Piccoli Blogger, unitevi!

Liebster award

Il mo amico Matteo Gaspari (https://dailybaloon.wordpress.com/), collega astrofisico e grande esperto di fumetti, mi ha tirato dentro una catena di Santa Alleanza per la crescita e la diffusione dei piccoli e medi blog.

Si tratta del Liebster Award (http://theglobalaussie.com/the-official-rules-of-the-liebster-award-2016/),  iniziativa che dovrebbe servire a pubblicizzare l’esistenza di una parte sommersa della rete nella quale si agita tanto. In quella parte sommersa vi è anche il mio calamaro che sguazza non visto nel buio più totale.

Pur non nutrendo particolare simpatia verso iniziative del genere, ho pensato che in fondo mi potrebbe convenire non essere sempre così schizzinoso e ho voluto accogliere la cosa come una bella occasione. Se così non sarà, mi consolerò sperando di avere creato una limitata quantità di spam.

Le 7 noiosissime regole per partecipare all’Evuòrd sono le seguenti:

1 – Ringraziare chi ci ha premiato

2 – Scrivere qualcosa sul blog che preferite

3 – Rispondere alle 11 domande del blogger che ci ha nominato

4 – Scrivere, a piacere, 11 cose su di te

5 – Nominare a tua volta dai 5 agli 11 blog con meno di 200 followers

6 – Formulare 11 domande per i blogger nominati

7 – Informare quei 5-11 blogger della grande fortuna che gli è capitata

e mi accingo ad affrontarle una a una:

1 – Ringrazio Matteo (https://dailybaloon.wordpress.com/) per avermi tirato dentro e in cambio del grande successo che mi procurerà questa operazione gli prometto un bel caffé da prendere alla macchinetta del nostro istituto. Diversamente, dovesse rivelarsi tutto un gran fiasco, gli offrirò ben 2 (diconsi due) caffé ritirandoli da quella stessa macchinetta: uno di quei caffé infatti porta molto vicini al decesso, ma due sono ben oltre la dose considerata letale per un individuo in normali condizioni di salute..

2 – Diciamo che non sono propriamente un assiduo frequentatore di blog, anzi. Sono padre; pur se precario, ho un lavoro che mi impegna diverse ore al giorno e ne ho altri che mi mangiano le rimanenti. Oltre a tutto questo, tener dietro al mio blog è un ulteriore lavoro, nel mio caso non retribuito. Questo fa sì che, quando finalmente ho tempo per trastullarmi con altro, difficilmente lo spendo andando a vedere cosa i miei colleghi stanno scrivendo di bello. Se leggo i blog di qualcuno è perché mi imbatto in quegli articoli per altre vie, mentre sto cercando cose che mi interessano davvero e sulle quali loro casualmente hanno scritto. Però le regole sono regole, e allora ecco qualche complimento ad altri ottimi autori che vivono nello stesso recesso di rete visitato da pochissimi (almeno credo…)

Condivido con Matteo (https://dailybaloon.wordpress.com/) una grande passione per il fumetto e apprezzo molto ricevere la notifica di sue recensioni su albi che probabilmente non leggerò mai. Sì, perché se un tempo amavo il fumetto (disegnato bene. Che significa? Magari ne parliamo un’altra volta) tout court, oggi invece mi interessa quasi esclusivamente un certo tipo di produzioni che definirei “scientifiche”. Si tratta di un filone fumettistico non molto battuto, quindi non molto recensito. Insomma, leggo poco di roba altrui. Matteo ha uno stile lineare, piacevole, rilassato mediante il quale regala una sua personalissima selezione di quanto di importante viene pubblicato nel mondo dei comics.

Condivido molto anche con altri autori. In particolare, mi piace la fetta di mondo che si osserva con la lente di Stefano Covino, un altro collega (http://mitescienza.blogspot.it/): una fetta per molti versi sovrapponibile a quella che osservo io. Così tanto sovrapponibile da farmi meritare anche una citazione nel suo ultimo articolo. Insomma, sono ancora una volta molto autoreferenziale (ma perché non odvrei? Sono nel mio blog!).

