, evitando di dilungarmi in questa direzione, il cerchio ellitticamente si chiude.

Lo sa cosa si diceva di Roma?”, confida l’archeologo, “Che era stata fondata tra il sesto e il settimo secolo avanti Cristo. Scavo – tra le case dei consoli, sotto i magazzini della sacra via – e scopro degli edifici che non sono dei templi, ma delle case dell’aristocrazia. Che faccio mi fermo? No, proseguo. Mi accorgo che sotto c’è un mondo diverso. Affino le mie tecniche stratigrafiche e scopro di esere entrato nel regno delle costruzioni effimere, fatte di legno e argilla. É una Roma che non ci si aspetta, databile intorno alla metà dell’ottavo secolo.

A questo punto Gnoli chiede in cosa consista il fascino della fondazione e l’archeologo risponde:

Si cerca il limite oltre il quale non c’è più nulla. Si va indietro, indietro, inidetro. Perché? Chi ce lo fa fare? Semplice: ogni uomo non può fare a meno della sua origine. E lo stesso dicasi per la città. E perfino per i viaggi.

“L’origine sovente è avvolta in una leggenda”, incalza Gnoli

“La leggenda è il rumore che sta sotto alla storia. A volte è un canto, a volte un grido. A volte un suono stridente”

E la leggenda di Roma?”

“Si dice che Romolo fondò Roma dal nulla. Possibile? No.”

L‘agnostico Carandini – proprio lui si definisce tale in un video che ho trovato su youtube (2) – mi ha convinto definitivamente dell’analogia tra la sua materia e lo studio delle nostre origini cosmiche come anche del microcosmo e, compiendo un gioco che mi piace spesso fare, mi diverto a sostituire negli estratti di intervista precedenti, “universo” al termine “Roma”, “religione” a “leggenda” e “Dio” a “Romolo”.

A volte, si dice che la fede sia un dono e credo lo si faccia in riferimento allo stato di inebriante estasi che immagino possa regalare il sentirsi a un passo dall’aver compreso tutto, magari avvertendo anche che “tutto ti ama”.  Se può condurre al benessere, sono convinto di questo valore del credere. Resta il fatto che come dono, oltreché indesiderato, la fede possa rivelarsi anche un ostacolo enorme che si frappone tra chi cerca e il cercato.

Di parafrasi in parafrasi, e prendendo in prestito proprio le parole dell’intervistato, mi ritrovo allora a immaginarmi astronomo-archeologo di fronte al problema della fondazione del Cosmo. Un dilemma si para dinanzi a me: Che faccio mi fermo? Smetto di scavare?

No, proseguo.

SZ

1 – http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Carandini

2 – https://www.youtube.com/watch?v=cjoIspRxEhQ

Sottofondo: Elgar, Enigma Variations

http://grooveshark.com/#!/album/Enigma+Variations+In+The+South+Pomp+And+Circumstance+March+No+4+Royal+Philharmonic+Orchestra+Feat+Conductor+Yehudi+Menuhin/6317043

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4 thoughts on “AstronoGia? ArcheoNomia? PsiCosmologia?

  1. Ormai su questo eterno dilemma intitolato “Fides et Ratio”(prendendo in prestito la famosa enciclica papale) non posso esimermi dal pronunciare qualche modesta parola.
    Un semplice e personalissmo pensiero: al di là che possa risultare indesiderato, direi che la fede possa rivelarsi un ostacolo che si frappone tra chi cerca e chi è cercato nella misura in cui le si concede di essere tale.
    In questa “campagna elettorale” a favore di ciò che non si vede ma qualcuno si ostina a rivendicarne l’esistenza, trovo un grande testimone in Vito Mancuso (teologo “progressista” -che ritengo tu conosca – editorialista di Repubblica, spesso nell’edizione del venerdì), con espressioni che, a mio avviso, troveresti condivisibili, pur rimanendo nella tua posizione.
    Non volermene. Spero di non annoiare/ti, ma il confronto mi affascina.
    Grande Elgar, conoscevo solo la più famosa N°1, ma questa è forse meglio.

