Ancora 24 ORE di luce SOLarE!

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In barba a quanto contenuto nella celebre frase attribuita ad Andy Wharol che preconizzava un futuro nel quale chiunque avrebbe beneficiato di un quarto d’ora di notorietà, domani mi ritroverò di nuovo pubblicato nel Domenicale del SOLE 24 ORE.

A quasi un mese dalla prima mia uscita in quella stessa rubrica (era il 29 Gennaio), domani la pagina del fumetto sarà quindi di nuovo dedicata a un mio lavoro che, vi anticipo, si intitolerà Un Preciso Caccolo Astronomico.

, avete letto bene: Caccolo. Non è un errore di battitura. Chi domani leggerà, capirà.

Questa nuova pubblicazione va a chiudere un tempo parziale, un Lap Time  (in fondo, si darwin-e-il-suo-barbosissimo-viaggiotratta sempre di una corsa col tempo, nel tempo) particolarmente intenso e stressante e sono contento di terminarlo così, preparandomi ad aprirne un altro non meno impegnativo.

In questo periodo sono stato piacevolmente occupato  1) in incontri con studenti impegnati programma2016IstitutoMusa festeggiare il Darwin Day con una attività che ho proposto e condotto presso il bellissimo museo d’arte contemporanea del Castello di Rivoli (TO), 2) in una lezione col Gruppo di Ascolto Partecipato all’Istituto Musicale di Rivoli, 3) nel concerto The Night Has A Thousand Eyes con Guido di Leone (chit.) e Alessandro Maiorino (cb) nell’Auditorium dello stesso Istituto, 4) nella registrazione per il programma di Rai 2 Caterpillar, anzi, Caterstellar, del mio Podcast pensato per l’iniziativa M’illumino di Meno, 5) nella conferenza sull’inquinamento luminoso che ho tenuto ieri al Centro Sociale di Isnello (PA).

loc-millumino-okkNel frattempo ho anche gioito per la pubblicazione della recensione del mio ultimo CD Caronte copertina-libro-gal-hassinuscito sulla rivistaMusica Jazz di questo mese e per la pubblicazione del libro degli atti del congresso GAL-Hassin nel quale vi è anche un mio articolo illustrato.

Mi piace quindi pensare che il fumetto che uscirà domani – nel quale stavolta tento  in modo esplicito di spiegare qualcosa di astronomia (nell’altro, il significato era da intuire e ne davo spiegazione nell’intervista pubblicata sul sito on-line del giornale) – sia il punto da porre a fine capoverso per andare a capo e riprendere il discorso.

Con cosa riparto?

Col compleanno di mio figlio Giovanni che Lunedì completa ben quattro giri intorno al Sole.

Auguri, Giovi-Giò!

SZ

P.S.: mi sono riletto e, pur non riuscendo/volendo evitare di pubblicare ‘sta cosa onanistica, mi viene spontaneo citare il seguente, autorevolissimo parere:

Illuminato dal SOLE per almeno 24 ORE

felicita

Reduce da un periodo estremamente turbolento, ma per questo anche molto, molto interessante, scrivo per comunicare qualcosa che proprio non può non essere detto a chi per un po’ mi ha seguito su queste pagine.

La testata IL SOLE 24 ORE, che  nel suo famoso inserto domenicale da qualche tempo pubblica brevi (una pagina) fumetti a sfondo astronomico, mi ha chiesto di partecipare a questo progetto con un mio lavoro.

E così, dopo il grande Otto Gabos, mio amico ed ex insegnate al corso di “Linguaggi del Fumetto” dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, domani toccherà a me: il mio fumetto “SE SOLO I GRANDI GUARDASSERO IL CIELO” uscirà in quelle pagine e non nascondo che mi fa un certo effetto sapere che mi ritroverò al fianco delle grandi firme che da sempre impreziosiscono quel settimanale.

Prima ancora dell’uscita di domani, trovo nella versione on-line del SOLE 24 ORE  l’intervista che mi ha fatto un loro giornalista, Alfredo Sessa, il quale mi ha posto domande che da sempre sognavo di sentirmi rivolgere: una serie di calibratissimi assist che mi hanno consentito di raccontare molti e per me fondamentali aspetti nascosti del mio lavoro.