3 – A questo punto, mi si chiede di rispondere a undici domande elaborate da chi mi ha nominato. Eccole:

1) Film o serie tv?

Film

2) Streaming o download?

Streaming

3) Quali sono il libro, il fumetto, il film e la serie tv che più ti hanno colpito negli ultimi tempi?

DIciamo che è da un po’ che non provo particolari sensazioni nel leggere libri, fumetti o nel guardare film. Continuano tutte a essere attività nelle quali credo e nelle quali investo molto tempo e denaro, ma è da tanto che in cambio ottengo solo un certo prevedibile benessere senza arrivare a toccare particolari livelli di gratificazione.

4) Ascolti della musica mentre scrivi sul blog? Se sì, quali generi ti deconcentrano e quali invece ti aiutano a stare sul pezzo?

Sì, ne ascolto tanta e, considerandola molto importante, la cito tra i “credits” dell’articolo che pubblico. Di solito si tratta di brani classici o presi dal repertorio jazzistico. Difficilmente ascolto della musica rock o pop e, quando capita, è raro che io lo faccia per motivi squisitamente musicali. É più facile che una particolare canzone sia per me importante in quanto indissolubilmente legata a bei ricordi adolescenziali.

5) Qual è il tuo supereroe preferito?

Lo so di rischiare di attirare moltissimi commenti negativi, ma devo essere sincero: non ho mai amato i supereroi e, nonostante io abbia una vasta e varia collezione di fumetti, credo proprio di non possedere nemmeno un albo della Marvel & affini. Se però Matteo insiste, sceglierò l’Uomo Ragno e Capitan America. Credo di avere sempre preferito questi personaggi ad altri di quell’universo mitologico per il loro essere tra i più sobri nell’aspetto, nei modi e nei poteri che mi sembrano molto più umani e meno super di quelli posseduti da altri.

6) Qual è stato il primo fumetto (o libro, in mancanza di fumetti) che hai letto? Dal punto di vista emotivo, come lo ricordi?

Credo che il mio primo incontro col fumetto sia avvenuto col Corriere dei Piccoli. Lì di personaggi interessanti ve ne erano davvero molti. Poi, dopo non molto, sono passato al Corriere dei Ragazzi, a Topolino, a Tex, Zagor, Comandante Mark… Se penso alla bellezza di quegli albi, se mi ricordo di averli persi tutti e a come all’epoca tentassi di riprodurre a matita o a penna quelle immagini, provo una vertigine.

7) Fai parte del Nuovo Ordine Mondiale?

No, faccio parte del Vecchissimo Disordine Locale

8) Qual è il tuo gruppo musicale o cantautore o compositore preferito?

Matteo, non volermene: i musicisti e i compositori che ammiro sono così tanti che perderei una giornata intera a elencarli tutti ottenendo solo di apparire spocchioso. Non ho un autore preferito. Amo molta, moltissima musica. Di più non so dire.

9) Quando leggi, cosa ti colpisce di più? Trama o forma?

Non me lo sono mai chiesto. In futuro ci farò caso.

10) Quando hai fisicamente aperto il tuo blog, cosa ti ha dato la spinta per passare da “è una cosa che voglio fare, adesso mi ci metterò” a “ora lo faccio”?

Il punto di non ritorno è stato segnato dal fatto stesso di avere prenotato questo spazio in rete. Nel momento stesso in cui Squid Zoup è divenuto visibile on-line, ho sentito di avere contratto un impegno con me e con gli internauti: dovevo metterci dentro qualcosa.

11) Qual è stata la più grande soddisfazione che il tuo blog ti ha dato?

