CRONACA VIRUS – Giorno 43

(RI)NASCERE DENTRO

 Esiodo narra dei figli di Gaia, la madre Terra, e di Urano, il Cielo, che nascevano nel ventre della madre ma non vedevano mai la luce per la opprimente presenza del padre che copriva incessantemente la dea, fecondandola senza sosta.

La ribellione a un certo punto fu forte e carbonara: Crono, uno dei tanti figli nati in cattività, accettò di farsi armare la mano dalla madre la quale gli consegnò un falcetto col quale lui evirò il padre.

Questi, in preda a un dolore fisico e morale indicibili, finalmente liberò la consorte dal suo abbraccio serrato e si allontanò lasciando ai figli la possibilità di venire alla luce, di venire al mondo, sul mondo, e di vivere la loro vita.

Crono, armato di falcetto – a questo punto, mi chiedo se non abbia poi trovato traduzione nell’immagine della grande mietitrice – diventerà il nuovo padrone del mondo. La storia si ripete: anche lui verrà a sua volta destituito da Zeus, uno dei suoi figli ma, a differenza di suo padre Urano, riuscirà a mantenere un notevole controllo su tutto: quasi un governo ombra, agisce indisturbato insinuandosi in tutti gli avvenimenti col suo potere… temporale.

Questo accadeva nella notte dei tempi. Invece nel giorno dei tempi, al giorno d’oggi, a oscurare i nostri cieli è stata l’emergenza: se prima avevamo stelle, ora abbiamo lampadari; se prima la promessa era quella degli ampi spazi aperti, ora siamo chiusi nell’aria viziata dalla nostra stessa presenza.

In queste condizioni si può ancora nascere dentro come pure fecero i fratelli e le sorelle di Crono? La mia personale risposta è sì, e ne ho le prove: oggi, 21 Aprile 2020 è ufficialmente nato un mio nuovo figlio.

Ufficialmente la fecondazione è avvenuta il lontano 4 Giugno del 2012 nella sala di registrazione Modulab Studio di Casalecchio di Reno (BO), ma da allora non si erano ancora verificate le condizioni giuste per farlo venire alla luce. Non era ancora Crono; non era ancora tempo.

E oggi, dopo quasi otto anni, posso presentarvi SOLO, DUO, TRIO: il mio nuovo CD nato in cattività dall’incontro tra il mio progetto e la casa discografica a simple lunch che ha già accolto due miei lavori: il primo, Brother Buster, è un CD registrato in duo con il pianista e compositore Marco dal Pane col quale interpretiamo sue musiche originali, nate per commentare il film The General di Keaton. Il secondo, Caronte – tra Calabria e Sicilia, è invece un progetto del tutto diverso: lì affronto da solo, sovraincidendo diversi strumenti, un repertorio di miei brani originali dedicati alle mie origini miste.

Si tratta di un disco di jazz con alcune brevi divagazioni classiche compiute grazie ad alcuni brani di Bach per violoncello solo che ovviamente affronto con un piglio  jazzistico, diverso da quello classico che ho usato nei video del progetto Te Mundum (Laudamus).

In questo progetto convergono almeno tre anime differenti, entrambe accomunate dal bisogno di emanciparmi dalla presenza di strumenti armonici che sostengano le note della mia armonica. A differenza degli altri strumenti a fiato, l’armonica può fare pezzi di accordo e da tempo mi sono dedicato a sviluppare una tecnica che mi consente di suonarli facendo intuire le note che, pur se assenti, suonano nella testa di chi ascolta quasi per simpatia.

Una delle due anime di cui dicevo è quella che spesso spera di rimanere… SOLO e lo dichiara procedendo lungo il percorso già tracciato in QUANTA (Map, 2000) e CARONTE, due CD di ispirazione decisamente ECM. Un meta-progetto, quindi, tutt’altro che concluso e che prevede per il futuro la registrazione di un disco in totale solitudine, senza cioè l’apporto di altri e altro (qui altro sta per le elettroniche usate in molti brani di QUANTA e CARONTE).

