CRONACA VIRUS – Il mio primo giorno di vera segregazione domestica

                                                           IL FORMAGGIO E I TOPI

L’ansia di non possedere le cose che mi potranno servire in questo periodo di isolamento forzato mi ha dominato fino a ieri. Allora le ho dato ascolto un’ultima volta e, non appena i negozi hanno aperto, sono andato di prima mattina a fare la spesa per prendere qualcosa di fresco da aggiungere alla mia invidiabile collezione di surgelati e scatolame.

Per scrupolo, sono passato anche da una farmacia a chiedere se per caso vi fossero mascherine. Mi è stato detto che è possibile averle solo prenotando e che costano 19 euro. “Quante ce ne sono in una confezione?” ho chiesto, come è normale che sia, sentendo il prezzo.

La tipa, con una espressione supponente che in altri frangenti le avrebbe fatto guadagnare un immediato e sonoro vaf… all’indirizzo suo e dei suoi cari, risponde quasi compiaciuta: “Una”.

“Grazie. Ci penso”.

All‘interno del supermercato mi muovo progettando finemente la traiettoria dei miei spostamenti tra le corsie. Compio in tempo reale tutta una serie di calcoli veloci e di aggiustamenti successivi con l’effetto immediato di sentirmi un esperto della NASA alle prese col problema di stabilire la traiettoria migliore per il rientro di un satellite in atmosfera – in realtà, si tratta solo del mio carrello che, a onor del vero, manifesta una notevole inerzia – o di quella da dare a una sonda da inviare lontano sfruttando al meglio l’effetto fionda.

Ovviamente, dovendo per evitare contagi mantenere almeno un metro di distanza dal mio prossimo, se scopro che la corsia dove avvisto ciò che mi interessa è già “abitata” da qualcuno, non essendo essa larga esattamente quanto la Quinta Avenue, aspetto che prima si liberi e poi mi avvicino.

Mentre sto prendendo alcuni pacchi di pasta integrale (pensavo di averne di più, e invece…), una ragazza si avvicina a me e al mio carrello spaziale e, totalmente incurante di quella raccomandazione circa la distanza, si china a pochi centimetri dalla mia posizione per far suo un prodotto posto nello stesso scaffale della pasta. Fatto questo, colpa forse del mio fascino, non accenna ad andare via.

Io purtroppo scopro di non sentire per lei alcuna attrazione, quindi mi allontano velocemente.

In generale, noto un totale disinteresse per i semplici suggerimenti del governo e dei virologi diffusi tramite radio, televisioni, giornali, internet. Ci si guarda reciprocamente in cagnesco o, che forse è peggio, ostentando indifferenza per te, per il virus, per la situazione, … quasi a dimostrare che lo stato di allerta non è una cosa interessante, degna di attenzione.

Il supermercato inizia a popolarsi, specie in alcune aree geografiche dove sono esposti i prodotti più classicamente adatti a essere consumati in un bunker antiatomico, e conseguentemente le mie traiettorie si fanno più complesse, involute; disperate, a volte.

Decido di accelerare ulteriormente e mi levo dalle balle.

Ecco, qui finisce la mia cronaca molto parziale della giornata di ieri, anzi, del suo inizio. Da qui in poi invece comincia quella di oggi.

E oggi non uscirò. Non ho motivi seri per farlo.

Sulla carta, quindi, questa è la mia prima giornata di vero isolamento.

Una giornata tutta da inventare.

SZ

 

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