Avere un blog mi fa stare bene. Come ho già detto in qualche articolo passato, mi ristabilisce un certo equilibrio interiore bilanciando una piccola parte di ciò che ho dentro con ciò che ho finalmente buttato fuori. Quando poi ho presentato al Congresso della Società Astronomica Italiana (SAIt) del 2012 il poster “Comunicare l’astrofisica con un blog” e ho vinto il primo premio come miglior poster di divulgazione, sono tornato a casa decisamente soddisfatto. Come ho già detto più su, ultimamente Stefano Covino (mitescienza.blogspot.it) mi ha dedicato parte di un suo articolo e Claudia Mignone ha deciso di pubblicare un fumetto di Squid Zoup (https://squidzoup.com/…/panspermia-e-spermaceti-prima-parte/) in un sito di arte e astronomia (https://rosetta-art-tribute.tumblr.com/page/2). Sono di certo tre eventi che mi riempiono di gioia e soddisfazione, stimolandomi a fare meglio e di più.

4 – Ora devo scrivere 11 cose su di me. Sarei tentato di optare per il “rito abbreviato” riportando qui la ricetta di Squid Zoup che trovate in intestazione a questa pagina. Lì di ingredienti ve ne sono anche di più di undici, ma se proprio devo aggiungere qualcosa, direi che 1) sono molto stanco della mia situazione lavorativa da precario che sta da tempo intaccando il mio equilibrio psico-fisico-familiare; 2) vorrei avere molto più tempo da dedicare a questo blog; 3) quindi dico che mi scuso con quei pochi che ancora mi seguono (mi seguite ancora? C’è rimasto qualcuno lì fuori? Ehiiii!!!…); 4) dico che pur non essendomi mai risparmiato molto, sono reo di essermi trastullato con la stupida idea che il futuro mi avrebbe regalato dei bonus di qualche tipo. Questo fa sì che io abbia accumulato così tanti progetti di libri, dischi, fumetti, articoli, … da avere oramai superato il quantitativo affrontabile nel breve lasso di tempo di una vita umana. Chiedo qui ufficialmente a chi di dovere (?) un’appropriata extended play della mia partita personale; 5) ho un bisogno incontenibile di stare con mio figlio 6) ascoltando musica classica o jazz 7) e sorseggiando, ma soprattutto annusando, un goccio di Laphroig invecchiato dieci anni nelle botti di Porto (no, non sono qui a millantare di essere un esperto di Whiskey o di vini. So che fa figo, ma io non lo sono. Semplicemente qualcuno mi ha fatto conoscere i torbati e mi sono piaciuti parecchio, specie il Laprhoig. Ci sarebbe altro da dire su questo argomento, ma forse conviene che io mi tenga buoni dei temi per quei momenti in cui non so proprio cosa scrivere in questo spazio…; 8) sento il bisogno di leggere un po’ di narrativa. É da troppo che affronto solo articoli e saggi e temo di essermi un po’ inaridito; 9) vacanza? Qualcuno ha parlato di vacanza? Sarebbe ora di farlo, no? 10) a questo proposito, amo il mare. Sì, la montagna è stupenda, incredibile, affascinante, … ma il mare è il mare e ritengo non sia il caso di usare altri aggettivi. Mare per me è sostentivo, aggettivo, verbo, … Ecco, voglio andare in vacanza al mare con la mia famiglia; 11) Estate per me vuol dire anche fare un bel po’ di concerti in giro. Concerti al mare. Direi che non posso chiedere di meglio.

5 – Ora il gioco prevede che io nomini altri 5-11 blogger. Allora regalo questa (si spera) utile rottura di zebedéij a Stefano Covino, ai Gerebros, a Mariantonietta Montone, a Marco Fulvio Barozzi, a Marco Castellani e a Sabrina Masiero che nell’ordine gestiscono i seguenti blog:

1- mitescienza.blogspot.it

2- https://gerebros.wordpress.com/

3- https://relaxingcooking.wordpress.com/

4- http://keespopinga.blogspot.it/

5- http://blog.marcocastellani.me/

5- http://tuttidentro.eu

Mi scuso con eventuali blogger che ho dimenticato. Chissà: se sapessero che ho scordato di citarli, forse me ne sarebbero grati…

E ora passiamo a formulare le 11 domande per coloro che ho nominato.

1- In che ambienti amate scrivere di solito?

2- Quale pensi possa essere l’evoluzione futura del blog?

3- Cosa vi aspettate dalla vostra attività di blogger?

4- Secondo voi perché avete (abbiamo) pochi followers?