Ma Alfredo ha fatto anche di più: ha pubblicato per intero tutte le mie risposte, ponendo nella stessa pagina il link a uno dei video del progetto “Te Mundum Laudamus” di cui ho già parlato in questo blog, nonché una collezione di mie illustrazioni tratte dal libro Pianeti tra le note, dal libro Astrokids, da questo blog (1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9) e da alcuni miei CD.

Insomma, un trattamento rispettoso e generoso di cui non posso che essere estremamente felice e che ha avuto il pregio di sbloccarmi dalla blog-inerzia in cui, a causa dei molti cambiamenti cui accennavo prima, ero piombato in questi mesi.

E domani il fumetto!

Fantastico ‘sto Sabato!

Me lo godo pensando anche che domani sarà per me una bellissima e memorabile Domenica.

SZ

 

La Musica di Bach Risuona negli Osservatori INAF

Nella mia oramai lunga frequentazione di ambienti scientifici, ho avuto modo di verificare di persona come molti colleghi privi come me di una fede religiosa, vivano ugualmente il forte sentore di svolgere una attività connotabile anche con l’aggettivo spirituale.

Ciò può forse destare stupore e far credere di essere piuttosto in presenza di una certa incoerenza di chi confessa un simile sentire, ma compiendo alcune ricerche ho scoperto che, oltre a essere molto diffuso, questo atteggiamento ha anche profonde radici nella storia della cultura ampiamente intesa, e non solo quindi nella storia della scienza(*).

Questa predisposizione d’animo che si scopre frequentando letture scientifiche e luoghi deputati allo svolgimento di attività sperimentali, si potrebbe forse indicare come “culto pitagorico del dato”, del numero con la virgola visto come simulacro, come emersione di un ordine ben più profondo e nascosto che tramite quello si rivela; oppure come costante tentativo di entrare in contatto con una realtà noumenica che si suppone improntata a una certa razionalità tutta da scoprire tramite le realizzazioni visibili di uno spirito idealistico.

A causa di spinte da sempre presenti in Europa e che hanno forzato il nostro sviluppo culturale in ben note direzioni, sappiamo molto bene, fin dall’infanzia, che la religione prevede un rito imprescindibile costituito da modi, abbigliamenti, frasi, fasi, odori, luoghi ai quali si viene col tempo ad associare i concetti di necessità e verità come anche quello di esteriorità vista come riflesso di una imperscrutabile profondità.

Per chi è disposto a lasciarsi affascinare dall’idea che possano esistere estetiche dello stesso tipo ma al contempo profondamente diverse, per chi quindi non si lascia fuorviare dall’idea sbagliata che il rito abbia a che fare solo con la fede e che negli altri casi ci si trovi invece a seguire un modo, un metodo, una tecnica, una sequenza di gesti finalizzati esclusivamente al conseguimento di un risultato concreto (in fondo, il rito religioso promette risultati analoghi senza mai dimostrare la propria efficacia), è possibile scoprire durante gli studi universitari che anche il procedere scientifico è costellato da ritualità di vario tipo: modi, parole, frasi, processi, tecniche, misure, riduzioni dati, luoghi, linee di pensiero, …

E quali luoghi meglio degli osservatori astronomici possono fare da contralatare a cattedrali, monasteri, chiese, … classicamente connessi all’idea di rito e di sacro?

Per motivi che hanno a che fare con una necessaria economia di spazi, quelli astronomici sono ambienti perlopiù a volta sferica così da contenere di misura i movimenti del telescopio che ospitano; in alcuni casi più rari sono invece a pianta rettangolare, ma anche così ricordano vagamente chiese con una navata centrale e due laterali (si veda il TNG, Telescopio Nazionale Galileo alle Canarie). All’interno di essi, si svolgono attività che necessariamente sono sempre quelle: si prepara la serata con gesti non gratuiti, ci si predispone all’osservazione, si osservano gli oggetti che si desidera studiare e si chiude la cupola rifacendo a ritroso alcune delle operazioni precedentemente eseguite.

Si tratta quindi, a tutti gli effetti di un rito scientifico nel quale però la sequenza sempre perfettibile di gesti, di parole, di atti è dettata da una necessità metodologica e dall’obiettivo di colloquiare con la Natura senza fare troppe supposizioni contingenti, soprattutto di ordine morale, circa la spiegazione di ciò che di essa si vede e che la dovrebbe giustificare dal basso in quelle sue manifestazioni osservabili.