Quando sarà, e sarà molto presto, affronterò la sala di incisione così come già da tempo affronto molti palchi: da solo con l’armonica e null’altro a distrarmi (e aiutarmi) dalla ricerca di ciò che davvero posso dire quando costretto, come in questo periodo, a un certo solipsismo musicale. Tra le tracce di questo nuovo lavoro, è possibile trovare due tracce registrate in totale solitudine e che per questo anticipano il carattere di quel progetto futuro.

La seconda anima è quella che ama intavolare un intimo dialogo tra due interlocutori. Seguendo questa tendenza, mi sono ritrovato a far colloquiare la mia armonica con la voce di Lara Luppi e il flauto dolce basso del polistrumentista Gianluca Barbaro: due persone alle quali sono profondamente legato da anni, sia da un punto di vista artistico che, soprattutto, umano.

La terza e ultima anima è invece quella che, stimolata dall’ascolto di pietre miliari che portano il nome di Joe Henderson, Chet Baker, Bill Evans, Keith Jarrett, Police, … – registrazioni nelle quali il perfetto equilibrio del TRIO rivela tutta la sua rotondità – tenta, irriverente, di produrre con un’armonica qualcosa che abbia anche solo lontanamente la stessa essenziale ed equilibrata bellezza.

Suonando la mia armonica in modo… armonico, mi ritrovo così a completare il quadro di insieme già perfettamente delineato dalle note del contrabbasso di Paolo Ghetti, mentre il mio dito indice sinistro, battendo sulla piccola cassa armonica della SUZUKI SCX 64, si sovrappone alle complesse tessiture ritmiche della batteria di Giancalro Bianchetti.

In definitva, sono felice che sia arrivato il tempo di ribellarsi alla condizione di innascibilità che fino a poco tempo fa aveva relegato il master della mia registrazione in un cassetto. Paradossalmente, è venuto alla luce durante un’emergenza che ha convinto me e i produttori a optare per la produzione del solo formato digitale, rimandando la sua realizzazione come CD fisico a tempi migliori, se mai arriveranno.

Figlio nato in cattività, quindi. Qualcosa che potrebbe anche intristire. Per non farlo, mi ricordo che si tratta pur sempre di una nascita e che il mondo online sfugge da sotto la fessura della porta chiusa di casa mia e dai difetti dei miei infissi per effondere nel mondo della rete nel quale correre libero, lui può, per andare su tutte le piattaforme di vendita.

SOLO, DUO, TRIO – Senza un piano di riferimento ha così abbandonato anche questo mio piano terra. Trattasi dell’evasione perfetta: grazie a lui, io sono qui e altrove; ubiquo e ambiguo; metà fisico e metà metafisico; analogico e digitale; vivo e morto (cit.); SOLO e in compagnia; SOLO e DUO; TRIO e trito.

Consideratelo come un messaggio in bottiglia che spero raccogliate in tanti.

No, non lo faccio certo con l’obiettivo di arricchirmi: è onestamente molto, molto improbabile che io ci riesca con la musica che produco e con le ridicole quote sui proventi che spettano a chi, artista o produttore che sia, si lancia in simili operazioni.

Si tratta solo di lasciare traccia, indizi del mio passaggio che, oltre ai soliti fornitori di acqua, luce e gas i quali mi scrivono interessati esclusivamente a ciò che ho (?), possano condurre chi mi ascolterà fino a questa tana perché interessato a ciò che sono.

Il solito problema dei due ausiliari…

Nel frattempo, nel mentre la casa discografica combatte con un problema al server che non le consente di aggiornare subito il sito – dovrete credere sulla parola quanto detto fin qui -, ho scoperto di avere vinto un concorso all’INAF-Osservatorio di Catania.

Si torna a fare l’astronomo divulgatore!

E si torna in Sicilia!

Mi sa che stasera festeggio in compagnia: invito il mio alter-ego Angelo a dividere con me una pizza…

 

SZ

 

Le dieci fatiche di Squid Zoup

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É da poco più di un mese che non scrivevo qualcosa in questo blog, ma ritengo di poter essere considerato un assente giustificato.

É stato un periodo particolarmente intenso e interessante durante il quale, oltre ai quotidiani impegni, ho fatto sei concerti, tenuto due conferenze, ho fatto da guida scientifica per un gruppo di appassionati di trekking, ho parlato a un meeting internazionale riassumendo il contenuto di due poster nei quali raccontavo due progetti, uno di ricerca, l’altro di comunicazione; ho disegnato, scritto, viaggiato e recitato in un corto prodotto dal Laboratorio Creativo Gerebros.