5- Vi piacerebbe fare il blogger di professione?

(Accidenti, undici domande sono proprio tante…)

6- Quando hai inaugurato il tuo blog, quale pensavi sarebbe stata la cadenza con la quale vi avresti scritto ?

7- Se organizzassero un congresso nazionale dei blogger (magari blogger scientifici), parteciperesti?

8- Nella tua percezione, quali sono le differenze più importanti tra l’avere un blog e l’avere una pagina personale molto attiva in un qualsiasi social network?

(Altre tre domande. Sto davvero soffrendo…)

9- Quanti parenti annoveri tra i tuoi followers?

10- Come ti senti quando ti rendi conto che è un po’ che non pubblichi nulla? Pensi di essere o di poter diventare un blog-addicted?

11- E ora la cosa che mi interessa di più: dopo aver letto tutto e essere stato da me impunemente nominato, … mi odi?

Argh! Pant! Puff! Ho finito.

Sono a pezzi.

Ora avverto tutti e poi mi regalerò una vacanza.

In soggiorno

 

SZ

Alieni cugini, figli di nostra CIA

Non volevo scrivere questo post – è spesso ritenuto troppo screditante parlare di simili faccende per chi come me si professa amante della scienza ed è impegnato nelle attività di un istituto di ricerca – ma se lo state leggendo, capirete che alla fine ho ceduto.

Ho letto l’articolo di Rampini (1) di commento alla notizia circa l’ammissione della CIA: gli UFO sono una loro creazione. Si tratterebbe di un esperimento aeronautico iniziato più o meno settant’anni fa e che sembra non interessargli più tenere nascosto al mondo.

Ora lo diranno in tanti: “gli UFO non mi hanno mai convinto”.

Succede sempre così. E allora lo dico pure io, motivandolo almeno un po’.

I problemi connessi con la loro esistenza come veicoli di extraterrestri in visita qui sulla Terra sono tanti e ne cito solo un paio: l’Universo è davvero democratico, non fa sconti a nessuno: la velocità della luce è quella per chiunque abiti il Cosmo e se noi abbiamo i nostri bei problemi nel tentare di raggiungere frazioni importanti di essa, quelle necessarie per spostarsi da qui e andare chissà dove nella Galassia, perché non dovrebbero averne anche loro?

Inoltre, se davvero hanno scoperto come aggirare questo problema così da andare lontano dal loro pianeta in tempi accettabili, come avranno risolto gli altri generati dal semplice fatto di muoversi a velocità relativistiche? Già, perché non penserete mica che andando a velocità prossime ai 300.000 km/s, non capiti nulla oltre il semplice arrivare in anticipo, vero? Volete saperne di più? Se non vi interessa un corso di Relatività (2) ma desiderate solo farvi un’idea di quali sorprese attendano viaggiatori verso luoghi lontani del Cosmo, vi consiglio vivamente la visione di Interstellar, film di cui ho già parlato in questo blog (3).

Immagine pubblicata per la prima volta nel Dossier "La vita nell'Universo": http://www.torinoscienza.it/dossier/la_vita_nell_universo_2517.html

Immagine pubblicata per la prima volta nel Dossier “La vita nell’Universo”: http://www.torinoscienza.it/dossier/la_vita_nell_universo_2517.html

Il secondo problema (ve l’avevo detto che ne avrei citato solo un paio…) è che tutti, ma proprio tutti vedono gli UFIs, tranne noi astronomi. Trascorriamo montagne di tempo a osservare il cielo a occhio nudo e con strumenti che, anche quando ci distraiamo per andare in bagno o per scaldarci un hamburger, ci raccontano se in nostra assenza è successo qualcosa di strano, ma niente, nulla, il deserto (cit.). Sembra proprio che gli UFIs attuino scelte precise, decidendo sempre di mostrarsi ai vari Tizio e Caio come quello qui a sinistra, ma mai a Sempronio.