Partendo da simili considerazioni e dal desiderio di far avvicinare anche altri a questo forte sentimento di “sacralità laica”, ho pensato di girare dei video nei quali eseguo musiche facilmente riconducibili a un ambito religioso. Anche l’associare musica e cosmo ha radici antiche che sfumano sempre in motivazioni di ordine sacro. Si pensi, ad esempio, a tutta la musica cosiddetta mundana (dal latino mundus = mondo, universo), definizione che mi ha spinto ad adottare il titolo “Te Mundum”, parafrasando così il noto inno di ringraziamento “Te Deum”.

Se vogliamo, a una prima analisi superficiale, forse uno dei fattori che più differenzia ambienti sacri e osservatori è proprio l’assenza di suoni che da sempre vengono usati per creare quel tipo di coinvolgimento così forte ben noto ai fedeli.

I brani che ho scelto, tutti o quasi tratti dal repertorio bachiano, sono perlopiù di ispirazione non religiosa. Si tratta di suite, quindi danze, per strumento solo (partita in A minore per flauto solo, suite per violoncello solo, …) scritti da Bach molto probabilmente dopo il cosiddetto “periodo di Weimar” (1708-1717) durante il quale ricoprì il ruolo di Konsermeister. Giunto alla corte calvinista di Köthen, egli si trovò praticamente costretto a comporre musica strumentale abbandonando così per alcuni anni il ruolo di autore di musica dedicata al rito religioso.

Da quanto detto, la scelta di eseguire proprio questi brani nelle cupole astronomiche nel tentativo di sancire finanche questa similitudine acustica tra quelle e le cupole degli edifici dedicati al culto, potrebbe non apparire opportuna. In realtà, oltre a intuibili motivi di ordine economico (non devo trovare il tempo e il luogo per fare prove con altri musicisti; è più economico spostarmi ed eventualmente trovare da dormire da solo riducendo al minimo il prezzo delle missioni; facendo rientrare questa attività fra i miei compiti isituzionali, non devo trovare fondi per pagare gli altri musicisti; …), ciò che mi ha spinto a usare quei brani è proprio la loro origine svincolata da motivazioni derivate dal culto: come è infatti facile immaginare, nonostante non fossero stati composti per accompagnare la liturgia, essi continuano comunque a mantenere i caratteri generali delle composizioni bachiane e tale continuità stilistica dona agli ambienti astronomici, in modo chiaro e definitivo, quel carattere che mi sta a cuore mettere in evidenza con questa attività.

Operando una mia personale rivisitazione di quei repertori che ho adattato alle possibilità dell’armonica cromatica (di questi brani scritti in origine per flauto, violino, violoncello, conto di pubblicare anche un disco e un libro di trascrizioni dei miei adattamenti per il mio strumento), ho operato la seguente suddivisione:

-OABO: prima suite in G per violoncello solo

Cupola del 60 cm (Loiano): Preludio

Sala della Torretta del Museo della Specola: Allemanda

Stanza dello Specchio a Tasselli/Ufficio di G.Horn d’Arturo: Corrente

Sala della Meridiana: Sarabanda

Cupola del 152 cm (Loiano): Minuetti I e II

-OA Arcetri:

 Cupola del Mertz: Giga della prima suite per violoncello solo in G

-OACT: Partita in A minore per flauto traverso solo

 Cupola 91 cm (SLN): Allemanda

Cupola 80 cm (SLN): Corrente

Cupola 40 cm divulgativo (SLN): Sarabanda

Cupola Barra Equatoriale (CT): Bouree Inglese

Ho inoltre registrato “Sirynx” di Debussy, un altro brano decisamente di ispirazione “pagana” scritto per flauto solo, davanti al telescopio Cherenkov ASTRI. La scelta di connettere il suono del flauto alla sede osservativa catanese è stata dettata dal riferimento alla Sicilia presente nella vicenda del Fauno così come cantato dal mito classico e, in tempi più recenti, dal poeta francese Mallarmé.

