NASCOSTI DIETRO UN “INDICE”

Squid mascherato

In questi giorni sto leggendo su Facebook moltissimi post-invettiva contro il governo stavolta colpevole, si afferma, di non rispettare la cultura che si propaga tramite cinema, teatro, musica dal vivo, …

A tal proposito, un artista mio amico lì su fb, a sostegno della sua idea che comunque ci si possa lo stesso esibire in pubblico, posta il seguente estratto del decreto:

“Sono sospese le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro”.

Pur apprezzando molto la specificità del suo messaggio – che, a differenza di tutti gli altri decisamente troppo generici, cita a sostegno della sua idea un punto particolare del documento governativo mostrando così il fianco a chi come me, trovandolo “falsificabile”, desidera controbattere – mi trovo a leggere il passo citato in modo diametralmente opposto.

Non credo affatto che il governo si sia dimenticato della cultura e di chi se ne fa portatore, promotore, promulgatore, interprete, amplificatore, creatore, … o presunto tale. Credo piuttosto che sia riuscito, mostrando una volta tanto grande capacità di sintesi, a esprimere un concetto universale, lasciando agli operatori dei vari settori potenzialmente interessati il compito di valutare la capacità intrinseca della loro attività di aggregare persone, confinandole in spazi che possano implicare, anche solo occasionalmente, una pericolosa promiscuità.

Avessero scelto di elencare le attività, le categorie, i casi specifici, …, avremmo corso il rischio che, in corrispondenza di una possibile dimenticanza, di una possibile assenza di una voce particolare, si sarebbero sviluppati diversi focolai difficili da identificare, isolare, sanare.

Anche io, da mangiapresti quale sono, mi sono subito chiesto cosa ne sarebbe stato degli assembramenti di fedeli in chiese, moschee, ecc… convinto che sarebbe stato chiuso più di un occhio di fronte alla decisione dei singoli capi e sottocapi religiosi di celebrare ugualmente le cerimonie quotidiane.

Scopro, invece, che, pur non essendoci ancora (aggiungerei “purtroppo”) controlli così capillari, il decreto parla davvero chiaro: prevedendo che i fedeli di qualsiasi confessione possano sentirsi protetti dalla mano divina, se non addirittura chiamati a un dovere finanche superiore ai precetti statali, si proibisce di organizzare anche quel genere di manifestazioni, Punto. Non si tratta di una crociata atea. Si tratta di prudenza.

Il decreto è chiaro e non chiede di essere interpretato mettendo in gioco il solito, italico “secondo me…” a cui segue, altrettanto italicamente un comportamento non consono. In questa situazione ci stiamo perdendo tutti – anche io, oramai non più stipendiato, mangio grazie a ciò che faccio. E solo se lo faccio – ma il rischio di perdere molto di più è forte, grande e al momento non quantificabile.

Se addirittura gli esperti consultati dal governo manifestano perplessità sul da farsi, delle nostre piccole, grandi sicurezze di profani “dotati di buon senso” non ce ne facciamo proprio nulla. Non ci devono interessare.

Se si parla di armonizzazioni di scale, gli esperti  da consultare sono di sicuro i musicisti.

Nel caso si parli di come si interpreta un ruolo in un film, in un’opera teatrale, in uno spot, … gli esperti da contattare sono di sicuro gli attori, i registi e tutto il personale che gravita attorno a quel fantastico mondo.

Se si tratta di capire come bloccare una epidemia, gli esperti sono… c’è bisogno di dirlo? Si tratta di professionisti che valutano il pericolo che incombe anche su chi fa o fruisce cultura. Tra l’altro, pare che essa non immunizzi affatto…

Certo, il dissenso ha valore. Di questa emergenza si può e si deve democraticamente discutere senza però gettare benzina sul fuoco e, a tempesta passata, cercheremo di capire tutti insieme se è stata trattata nel modo giusto. Quello che di sicuro invece va evitato… come la peste (!) è l’iniziativa personale, già dichiarata nel decreto come fuori legge.