Un’occhiata veloce alla parte inerente gli UFO del Dossier (4, 4-bis) reso pubblico dalla CIA, racconta di problemi molto umani e molto poco alieni intervenuti nei programmi dell’agenzia americana e derivati dalla decisione di spiare i cieli, specie quelli sotto il controllo russo, mediante gli aerei U2 per l’epoca rivoluzionari. Di seguito riporto la parte del dossier che ci interessa estrapolandola da un documento di alcune centinaia di pagine:

UFOs, AND OPERATION BLUE BOOK
High-altitude testing of the U-2 soon led to an unexpected side effect-a tremendous increase in reports of unidentified flying objects (UFOs). In the mid-1950s, most commercial airliners flew at altitudes between 10.000 and 20.000 feet and military aircraft like the B-47s and B-57s operated at altitudes below 40.000 feet. Consequently, once U-2s started flying at altitudes above 60,000 feet, air-traffic controllers began receiving increasing numbers of UFO reports. Such reports were most prevalent in the early evening hours from pilots of airliners flying from east to west. When the sun dropped below the horizon of an airliner flying at 20,000 feet. the plane was in darkness. But, if a U-2 was airborne in the vicinity of the airliner at the same its horizon from an altitude of 60.000 feet was considerably more distant, and, being so high in the sky, its silver wings would catch and reflect the rays of the sun and appear to the airliner pilot 40000 feet below, to be fiery objects. Even during daylight hours, the silver bodies of the high-flying U-2s could catch the sun and cause reflections or glints that could be seen at lower altitudes and even on the ground. At this time, no one believed manned flights was possible above 60000 feet, so no one expected to see an object so high in the sky.

Not only did the airline pilots report their sightings to air-traffic controllers, but they and ground-based observers also wrote letter to the Air Force unit at Wright Air Development Command in Dayton charged with investigating such phenomena.This, in turn, led to the Air Force’s Operation BLUE BOOK. Based at Wright-Patterson, the operation collected all reports of UFO sightings. Air Force investigators then attempted to explain such sightings by linking them to natural phenomena. BLUE BOOK investigators regularly called on the Agency’s Project Staff in Washington to check reported UFO sightints against U-2 flight logs.This enabled the investigators to eliminate the majority of the UFO reports, although they could not reveal to the letter writers the true cause of the UFO sightings. U-2 and later OXCART flights accounted for more than one-half of all UFO reports during the late 1950s and most of the1960s.

Dalle righe precedenti risulta quindi che più della metà dei casi di avvistamenti di oggetti volanti non identificati fosse dovuta all’attività della CIA. Sommiamo a questa metà il gran numero di fake costruiti ad arte, alcuni dei quali già smascherati dagli inquirenti; sommiamo infine gli errori compiuti da persone che, in perfetta buonafede, hanno preso i classici fischi per fiaschi e scopriamo che il 100% dei casi risulta spiegabile senza invocare l’arrivo di visitatori da altri mondi: insomma, stando alla CIA, gli UFO non esistono, con buona pace di chi vi ha dedicato l’esistenza e che nel frattempo, bisogna dirlo, non è riuscito a produrre davanti alla comunità scientifica nessuna prova valida della provenienza extraterrestre dei dischi volanti.

Illustrazione pubblicata la prima volta nel Dossier "La vita nell'Universo", http://www.torinoscienza.it/dossier/la_vita_nell_universo_2517.html

Illustrazione pubblicata la prima volta nel Dossier “La vita nell’Universo”, http://www.torinoscienza.it/dossier/la_vita_nell_universo_2517.html

Non è la prima volta che la CIA si decide a vuotare il sacco. Tra il 2013 e l’anno appena trascorso, quando con un tweet, quando con un articolo, lo ha già fatto in almeno un paio di occasioni. Suona un po’ strano che con un semplice cinguettio si possano liquidare circa settant’anni di avvistamenti, di film, di libri, trasmissioni radiofoniche, dischi, spettacoli, magliette, articoli, barzellette, minkjate, … sui cugini alieni in visita qui da noi, ma dobbiamo rassegnarci all’evidenza: la modernità è anche questo e un pulsante “invio” premuto al momento giusto può annientare secoli di oscurantismo e tonnellate di miti antichi e moderni.