-OATO: fine terza suite in C

 -Cupola REOSC: Sarabanda

-Cupola storica: Minuetto 1

-Cupola 3: Minuetto 2

-Cupola 4: Giga

-OARoma: alcuni brani della seconda suite in Re minore per violoncello solo

Cupola di Monte Porzio Catone (ora biblioteca dell’Osservatorio): Preludio

Cupola della Torre Solare di Monte Mario: Allemanda

Mi riservo di completare la seconda suite nelle tre cupole dell’OATe e nelle due di Campo Imperatore (ho già preso accordi con i direttori di entrambe le strutture).

Il progetto poi continuerà a Medicina (BO) dove intendo registrare brani di fine ‘800-inizio ‘900. Dopo questa tappa andrò  negli Osservatori di Brera e Merate dove registrerò i primi tre brani Terza suite in C per violoncello solo_

 Cupola del Mertz di Schiaparelli: Preludio

Cupola Zeiss (Merate): Allemanda

Cupola del Ruths (Merate): Corrente

Il progetto oggi parte con i primi due brani della suite in Sol, il Preludio e l’Allemanda, registrati a Loiano e al Museo della Specola. Spero che anche le altre sedi INAF si accorgano della cosa e decidano di aderire all’iniziativa chiamandomi a registrare a Padova, a Trieste, al Toppo di Castelgrande, a Palermo, a Cagliari, alle Canarie, a Noto, al CERN e al Gran Sasso.

Al variare dei punti di vista, questa attività vuole soddisfare diverse esigenze e avere quindi valenze differenti: oltre quella evidente di ordine estetico, vi è chiara l’espressione di un tentativo divulgativo teso a mostrare l’esistenza, ma soprattutto la bellezza, delle cupole astronomiche e dei centri di ricerca fisica e astrofisica presenti sul nostro territorio nazionale, ma non solo. Se la storia della Chiesa è importante anche per persone che non vivono la fede, credo che sia per la grande capacità comunicativa che essa da sempre ha dimostrato.

Tutta la storia dell’arte ci dice come la Chiesa, forte del suo potere temporale, abbia saputo canalizzare le energie di grandi artisti nella direzione di un poderoso impianto propagandistico/pubblicitario che ha reso del tutto impossibile evitare di riferirsi di continuo a essa pur se da posizioni fortemente critiche. Pittura, musica, letteratura, architettura, costume, … sono stati e sono tutt’ora strumenti fondamentali di cui la Chiesa si è servita e ancora si serve magistralmente. Con essi ha da una parte fornito innegabili occasioni di crescita culturale, alimentando dall’altra innegabili oscurantismi al giorno d’oggi senza più ragion d’essere, qualora ne abbiano mai avuto.

Osservando l’operato di quella istituzione, credo di avere colto parte della lezione e di averla fatta mia.

Spero che il progetto possa piacere così da convincere anche gli indecisi ad avvicinarsi al fascino della scienza. Si tratta a tutti gli effetti di proselitismo scientifico che non può certo far male e che chiede solo di lasciarsi toccare, almeno per pochi minuti, dalla bellezza della scienza e dei luoghi nei quali essa viene costruita un po’alla volta, tutti i giorni.

E le notti.

SZ

(*) A tal proposito, consiglio di leggere l’agile libretto L’anima religiosa della scienza, di Federigo Enriquez, da poco pubblicato per i tipi della Castelvecchi.

Davide-Mercurio VS Golia-Sole

Lo so: potevo disegnarlo meglio, potevo farlo a colori, potevo impiegare più fotogrammi, potevo farlo durare di più… Per non parlare delle proporzioni sballate di Sole e Mercurio, dell’elongazione troppo grande di Mercurio, ecc… ma il transito è domani, quindi ieri dovevo sbrigarmi.

E poi mi andava di fare subito ‘sta cosa per farmi due risate con quel mattacchione di GioVannìno (mio figlio).

Che dire… spero siate un po’ mattacchioni anche voi!

Ciao!

SZ

P.S.: A mio figlio è piaciuto tanto! 😀

Sic Transit Imago Mercuri

 Da un punto di vista astronomico, il 2016 sarà ricordato come l’anno nel quale è stato possibile osservare un evento raro: il transito di Mercurio sul disco solare.

Raro non perché quel pianeta transiti di rado da dove sta per passare. Tutt’altro!

L’eccezionalità dell’evento è solo data dal trovarsi nella posizione giusta per assistere a quel passaggio sfruttando bene lo sfondo luminoso del Sole.

