Euclid, la Musica dei Cerchi (e l’origine delle Sfere)

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Questo fumetto nasce da un’idea, mia e del collega Sandro Bardelli, che presenteremo al prossimo convegno SAIt(1): provare con simili pubblicazioni a sfruttare l’opportunità offerta dai grandi progetti di ricerca europei che, a corredo della parte scientifica, impongono alle istituzioni selezionate di impiegare un’importante frazione delle risorse nella divugazione dei risultati ottenuti.

A volte accade che questa frazione di outreach venga interpretata sfumandola con strategie che a mio parere, più che con la divulgazione, hanno a che fare con un’ottima comunicazione istituzionale. Lo so, può sembrare una tautologia, ma chi lavora in questi ambiti sa quanto ambiguo e scivoloso possa essere il linguaggio quando opera simili distinzioni.

Proprio per non rischiare di creare qualcosa che possa muoversi sul confine tra atteggiamenti comunicativi adiacenti ma al contempo molto diversi, abbiamo  deciso di proporci per la creazione di fumetti che per natura possiedono almeno un pregio: molto più di quanto facciano depliantes, foto istituzionali, comunicati e cartelle stampa ben congegnati (dei quali crediamo che i fumetti costituiscano un ottimo complemento), mostrano di aver accolto l’invito a essere divulgativi.

Detto il pregio, parliamo di uno dei tanti possibili difetti del lavoro qui pubblicato e di quelli che verranno (li farò io, di conseguenza lo stile non sarà così diverso): indulgendo verso una presunta, agognata artisticità, queste mie tavole forse non spiegano così come fanno quelli a cui è avvezzo chi segue le evoluzioni della rara letteratura scientifica a fumetti presente sul mercato.

Ma del resto, come si misura l’artisticità (o la presunta tale)? E con quale metro si valuta il carattere divulgativo di una sequenza di immagini con testo? Insomma, prendetevi ‘sto fumetto così com’è e, se vi va, … divulgatelo.

Iniziamo allora con un fumetto che descrive la missione Euclid(2) gli obiettivi scientifici della quale speriamo siano stati già in qualche misura intuiti grazie alla lettura del fumetto.

Contiamo di continuare la sequenza dedicandoci alla divulgazione dei progetti CTA(3) e MAORY(4) dei quali ora non dico nulla, invitandovi però ad attendere i fumetti che li descrivono e che presto pubblicherò in questo blog.

Buon divertimento, sempre che troviate divertente ciò che faccio… 😦

 

SZ

Sottofondo: Concerto for Orchestra, Sz.116

 

1.- https://www.ict.inaf.it/indico/event/329/

2. –  http://www.asi.it/it/attivita/esplorare-lo-spazio/cosmologia-e-fisica-   fondamentale/euclid

3. – https://portal.cta-observatory.org/Pages/Home.aspx

4. – http://davide2.bo.astro.it/maory-bo/

 

 

Aforisma 8: John Cage (non) Dixit – Prima di scolpire l’aria

 

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L’anno scorso, grazie alla mia memoria di massa: gli ordinatissimi hard disk dei miei amici Gerebros1, sono tornato in possesso di un video che pensavo oramai definitivamente perduto.

Si tratta della mia interpretazione di 4’33” di John Cage eseguito, in anteprima mondiale, su una armonica cromatica: sulla mia armonica cromatica!

La registrazione venne fatta a Imola, presso la Fondazione Gottarelli2, dove il 4/12/2012 tenni una lezione-concerto su alcune composizioni di John Cage di ispirazione astronomica costruite a partire da cataloghi stellari, e sul loro rapporto con alcuni lavori di Kandinski, argomento dal quale ho poi tratto un articolo3.

Una volta ritrovato, per evitare di perderlo nuovamente, l’ho subito pubblicato sul mio canale youtube e, analogamente a quanto fatto con gli altri sette aforismi precedenti, avei voluto corredare il video di un articoletto qui sul blog.