  2. Ciao!
    No, non mi annoi. Anzi.
    Aspettavo un intervento del genere: arriva sempre.
    Francamente preferisco di gran lunga il tuo modo di intervenire, sempre educato e discrreto, a quelli di alcuni che tempo fa sono intervenuti altrove per miei post di questo tenore.
    Conosco Mancuso, anche se, a parte qualche cosa sui giornali, non ho letto molto di suo.
    Più che altro, ti invito di rimando a fare con me un’altra semplice riflessione.
    Nonostante l’universo sia così grande da poter contenere anche il pensiero ateo in tutte le sue forme senza che esso ne venga irrimediabilmente riempito e senza quindi che esso universo rischi di essere pericolosamente invaso dai “senza dio”, non appena da qualche parte un tale pensiero emerge, immediatamente qualcuno sente in dovere di tamponarlo con almeno un’idea in difesa della religione.
    Sembra quasi di essere in presenza di un fortissimo sistema immunitario costantemente all’erta, che attua una irresistibile chiamata alle armi.
    In questo non posso che inchinarmi di fronte a una cultura religiosa, in particolare cattolica, che ha saputo costruire con gesti macroscopici e microscopici un esercito di credenti e un po’ meno credenti, tutti sempre e comunque pronti a portare “piastrine” nella ferita aperta, piccola o grande che sia.
    La “coagulazione” del pensiero laico e ateo deve avvenire subito, non può attendere. Questo è l’istinto primario del grande organismo sociale.
    E così avviene.
    Eppure, diciamocelo: se vi è un sistema di pensiero che non deve temere nulla, è proprio quello religioso che dispone di un esercito fortissimo ed esteso non solo nello spazio, ma anche nel tempo: ha condizionato la nostra storia umana sin dagli albori e continua a farlo con la celebrazione sulle prime pagine di tutte le testate nazionali dello scioglimento del sangue rappreso di un santo; con l’incursione cattolica (parlo solo di quella che basta e avanza…) nelle politiche di sinistra e conseguente esproprio totale di intere aree culturali alternativive al centro e alle destre; con l’onnipresenza di famosi rappresentanti laici di cultura religiosa. Scopro allora che non posso fare a meno di paragonare quella cultura a una metastasi di una immane malattia. Una cultura un tempo sostenuta solo da “ufficiali” della chiesa e che ora annovera anche “divi” come il su citato Mancuso ma soprattutto tanti politici che hanno scoperto quanto convenga essere dalla parte di chi è più forte perché chiaramente “nel giusto”.
    Insomma, il “nemico”, l’ateo, è a terra, sanguinante, impotente, privo di sensi, ma se solo accenna un movimento, si troverà sempre qualcuno pronto a colpirlo ancora una volta per ricordargli che sbaglia; che comunque “siamo tanti. Ti conviene uniformarti/tacere/scendere a patti/smetterla”. Ecco, non so quanto religioso tu sia, ma ho come l’impressione che, da persona a me vicina, hai sentito che toccava a te muovere questa difesa.
    Immagino tu mi dirai che così non è, e sono disposto a crederti.
    Ma solo perché sono convinto che il software ci venga installato così in profondità, da farci credere di essere padroni delle scelte che compiamo.
    Immagino vengano scritti tanti post di stampo cattolico in blog di persone religiose, ma se vi è un ateo nelle vicinanze, difficilmente sente a) di dover intervenire, b) di poter intervenire. Il punto b) mi sembra più importante: è tale la sensazione di impopolarità che comporta dire certe cose che spesso si sceglie di desistere, di non commentare. Sembra che solo chi crede abbia diritto a una difesa. All’ateo, al limite, verrà assegnato un avvocato d’ufficio. 🙂
    Inutile dire, a questo punto, cosa penso di ciò che affermi quando scrivi “direi che la fede possa rivelarsi un ostacolo che si frappone tra chi cerca e chi è cercato nella misura in cui le si concede di essere tale”.
    In ogni caso, grazie anche di questo intervento, Paolo!
    Risponderti mi ha fornito l’occasione per chiarirmi meglio cosa penso.
    Un vantaggio non da poco! 😀

    SZ

    P.S.: chiedo una cortesia: che non mi si parli di una famosissima astronoma scomparsa da poco come rappresentante di un certo ateismo forte. Non lo sopporterei…