Insomma, un gran bel periodo dal quale sono emerso più o meno integro; stanchissimo, ma felice di avercela fatta a fare tutto, divertendomi davvero tanto.

É stato un periodo così intenso da non essere riuscito ad annunciare nella sezione “prossimi E20” il concerto del 20 Febbraio al teatro San Salvatore di Bologna con il cantautore Vincenzo Scruci. Grande animale da palcoscenico, mi ha chiamato a suonare i suoi bellissimi brani, vere e proprie narrazioni trasudanti italianità, anzi, meridionalità, con lui alla voce e al pianoforte e Giannicola Spezzigu al contrabbasso.

Non ho nemmeno avuto il tempo di annunciare il concerto del 21 Febbraio al teatro di Castello d’Argile (BO) con il pianista e compositore Marco Dalpane. In quell’occasione, con i suoi brani contenuti nel nostro disco Brother Buster, io e Marco abbiamo commentato tutto il film The General di Buster Keaton. Se nel disco ho suonato solo la mia solita armonica cromatica, nell’ultimo concerto ho ricoperto (e riScoperto) anche il ruolo di rumorista: per l’occasione, ho infatti rispolverato tutto l’armamentario di piccole percussioni ed effetti che usavo tempo fa nei concerti con Lara Luppi e Stefano Cappa o con Joyce Yullie, Barbara Evans, Giampiero Briozzo e un bel po’ di altri artisti con i quali giravo il mondo prima che crollassero le due torri.

Il 21 Febbraio, prima di andare a suonare con Marco, lungo un percorso cittadino che connette la chiesa di San Petronio a quella di San Michele in Bosco, ho raccontato la storia e l’uso delle meridiane e degli orologi solari bolognesi più famosi a un gruppo di appassionati di social trekking. L’occasione fornitami da Giuseppe Misurelli era ghiotta: con la scusa di doverlo spiegare a un gruppo di curiosissimi appassionati di passeggiate naturalistiche e culturali, ho studiato sui libri di Giovanni Paltrinieri un argomento al quale prima o poi varrà la pena dedicare almeno un articolo.

Non sono riuscito nemmeno ad annunciare le due conferenze del 27 Febbraio, una al liceo Einstein di Molfetta (BA) e l’altra al Planetario di Bari dove mi hanno invitato a parlare due grandi amici: Fabio Caruso, insegnante di lettere in quella scuola e Pierluigi Catizone, responsabile delle attività divulgative della bellissima cupola ospitata nella Fiera del Levante.

Dopo tanta negligenza, per una sorta di par condicio, non potevo certo comunicare l’arrivo, sempre a fine Febbraio, di ben quattro concerti: tre a Bari (Kabuki, Ladisa) e Trani (Comfort) di presentazione del disco The night has a thousand eyes con gli amici di sempre Guido di Leone, Francesco Angiuli e Mimmo Campanale e l’altro ad Acquaviva delle Fonti con Fabio Caruso e Pasquale Mina.

Intanto ho lavorato a un cartone animato che spero di pubblicare presto qui sul blog, ho lavorato a due progetti astronomici e a un paio di articoli scientifici. Conto di parlare presto di alcune di queste cose, ma nel frattempo mi premeva dire che le ho fatte: pare sia un effetto collaterale generato dall’avere un blog, ma non aver raccontato nulla per un mesetto mi ha fatto sentire davvero in colpa verso quei pochi che mi seguono assiduamente.

Pur non essendo un Ercole, nell’illustrazione jn alto mi sono rappresentato al posto dell’eroe mitologico immortalato nell’omonima costellazione mentre, invece che con l’Idra di Lerna, lotto con un calamaro gigante, il mio alter ego in questo blog. Allora non dodici fatiche, ma dieci tentacoli: i miei interessi che mi hanno tenuto avvinghiato fino a pochi giorni fa in una stretta avviluppante con la quale solo noi stessi possiamo soffocarci.

Con questo post, annuncio quindi una normale ripresa delle trasmissioni sul canale di questa pagina.

A prestissimo

SZ