Se chiedessi ad amici, conoscenti, fan, … di venire a sentire un mio concerto, di venire a vedere un mio spettacolo, di venire a seguire una mia lezione, una mia conferenza, …, probabilmente (ne dubito, ma ragiono per assurdo) riuscirei a convincere un bel po’ di persone a radunarsi per il mio piacere (e guadagno). In ogni caso, sono sicuro che poi, tornato a casa, alla mia solitudine e ai miei consuntivi personali, non sopporterei il peso del dubbio di avere potuto causare la propagazione di un virus di cui ancora non si è capita appieno la perniciosità.

Si, perché un virus non è qualcosa che genera un rapporto uno a uno tra te, probabilmente infetto, e un tuo interlocutore, anche lui magari non proprio a posto. E se già mi risulta un peso insostenibile sapere di aver nuociuto a “uno”, il sospetto che, a causa della lunga incubazione asintomatica, io possa aver nuociuto a molti senza poterlo capire in tempo reale, si rivelerebbe un peso troppo grande da portare da solo.

Quindi questo uso del concetto di cultura, sbandierata come vessillo dietro il quale mi sembra più facile che si nasconda il bisogno di guadagnare la “cento euro” che si va a prendere in un locale, in un teatro, o chissà dove, trovo sia alquanto discutibile e profondamente lesivo del concetto stesso di “cultura”. Un concetto profondo e profondamente legato a quello di rispetto per le scelte, la libertà, la sicurezza e, in definitiva, per la vita altrui.

Insomma, lo Stato non sta affatto tentando di arginare la cultura. Almeno non lo sta facendo in questo frangente. Sta però, questo sì!, tentando di arginare il virus così da non trovarsi presto di fronte a un’emergenza sanitaria che, oltre ai malati, produce enormi disagi pratici, economici, gestionali negli ospedali e nei reparti di terapia intensiva già in grande affanno.

Beninteso: non sono affatto filogovernativo, ma non sopporto l’idea che lo stato debba sempre essere percepito come il nemico del cittadino: sulla carta è, o dovrebbe essere, proprio la somma dei singoli e in questo caso, e forse solo in questo, ravviso una grande capacità decisionale dell’esecutivo di fronte al nemico ignoto: sono infatti ignote la sua origine, i veri rischi che comporta sul lungo periodo come ignota è anche la sua reale capacità di propagazione e, cosa fondamentale, la sua cura.

Se avesse deciso altrimenti, ci saremmo di sicuro trovati a protestare contro uno Stato reo di avere favorito, non tutelandoci con decreti ancora più restrittivi di questo, l’industria farmaceutica, la presunta lobby dei medici, quella dei proprietari di cliniche private che presto sarebbero coinvolte per puntellare il tracollo abbastanza inevitabile delle strutture pubbliche, …

Prendiamo piuttosto la situazione come una splendida occasione per capire come fare a portare in modo sicuro, nonostante il blocco, la nostra vera o presunta arte al pubblico. Immaginiamo nuovi mercati, costruiamo nuove opportunità lavorative, nuovi modi di produzione che, non essendoci prima alcun motivo di teorizzarne l’esistenza, attendevano da tempo di essere scoperti. Sono sicuro che la rete possa offrire molto di più del semplice e abbastanza vacuo sollazzo da social.

Eviterò quindi di elencare, di porre in un indice i singoli post di questi amici che si dicono silurati, “messi all’indice”(scusate la ripetizione, ma mi piace troppo il gioco di parole), messi al bando dal virus della presunta ostilità governativa.

Insomma, siamo ragionevoli.

Mettiamoci non una mascherina, ma un bavaglio ed evitiamo di dire minkjate.

La cultura, quella vera che da sempre vi piace e che in altri momenti avete davvero difeso (faccio finta che l’ultima volta abbiate taciuto), ve ne sarà grata.

 

SZ

 

 

 

 

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Un pensiero su “NASCOSTI DIETRO UN “INDICE”

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