Cage-al-tratto-costellazioni-atlas-1Purtroppo quando sono andato a cercare la bibliografia di cui mi ero servito per preparare la conferenza, mosso dall’intenzione di riprendere il contatto con concetti che avevo letto, assorbito e in buona parte dimenticato, ho scoperto di non essere solo capace di perdere i video, ma di essere addirittura in grado di smarrire una decina di volumi, alcuni dei quali anche… voluminosi.

La depressione seguita a questa perdita fu all’epoca così forte che decisi di rinunciare a scrivere alcunché, ma la scorsa settimana, provando per l’ennesima volta ad averla vinta sul disordine che impera da sempre in casa mia, quei libri sono saltati fuori tutti insieme dal recesso di fogli e ciarpame che li nascondeva alla vista.

Pur non provando più l’entusiasmo che avevo un anno fa, per continuità con gli altri post precedenti, mi precipito quindi a segnalarvi l’esistenza a) del video e, per chi avesse voglia di leggerlo, b) dell’articolo su Il Giornale di Astronomia.

L’esperimento condotto alla Fondazione Gottarelli mi diede molta soddisfazione: se nel lontano 29 Agosto del 1952, alla fine dell’”esecuzione” di 4’33” alla Maverick Concert Hall, riscuotendo più che applausi, il pianista David Tudor incassò il vibrato disappunto di molti dei presenti4, il pubblico di Imola si è invece dimostrato dotato di un gran senso dello humor o quantomeno di essere capace di cogliere un’occasione per rilassarsi.5.stef6968

I sessant’anni intercorsi tra la mia esecuzione e quella famosa prima del ’52 sono evidentemente serviti all’umanità per fare proprie istanze che all’epoca non potevano non apparire pionieristiche, per non dire inaccettabili. Inoltre, prima di “suonare” aprendo e chiudendo tre volte l’astuccio dell’armonica5 per sottolineare l’inizio e la fine dei tre movimenti – Tudor aprì e chiuse il coperchio che protegge la tastiera del pianoforte -, ebbi modo di preparare in modo adeguato il pubblico all’ascolto raccontando quali fossero le reali intenzioni del compositore.

Tutto ciò ha permesso agli spettatori di vedere la faccenda sotto una luce diversa e di sentirsi coinvolti in qualcosa di forse interessante per il ruolo “attivo” che gli richiedeva: in fondo, a differenza di quanto accade con la musica, il silenzio non viene creato o rovinato dal solo musicista, ma anche e soprattutto dal pubblico presente in sala.

, perché l’idea fondamentale di Cage era di attuare quello che chiamò framing, ovvero l’incorniciare momenti in un preciso intervallo temporale nel quale sarebbero stati i suoni casuali, quindi anche i rumori in esso accidentalmente contenuti, a formare il brano musicale.

hqdefaultIn un interessantissimo articolo di Smoje6, trovo l’occasione per accorgermi dell’esistenza di diversi tipi di silenzio che conoscevo già senza averne colto appieno il vero carattere: quello di Pärt e quello di Ligeti, quello di Stockhausen e quello di Nono, quello di Boulez, … Leggendo, mi sono quindi reso conto dell’importanza crescente che l’assenza di suoni ha rivestito nel ‘900, un secolo inflazionato dal frastuono di fabbriche (a dire il vero, già ampiamente iniziato nel XIX secolo), guerre, veicoli, impianti sonori, cellulari ai quali nessuno toglie la suoneria in treno, discorsi vacui che più lo sono e più vanno urlati e tanta, tanta musica indesiderabile e non richiesta che ci inquina i pensieri mangiandoci il sacrosanto diritto ad avere ognuno un “tempo proprio” interiore.

Grazie alla lettura di questo breve saggio, mi si è così rafforzata un’idea che definirei “a cage-433togliere”: il silenzio è la materia sulla quale agisce chi fa musica esattamente come il marmo è il materiale sul quale lavora chi scolpisce per togliere a quel blocco la forma originale e donargli quella voluta.

Mi piace pensare che la musica sia “scultura del silenzio” e da qui deriva il sottotitolo di questo post che, se non fossi così attaccato a una certa continuità tra alcuni tipi di post – in questo caso, gli aforismi musicali -, avrei messo al posto del titolo propriamente detto.

