A quindici anni di distanza da Qui

io-che-guardo-quadri

Come ogni anno, anche stavolta sono riuscito ad andare ad ArteFiera.

É uno di quei classici eventi capace di farti sentire orgoglioso di vivere in una città che prova costantemente ad allinearsi con quanto di bello accade nel resto del mondo.

Farsi una passeggiata dal centro fino al quartiere fieristico, approfittare per prendere un caffé lungo il percorso; arrivare e immergersi in una atmosfera pregna di una certa attesa di bellezza; scoprire che il progetto della bellezza interessa tante persone mentre di solito si è convinti che il progetto più diffuso sia quello della distruzione globale del mondo, dell’imbrattamento e dell'”imbruttamento”, fa bene. Permette di abbassare il diaframma e impone per qualche ora di sotterrare l’ascia di guerra.

Sarà per la crisi, ma anche quest’anno la kermesse risultava ridotta in dimensioni. Nulla a che vedere con le edizioni di tanti anni fa quando, arrivato da poco nella città felsinea, mi perdevo fra padiglioni adiacenti, sovrapposti, connessi, sconnessi e strabordanti proposte artistiche di ogni tipo.

Ma tant’è. Mi rallegro del fatto di aver trovato nei due padiglioni 25 e 26 uno sforzo immutato di dare diversi ritratti non (sempre) banali al periodo storico nel quale viviamo.

Mentre ero lì, compiendo un rapido raffronto mentale con le opere del passato, per un attimo mi sono trovato a valutare non come arte, ma come illustrazioni tecniche le tele, le foto, le sculture, le installazioni che si paravano davanti ai miei occhi nei vari stand. Un giorno, unitamente agli elettrodomestici, alle auto, ai libri, ai film, esse consentiranno a qualcuno di capire tecnicamente cosa stesse succedendo alla gente in quel lontano inizio del XXI secolo.

Il mio giro non è durato molto e dopo poco più di due ore mi sono ritrovato nella luce di una bella Domenica bolognese.

Di solito, il bottino di sensazioni che mi porto a casa è abbastanza ricco.

Confesso che invece quest’anno, se non fosse stato per i soliti Pomodoro, De Chirico, De Pisis, Sironi, Burri, Fontana, Melotti, sarei tornato a casa a mani quasi vuote (in realtà sono stato piacevolmente incuriosito da un lavoro di Spazzoli e da altri di Deodato).

Chissà, forse si tratta di una crisi degli attuali movimenti artistici, orfani di grandi idee da sottoporre al mondo.

Dimenticandomi per un momento quanto nelle edizioni precedenti sia stato piacevolmente suggestionato da diverse nuove proposte, e avendo constatato in questa edizione della Fiera di essere riuscito a vibrare solo di fronte alle opere dei nomi su citati, un dubbio mi sorge: forse dovrei leggere la mia parziale delusione di oggi pensando di essere sì un “uomo del mio tempo”,  ma arrendendomi al contempo di fronte al dato di fatto di essere comunque un figlio del ‘900.

Lo dico con una punta d’orgoglio, ma anche come confessione di una certa inerzia mentale: le mie radici culturali sono in quel tempo, a Quindici anni da Qui.

Vado a letto con questo dubbio.

La notte porterà insonnia.

SZ

Sottofondo: silenzio, se non fosse per il gorgogliare del frigo che, freddo conservatore, custodisce pensieri di pancia

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2 thoughts on “A quindici anni di distanza da Qui

  1. Da qualche anno l’Arte Fiera di Bologna è meno interessata all’arte contemporanea preferendole l’arte moderna.
    Una scelta voluta, che risale al tempo della presidenza Montezemolo – manager Fiat – dell’Ente Fiere di Bologna , e che pare sia dettata dalla volontà di rendere “specializzate” le due importanti fiere d’arte italiane di interesse internazionale, quella di Bologna per l’appunto e Artissima di Torino, con Torino “capitate” italiana del contemporaneo.

    A mio parere influisce anche la scarsa proposta nazionale di arte contemporanea, ma non è il caso adesso di lanciarsi in un’analisi del “sistema” cultura del nostro paese che ci porterebbe molto lontano dalle tue poetiche considerazioni.

    Saluti Cosmici ed estetici Angelo !*

  2. Ciao, Antonio! Benvenuto in questa zouppa!
    Confesso di essere all’oscuro di simili dinamiche che di sicuro sono reali.
    Da semplice fruitore, mi sono sempre fermato alla superficie esterna del fenomeno ArteFiera. Di arte contemporanea qui ne ho vista molta, tanto da farmi credere che fosse una fiera del contemporaneo con una certa “diluizione” di moderno, ma, non essendo proprio un esperto, non so dirti se quelle che ho visto siano da considerarsi opere di serie A o se invece si tratta di lavori meno importanti di quelli esposti a Torino. Non sarebbe male se qualcuno che conosce bene la manifestazione bolognese, venisse qui a dirci come stanno le cose. In ogni caso, nel mio post non volevo mettere in discussione una manifestazione che mi piace molto per gli intenti e per l’atmosfera che lì si respira. In ciò che ho scritto, a essere sotto esame era solo il sottoscritto, la sua ondivaga capacità di essere al passo con i tempi e un certo malcelato orgoglio per l’essere impregnato di una linfa novecentesca che ancora soddisfa il mio gusto personale.
    In ogni caso, trovo interessante ciò che scrivi. Meriterebbe di essere approfondito.
    Mi raccomando, torna a trovarmi presto da queste parti, ok?
    🙂

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