  3. Carissimo Angelo,
    Fermo restando che non mi sento “in trincea” col doveroso istinto di reagire per ribadire la mia infallibile verità, mi piace semplicemente l’idea del confronto. E posso dire che, dopo anni, ho trovato in te una persona grazie alla quale è possibile tale confronto, da parte mia, senza conflitto, semplicemente nel rispetto dell’espressione reciproca e, soprattutto, senza che ciò vada a minare l’amichevole rapporto che, mi sento di affermare, da anni ormai ci lega.
    Per molti aspetti combattiamo la stessa battaglia: tutto quanto la religione cattolica professa è stato sistematicamente e negativamente condizionato da coloro che avrebbero dovuto trasmettere il messaggio in maniera corretta. Ne consegue che un credente che si professa tale in virtù della magia racchiusa nello scioglimento del sangue rappreso di un santo, è veramente controllabile con un nonnulla; inoltre, penso che tenga il telescopio orientato non nella giusta direzione.
    Mi sorge un’altra considerazione: se, come scrivi, difficilmente un ateo nelle vicinanze si sente il dovere di replicare, parrebbe che la situazione sia rovesciata. Ovvero: quel poco di fede che rimane in giro cerca un confronto, inutile ai più, in un mare di ateismo, o, quantomeno, indifferenza totale.
    Ho ragione io oppure hai ragione tu? Forse entrambi.
    Intendiamoci: non mi ritengo un buon credente nè, tantomeno, in grado di sostenere discussioni teologiche. Il citato Mancuso , più che divo, corre il rischio di essere messo all’indice per le sue posizioni.

  4. Eccolo!
    Allora, concedimi quanto segue: se – e sottolineo “se” – ho ragione affermando ciò che ho sritto nella mia prima risposta, il tuo non sentirti “in trincea col doveroso istinto di reagire per ribadire la mia infallibile verità” può comunque farti rientrare tra coloro che rispondono senza avere la percezione esatta di quanto siano condizionati a reagire compulsivamente. Lo ribadisco: il mio parere è che agisca un condizionamento fortissimo che fa scattare il meccanismo B non appena il pulsante A viene premuto. Se fai anche solo per un attimo l’ipotesi che io abbia ragione, ne consegue che non potresti proprio esserne cosciente, credendo di agire sulla base di un tuo piacere della discussione, peraltro totalmente condiviso.
    Sappi che, per la stessa natura di ciò che sostengo e per il fatto di avere un blog, di essere nei social network, di parlare costantemente con la gente, di farlo da anni, … obiezioni simili alla tua con premesse del tipo “… fermo restando che non sono un credente praticante/convinto/…” o altre del tenore “francamente non credo proprio di sentirmi costretto/a a difendere un bel niente, è solo che…” mi è già capitato innumerevoli volte di sentirle.
    Ultimo appunto.
    Quando affermi:
    “quel poco di fede che rimane in giro cerca un confronto, inutile ai più, in un mare di ateismo, o, quantomeno, di indifferenza totale”
    mi chiedo a quali dati fai riferimento. Ho provato a fare una ricerca in rete sulla diffusione delle religioni monoteiste. I siti che ne parlano sono davvero tanti e si rischia di incorrere in quello sbagliato. Allora faccio un giochino: prendo il primo della lista che mi propone google, http://cronologia.leonardo.it/mondo09.htm, e ai dati riportati, tolgo d’ufficio un 10% considerandolo – forse ottimisticamente, forse no – una buona barra di errore dovuta alla poca serietà della mia fonte.
    Dimmi tu, a conti fatti, se pensi si possa anche solo lontanamente sostenere che il pensiero religioso arranca “in un mare di ateismo, o, quantomeno, di indifferenza totale”.
    C’è di sicuro una percentuale molto elevata di persone che si professa credente senza neanche pensarci. Non crede, non pratica, non…, ma se interrogata a proposito, scopre che le sue radici cristiane, musulmane, ortodosse, … siano importanti e ritenendo quindi normale, se non doveroso, rientrare nel conteggio a favore del mondo religioso.
    Piuttosto che vedere questo atteggiamento come una sconfitta della religione, preferisco vederlo come una sconfitta del pensiero critico e ateo. Perché? Perché le istituzioni religiose fanno politica a livello locale, nazionale, internazionale. A loro non interessa davvero cosa tu credi e quanto profondamente lo credi. A loro interessa solo avere i numeri, gli “eserciti”, i soldi, il potere e questo lo dimostra la stupidissima “gara”, mascherata da semplice proselitismo, ad accaparrarsi il credente.
    Direi che se c’è qualcuno assediato, quello è proprio il “senza dio” di turno e non certo il credente, ma magari mi sbaglio…
    Grazie ancora per la discussione. É sempre stimolante parlare con te, di persona o con la tastiera 😀

    SZ

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