Tornando alla sera cui il video si riferisce, ricordo che alla fine del brano, mi venne offerta la seguente vista: un paesaggio di persone sedute comode con gli occhi chiusi, meditabonde, sonnecchianti, con la testa piegata indietro o con il mento a poggiare sul petto; braccia conserte, o sulla borsa o lasciate pendere ai lati della poltrona. Qualcuno le teneva in tasca; nessuno addormentato, ma tutti chiaramente alla ricerca curiosa di qualcosa nell’aria che non avevano mai notato o che avevano provato e subito dimenticato.

La mia sensazione fu che, una volta terminato l’esperimento (a tutti gli effetti, di questo si trattava…), fossero tutti sì scontenti, ma della breve durata di quel silenzio; una fuga dal pieno; il più bello dei brani.

 
SZ

1) http://www.gerebros.it/

2) www.fondazionetoninogottarelli.com

Il 2012 è stato il centenario della nascita del grande musicista statunitense, ma anche il ventennale della sua morte avvenuta nel ’92. In quell’anno le manifestazioni in suo onore sono state tante, specie qui a Bologna e provincia dove sono in molti a ricordare un suo “passaggio” di diversi anni fa.

3) … e tornammo a riascoltar le stelle, pubblicato nel numero 3 del Settembre 2013 del trimestrale “Il Giornale di Astronomia”, house-organ della S.A.It. (Società Astronomica Italiana); http://giornaleastronomia.difa.unibo.it/

4) Cage raccontò che “a causa di questo, persi degli amici ai quali tenevo moltoPensavano che chiamare musica qualcosa che non sei stato tu a fare, equivalesse, in un certo senso, a gettare fumo negli occhi. (…) Nessuno rise, si irritarono quando si accorsero che non sarebbe accaduto nulla e di sicuro dopo trent’anni non l’hanno ancora dimenticato. Sono ancora arrabbiati”

(…) Dopo il concerto ci fu una tumultuosa sessione di domande fra il pubblico e i compositori culminata nell’esortazione di un artista: “Brava gente di Woodstock, cacciamo via dal paese questa gente!” (Tratto da: Gann, Kyle, Il silenzio non esiste, Isbn Edizioni)

 5) Confesso che, pur sapendo come il compositore avesse stabilito esattamente le durate dei tre movimenti nei quali il brano è suddiviso, quella sera non le ricordavo e avevo pure dimenticato di appuntarle su qualcuno dei fogli che avevo con me.

6) Smoje, Duika, L’udibile e l’inudibile, Enciclopedia della Musica vol. 1, Einaudi

Le parole e le cose vive

 

 

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Fa impressione leggere certe notizie in prossimità della santa pasqua. No, non parlo di attentati o altri drammi oramai quotidiani. Pur capaci di fare ancora notizia sui giornali, sono oggetto di statistiche1 che ne ridimensionano l’importanza, ma ovviamente questo ridimensionamento è appannaggio solo di chi a) non cade vittima degli attentati e b) le statistiche le legge e non di chi invece si lascia puntualmente catturare dalla trappola emotiva della notizia che tanto indigna, fa vendere giornali e fa vincere elezioni.

La notizia alla quale mi riferisco è invece la seguente: Craig Venter, lo Steve Jobs o il Bill Gates della biologia (il calzante paragone lo prendo in prestito da Odifreddi2), ha annunciato di aver creato con la sua equipe un batterio che possiede un corredo minimo di geni, circa 500, quelli davvero essenziali per consentire a un organismo, seppur semplicissimo, di espletare tutte le funzioni vitali di base3.

Pur non essendo affatto religioso, nel leggere questa notizia mi è riaffiorato alla mente il famoso passo della Bibbia (Genesi, 2, 18):

Allora il signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati.