Ogni pianeta, Terra compresa, gira attorno alla nostra stella standosene alla sua distanza particolare da essa e girando su un’orbita esclusiva, quindi non condivisa da altri pianeti.

Come spiega bene la terza legge di Keplero(1), a ogni distanza da una stella, corrisponde una diversa velocità di rivoluzione.

Se preferite, il contenuto di quella legge è che due pianeti posti a distanze differenti da un astro, impiegano tempi diversi a percorrere ognuno la sua orbita.

Per comprendere meglio questo punto, dovrebbe essere sufficiente il dato che la Terra impiega 365 giorni (un anno) a completare un intero giro intorno al Sole(2), mentre Mercurio  lo fa in un lasso di tempo pari a soli 88 giorni terrestri…

Questo implica che, con la Terra posta a circa 150 milioni di chilometri dal Sole e con Mercurio che se ne sta a circa 58, è molto difficile che tra i due pianeti si verifichi un allineamento tale da consentirci di apprezzare il passaggio del secondo sul disco solare.

Ma perché continuare a parlare?

Se la cosa vi interessa, leggetevi ‘sto fumettino, che spero possa tornarvi utile per raccontare l’evento ai vostri figli/nipoti/parenti/amici/…

Buon divertimento!

 

SZ

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Mercurio, il transito a fumetti

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Leggi_di_Keplero

2.  https://squidzoup.com/2014/04/20/giro-quasi-tondo/

 

 

Euclid, la Musica dei Cerchi (e l’origine delle Sfere)

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Questo fumetto nasce da un’idea, mia e del collega Sandro Bardelli, che presenteremo al prossimo convegno SAIt(1): provare con simili pubblicazioni a sfruttare l’opportunità offerta dai grandi progetti di ricerca europei che, a corredo della parte scientifica, impongono alle istituzioni selezionate di impiegare un’importante frazione delle risorse nella divugazione dei risultati ottenuti.

A volte accade che questa frazione di outreach venga interpretata sfumandola con strategie che a mio parere, più che con la divulgazione, hanno a che fare con un’ottima comunicazione istituzionale. Lo so, può sembrare una tautologia, ma chi lavora in questi ambiti sa quanto ambiguo e scivoloso possa essere il linguaggio quando opera simili distinzioni.

Proprio per non rischiare di creare qualcosa che possa muoversi sul confine tra atteggiamenti comunicativi adiacenti ma al contempo molto diversi, abbiamo  deciso di proporci per la creazione di fumetti che per natura possiedono almeno un pregio: molto più di quanto facciano depliantes, foto istituzionali, comunicati e cartelle stampa ben congegnati (dei quali crediamo che i fumetti costituiscano un ottimo complemento), mostrano di aver accolto l’invito a essere divulgativi.

Detto il pregio, parliamo di uno dei tanti possibili difetti del lavoro qui pubblicato e di quelli che verranno (li farò io, di conseguenza lo stile non sarà così diverso): indulgendo verso una presunta, agognata artisticità, queste mie tavole forse non spiegano così come fanno quelli a cui è avvezzo chi segue le evoluzioni della rara letteratura scientifica a fumetti presente sul mercato.

Ma del resto, come si misura l’artisticità (o la presunta tale)? E con quale metro si valuta il carattere divulgativo di una sequenza di immagini con testo? Insomma, prendetevi ‘sto fumetto così com’è e, se vi va, … divulgatelo.

Iniziamo allora con un fumetto che descrive la missione Euclid(2) gli obiettivi scientifici della quale speriamo siano stati già in qualche misura intuiti grazie alla lettura del fumetto.

Contiamo di continuare la sequenza dedicandoci alla divulgazione dei progetti CTA(3) e MAORY(4) dei quali ora non dico nulla, invitandovi però ad attendere i fumetti che li descrivono e che presto pubblicherò in questo blog.

Buon divertimento, sempre che troviate divertente ciò che faccio… 😦

 

SZ

Sottofondo: Concerto for Orchestra, Sz.116

 

1.- https://www.ict.inaf.it/indico/event/329/

2. –  http://www.asi.it/it/attivita/esplorare-lo-spazio/cosmologia-e-fisica-   fondamentale/euclid

3. – https://portal.cta-observatory.org/Pages/Home.aspx

4. – http://davide2.bo.astro.it/maory-bo/