Detto per inciso, questa notizia sugli UFO mi fa attendere fiducioso tweet analoghi scritti da qualcuno a conoscenza di segreti ignoti ai più. Chissà, magari questo qualcuno alle prese col cambio stagionale degli scheletri nel suo armadio, potrà decidere un giorno di rivelare un po’di verità sulla storia recente del nostro paese troppo a lungo taciute. Inoltre, inutile dirlo, spero tanto che, dopo un’attesa millenaria, un futuro profeta laico dotato di carisma e di dati seri, mostrerà un dossier o qualcosa di simile, smascherando definitivamente un famoso esperimento sociale andato fin troppo bene. Se ci sarò, sarà una vera goduria scrivere almeno un post sull’avvento di quel nuovo messia.

Ma torniamo pure agli UFO.

Un’altra ipotesi già da tempo avanzata è che i dischi volanti siano proprio dischi e non aerei, ma di fattura umana. A scuola ci hanno insegnato che dietro ogni leggenda si nasconde sempre una verità e sono assolutamente convinto, e la CIA me lo conferma, che nel caso della leggenda UFO si tratti di una banale verità umana. Se quei sospetti circa l’esistenza di dischi volanti prodotti da ricerche militari di chissà quale nazione terrestre fossero fondati, spero che ci venga presto rivelato ufficialmente: non vedo l’ora di congedare scomodi aerei, bella copia del trabiccolo dei fratelli Wright, per girare il mondo a bordo di un LP o di un piatto da batteria… della U.F.I.P. (5)

Per certi versi, mi dispiace parlare dell’argomento di questo post: come già è stato fatto notare altrove in rete, si è trattato di dire agli adulti che anche il loro Babbo Natale (6), quello che avrebbe dovuto portare in dono conoscenza, saggezza, immortalità, … non esiste. Non credo sia una grossa perdita: la nostra capacità di creare storie non si esaurisce di certo qui e presto avremo qualche altro mito moderno col quale sognare.

E poi, non è detto che la confessione della CIA faccia cambiare idea a chi ha deciso di credere a tutti i costi. La fede incondizionata in qualcosa dimostratosi irrazionale difficilmente si estirpa e non mi sembra così misteriosa nel suo rivelarsi ad alcuni piuttosto che ad altri. Trovo invece misterioso il persistere di quella fede nella testa di tanti piuttosto che solo in quella di alcuni.

Diversamente, trovo più interessante capire come si spieghi l’idea che si trattasse di “dischi” volanti. Dopo aver appreso dalla CIA che al fondo del fenomeno vi fossero aerei, quindi, schematizzando, “croci”, come giustifichiamo da un punto di vista percettivo l’assimilazione di queste croci a oggetti tondi e schiacciati?

Per capirlo, di sicuro andranno chiamate in causa le allucinazioni di massa alle quali da sempre il genere umano si è dimostrato vulnerabile, ma sospetto che una ricerca ben fatta potrebbe rivelare come il motivo di una simile “traveggola” si celi nell’estrema bellezza di quella favola per adulti nella quale per la prima volta si è parlato in modo convincente dell’ avvistamento di UFO discoidali.

Deve essere stata raccontata così tanto bene che, nell’immane passaparola da essa innescato, non ha fatto altro che riversarsi uguale a se stessa in tutte le narrazioni successive. Dall’elemento geometrico tondo e piatto, le nuove versioni di quel mito moderno non hanno potuto proprio prescindere e quel disco è rimasto in cima alle classifiche per almeno settant’anni.

Strano a dirsi, nonostante l’effettiva forma a croce dell’aereo U2, la rivelazione di “qualcuno venuto dal cielo” una volta tanto ha partorito l’esigenza di una figura geometrica diversa: il piatto, un piatto volante. Che sia l’indizio di una nostra tendenza innata ad abbracciare il Pastafarianesimo (7)?

Chiudo questo post con una preghiera: spero che ufologi, dilettanti o “professionisti” che siano, nonché tutti coloro i quali sono stati rapiti dagli alieni (e che per me non sono mai “tornati a casa”), si astengano dal commentare questo post al solo fine di “evangelizzarmi”. A loro va tutta la mia riconoscenza per aver lottato strenuamente nel tentativo di tenere in vita una bellissima storia. Bellissima, ma purtroppo falsa. Parola della CIA!