In esso troviamo un Adamo appena creato che non posso fare a meno di immaginare un bel po’ intontito per l’essersi ritrovato, senza averlo mai desiderato, unico arbitro di uno strano spettacolo alla X-Factor: orde di animali gli passano davanti in attesa di ricevere da lui un nome. E come biasimarlo per l’intontimento? É entrato in scena al punto 7, quindi poche righe prima del punto 18 cui faccio riferimento, e ancora non ha avuto nemmeno tempo e modo di capire cosa un desiderio sia, né se gli interessi davvero trovare ‘sti nuovi nomi.

In ogni caso, il mio lontanissimo antentato, un novello Linneo, pare possedesse già un linguaggio adeguato e una fervida fantasia che in quell’occasione esercitò in modo creativo. Al passare degli animali sul “palco” di fronte a lui, elaborò nomi sempre originali e condivisibili (ancora li condividiamo).

InfoNascoste-RecoveredTrovo l’idea affascinante: ogni partizione del reale diventa davvero tale solo dopo essere stata dotata di un nome. Guarda caso, l’inizio di tutto è il verbo (anzi, il sostantivo…) e l’unica eccezione a questo discorso poietico è proprio Dio che, indipendentemente dall’avere un nome, “è colui che è” e che riesce a essere se stesso anche senza che qualcuno per comodità lo indichi col semplice nome che gli abbiamo dato. I nomi degli animali inventati da Adamo qui assumono quasi il ruolo di una misura fisica ante litteram e in effetti, qualche millennio dopo, i termini latini usati per indicare gli elementi del reale diverranno vere e proprie formule tra le meno ambigue per identificare con una precisione crescente l’appartenenza di piante/animali/fenomeni a categorie più generali.

Prima dell’intervento di altre categorie ancora, quelle proprie della scienza, l’estensione delle cose, il loro inizio e la loro fine nel tempo e nello spazio, era sancito dal loro nome. Il vocabolario era il catalogo del mondo e i confini dell’esistente erano dati dalla prima e dall’ultima lettera usate per scriverli e dal primo e dall’ultimo suono usati per pronuncialri. I confini degli enti erano quindi sovrapponibili ai confini delle stesse parole usate per chiamarli in causa.

Replicazione-RecoveredLa tassonomia assunse così il ruolo di una complicata geografia dell’esistente che si serviva di descrizioni verbali sintetiche destinate poi a sgretolarsi per lasciare spazio alle strane sigle della chimica e ai numeri della fisica. Un processo mai terminato e colto brillantemente nel suo divenire dall’occhio vigile di Foucault il quale ha rivelato il processo di adattamento del linguaggio alla realtà in tutta la sua potenzialità (episteme), ponendo così le basi per una archeologia del sapere4.

Il concetto di Dio non è però l’unico ad essere sempre sfuggito alla regola dell’ingresso nell’esistenza tramite le etichette da noi elaborate. Pur vedendosene assegnato uno, anche il fenomeno “vita” ha rivestito il ruolo di eccezione: sappiamo cosa definire “vivo”, ma lo facciamo solo servendoci di un educato buon senso e, se ci venisse chiesto cosa davvero sia la vita, scopriremmo che oltre a darne una descrizione generica, non sappiamo fare molto di più.

Il giornalista Bob Holmes condusse nel 1998 un interessante esperimento5: chiamò al telefono diversi biologi chiedendo a tutti di dare una loro definizione di “vita”. Ciò che scoprì è che nessuna delle definizioni proposte coincideva con le altre mettendo così in evidenza quale sia il primo problema col quale si ha a che fare quando, ad esempio, si cerca di capire se siamo soli nel cosmo: non sappiamo davvero cosa cercare, se non copie di noi stessi, in quanto non sappiamo, anzi, non sapevamo cosa sia la vita.

Oggi, finalmente, dopo aver compiuto innumerevoli tentativi (si veda, ad esempio, quello storico, estremamente interessante a opera di E. Schrödinger6) e proprio nel giorno in cui i cristiani festeggiano la resurrezione del loro dio, giunge notizia della creazione in laboratorio di un una nuova cellula artificiale: un organismo minimo, un compresso mp3 biologico; una specie di mini-golem ottenuto plasmando la materia e privo di particolari attributi.

Come l’articolo pubblicato su Science spiega, esso è stato ottenuto in dieci anni di lavoro durante i quali si è provveduto a semplificare sempre più il patrimonio genetico dei prodotti via via creati artificialmente alla ricerca di una essenzialità che ricorda quella già desiderata in campo fisico: particelle elementari per capire su cosa poggia la realtà tutta; organismi elementari per capire cosa è vivo e cosa non lo è.

La notizia immagino costituisca l’inizio di un percorso che in un futuro non molto lontano ci condurrà a creare in laboratorio un vero e proprio organismo vivente. Il Dio della Bibbia era curioso di vedere come Adamo, la sua creazione migliore (?), una sorta di magazziniere o di impiegato del catasto, avrebbe “schedulato” le altre sue creazioni meno interessanti (??). Oggi Adamo si rivela così tanto cresciuto da dimostrarsi addirittura capace di creare nuovi viventi da catalogare.

RNA-Recovered Quello che qui mi interessa sottolineare è che, generandolo da sé a partire da oggetti vitali molto, molto semplici, l’uomo si trova finalmente nella posizione di poter dare una definizione minima, essenziale, sintetica, esaustiva e non ridondante del fenomeno vita.

Certo, il cosmo è così grande da poterci riservare sorprese e forse un giorno potremo scoprire come la vita altrove funzioni in modo alquanto diverso, procedendo lungo vie ancora per noi inimmaginabili. Ma almeno il fenomeno terrestre è compreso. Così tanto compreso da essere riusciti a riprodurlo artificialmente.

E se prima l’esistente era tale per l’aver ricevuto un nome, ora lo è per l’aver meritato una definizione operativa contenuta in una sequenza di azioni che consentono di sintetizzare il vivo. In ogni caso, Venter è un uomo, gli uomini da Adamo in poi danno nomi e se proprio ne volete uno anche per il nuovo prodotto di laboratorio, se oltre a voler sapere cosa è la vita, desiderate ancora sapere come essa si chiami, eccovi servito il suo identificativo datole dal dio-adamo Venter (& Co.): SYn3.

SYn3 è ancora di un essere a livello cellulare, ma un giorno, statene pur certi, lui stesso vi fornirà le sue generalità, nonché il suo numero.

No, non quello di archivio.

Quello del suo cellulare.

SZ

 

Le illustrazioni di questo articolo sono già state pubblicate, in versione colorata, sul trimestrale SissaNews, house-organ della S.I.S.S.A. di Trieste

1) https://www.gam.com/en/insights-content/anti-panic-manual-don-t-be-the-turkey/

You’re More Likely to Die from Brain-Eating Parasites, Alcoholism, Obesity, Medical Errors, Risky Sexual Behavior or Just About Anything OTHER THAN Terrorism

Anti-Terrorism Spending 50,000 Times More Than on Any Other Cause of Death

You’re Much More Likely to Be Killed By Lightning than by a Terrorist

2) Piergiorgio Odifreddi, L’ottavo giorno fu creato il batterio, La Repubblica, Domenica 27/3/2016, pagina 43

3) Ovviamente chiedo scusa per eventuali imprecisioni presenti nel mio linguaggio biologico. Invito chi può apprezzarla a leggere direttamente la notizia dall’articolo originale:

http://science.sciencemag.org/content/351/6280/aad6253.full-text.pdf+html

4) Michel Foucault, Le parole e le cose – Un’archeologia delle scienze umane, BUR

5) https://books.google.it/books?id=Si083LXvYCcC&pg=PA1&lpg=PA1&dq=bob+holmes+what+is+life&source=bl&ots=-AOxDhw739&sig=rOcMw-zDwikIDK3i-LRrdIC3s8w&hl=itsa=Xved=0ahUKEwjgp5n0zeHLAhVFuxQKHeP4BuwQ6AEISzAG#v=onepage&q=bob%20holmes%20what%20is%20life&f=false

6) Erwin Schrödinger, Che cos’è la vita?, Adelphi