Mi spiace per loro, in fondo non facevano male a nessuno e – ritengo doveroso riconoscerlo qui – hanno alimentato l’unica fede per me davvero compatibile con la modernità, rendendo più intrigante il mondo nel quale vivono pure gli scettici.

Astrobiologia - Illustrazione pubblicata per la prima volta nel Dossier "La vita nell'Universo", http://www.torinoscienza.it/dossier/la_vita_nell_universo_2517.html

Astrobiologia – Illustrazione pubblicata per la prima volta nel Dossier “La vita nell’Universo”, http://www.torinoscienza.it/dossier/la_vita_nell_universo_2517.html

A loro va il mio grazie più sentito e l’invito a darci una mano nell’alimentare le aspettative aperte dall’astrobiologia, la ricerca di vita altrove nel cosmo condotta con metodi scientifici (8), e dalla congiunta ricerca di pianeti extrasolari abitabili.

SZ

1- http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/01/03/il-tweet-verita-della-cia-altro-che-extraterrestri-gli-ufo-eravamo-noi17.html

2- http://it.wikipedia.org/wiki/Relativit%C3%A0_ristretta

3- https://squidzoup.com/2014/11/25/lamore-ai-tempi-di-interstellar/

4) http://www.universetoday.com/104174/cias-declassified-documents-reveals-secrets-about-area-51-and-ufos/

4-bis) http://www.gwu.edu/sites/www.gwu.edu/files/downloads/U2%20%20history%20complete.pdf

5- http://www.ufip.it/index.html

6- http://news.leonardo.it/ufo-anni-50-cia-rivela-erano-nostri-aerei-spia/

7- http://it.wikipedia.org/wiki/Pastafarianesimo

8- Nel 2001 ne ho parlato in un Dossier. Lo si trova in rete, all’indirizzo:

http://www.torinoscienza.it/dossier/la_vita_nell_universo_2517.html

Sottofondo: Charlie Parker, Bird of Paradise

http://grooveshark.com/#!/album/Bird+Of+Paradise/2375981

conFUSIONE FREDDA

Ogni tanto, specie quando non posso proprio ritenermi esperto di ciò di cui desidero parlare (come è intuibile, capita molto, molto di rado…), trovo utile condurre una gedanken INKiesta per capire cosa ne sanno di un qualche argomento i miei compagni di viaggio imbarcati su questa immensa astronave Terra.

La prima volta è capitato col Bosone di Higgs (vedi “IL COSONE DI HIGGS”), oggi invece parleremo di FUSIONE FREDDA.

Non ne parlerò tentando di spiegarla perché, nel tentativo di farlo dopo aver studiato ciò che la rete mi racconta dell’argomento, non vi renderei un gran servizio. Meglio sarebbe se a farlo fosse qualcuno che, oltre a conoscere bene la materia, sia anche in grado di comunicarla al prossimo.

Ciò che invece mi preme fare in questo caso è improvvisarmi fisico come chiunque altro che legga sui giornali delle ultime verifiche cui la fusione fredda è stata sottoposta.

La storia di questa idea è oramai lunga: iniziata nel 1989 con l’annuncio della scoperta da parte di Fleischmann e Pons – annuncio rivelatosi decisamente prematuro – l’argomento fusione fredda ha conosciuto picchi di notorietà e valli di oblio fino a che poco tempo fa l’ingengere bolognese Andrea Rossi si è deciso a venire allo scoperto rivelando di averla ottenuta tramite un apparecchio di cui però non ha mai rivelato fino in fondo il funzionamento.

Il processo autocorrettivo della scienza esige di sottoporre sempre le nuove idee al vaglio di commissioni di esperti che tentino di riprodurre i risultati annunciati per ratificarne la correttezza – in pratica, un controllo qualità – e questo di solito viene accettato pacificamente da tutta la comunità scientifica. Dico di solito perché fino a poco tempo fa la maggior parte delle scoperte in campo fisico impiegavano un certo tempo a trovare una traduzione tecnologica vantaggiosa in termini anche economici.

Nel caso della fusione fredda, moderno Sacro Graal che, se fosse un processo fisico reale, potrebbe rappresentare la soluzione definitiva a problemi energetici alla base delle profonde disparità tra nord e sud del mondo, rivelare urbi et orbi i dettagli del processo prima di aver ottenuto un brevetto che tuteli gli scopritori, significherebbe per loro la gloria scientifica ma l’impossibilità di arricchirsi. Insomma, temo che al di là della questione squisitamente fisico-tecnologica, la fusione fredda ne sveli un altro tutto moderno di interazione scienza società. Se le cose stanno così, la domanda credo sorga spontanea: vi sembra giusto?

Ma ecco una carrellata di idee che serpeggiano nella gedanken società:

Confusione Fredda

Come dicevo, credo che la sociologia della scienza entri in gioco non appena ci si sposta dallo specifico campo nel quale siamo o crediamo di essere ferrati. In pratica, essa interviene subito e, anche nel migliore dei casi in cui ci troviamo ad avere a portata di mano un cosiddetto “esperto”, i processi che ci portano a credergli o a dubitare di lui hanno a che fare sempre e soltanto con la sociologia: lo conosciamo da tempo e quindi ci fidiamo di lui; lo conosciamo da tempo e quindi non ci fidiamo di lui; crediamo alla teoria per averla sentito da altri di cui ci fidiamo; sappiamo che si sa di lui che è/non è una fonte attendibile; ha un suo seguito; il suo aspetto e il suo modo di fare ci ricorda persone di cui ci fidiamo/non ci fidiamo; è riconosciuto a livello italiano/mondiale/cosmico; è stato intervistato in televisione; …

Ma, in fondo, cos’è un esperto?

Citando una celebre definizione dovuta a Weber, rinvenibile nella sezione “Espertologia”, appendice dell’infallibile Legge di Murphy, troviamo che è una persona che sa sempre di più su sempre di meno, fino a sapere tutto di nulla.

Ci sarà da fidarsi di costui?

A rendere ancora più spinoso il problema sollevato da Weber, ne sorgono altri, non ultimo quello – a dire il vero, abbastanza curioso – svelatomi dalla mia amica Antonella del Rosso (effervescienza.it) che lavora al CERN di Ginevra: quando viene pubblicato un articolo su di una ricerca davvero all’avanguardia, accade che i firmatari siano i più grandi esperti al mondo di quell’ambito (= di quel nulla?). Se essi sono tutti lì, chi può attuare quel famoso processo di verifica della veridicità dei risultati che va sotto il nome di peer review? A meno di creare un corto circuito che a tutti ricorda da vicino il “conflitto di interessi” (un concetto al quale noi italiani siamo oramai avvezzi per altri motivi di sicuro più prosaici), non vi è nessuna possibilità che la “scienza normale” possa giudicare in modo corretto i risultati di una scienza che, nel tentativo di spostare in avanti i paletti dello scibile, si ponga come “rivoluzionaria”.

Prima ancora che scientifico, il caso della fusione fredda mi sembra essere quindi un fatto di cronaca da tenere sotto controllo: se, come credo, ha davvero a che fare con la sfera giuridico-economica, vuol dire che siamo arrivati a un punto di svolta nella storia dei rapporti tra scienza e società.

Questo potrebbe essere un momento storico in cui, in assenza di una seria regolamentazione, nei centri di ricerca che contano in quanto a prossimità col tessuto sociale e rilevanza del cosiddetto spin-off (industria farmaceutica, alimentare, tecnologica, …) si potrebbe essere costretti a condurre per tempi lunghissimi una esistenza convenientemente “normale”: una ricerca soft caratterizzata da un rate costante di pubblicazione di articoli tale da rendere finanziabile l’attività senza però generare le fiammate tipiche di una attività che osa e che, nel farlo, potrebbe sì condurre alla ricchezza, ma rischiando al contempo la gogna mediatica.

Pensieri conFUSI, complice il caldo di un Luglio arroventato