CRONACA VIRUS – Giorno 49

GAUDIO DA MAL COMUNE

Mentre giorni fa facevo la spesa, respirare nella mascherina mi appannava gli occhiali che mi sono indispensabili per capire che prodotto ho davanti, di che marca è, quanto costa.

Mi sono così accorto che la presbiopia si combina col COVID 19 rendendomi capace di vedere ciò che nemmeno 11/10 mostrano in modo così chiaro: la presenza dell’aria.

La vedo e ne colgo il flusso, il movimento. Quella combinazione mi spiega visivamente il significato del verbo respirare mentre l’aria va e viene sulle mie lenti, appannandole, e non posso che metterla anche questa sutuazione nel novero di tutte quelle nelle quali l’emergenza mi ha regalato nuove consapevolezze di cose che davo per scontate.

Scopro addirittura che l’aria – quella che se non c’è, … manca – può dare pure fastidio: nello stesso momento in cui mi accorgo della sua presenza, essa mi nasconde cosa vi è oltre le mie lenti. Insomma, anche respirare può dare fastidio.

E quindi che faccio, non respiro?

Non è possibile.

E quindi che faccio, non metto gli occhiali?

Non è possibile.

E quindi che faccio, non metto la mascherina?

Non è possibile.

Allora mi rassegno a capire che tutto ha un prezzo: la vista, l’aria, la salute.

E anche la consapevolezza che è bella, ma, diciamocelo: è pure una bella rottura.

Forse è per questo che la scienza dà spesso fastidio: è un occhiale che mostra nel dettaglio ciò che, pur stando sotto gli occhi di tutti, nessuno riesce a scorgere. A volte dona una vista appannata che per molti proprio non può competere con il piacere offerto dal vedere benissimo altre cose. anche se magari non utili o dannose.

Essa mette in evidenza le nostre debolezze, proteggendoci da errori e pericoli che come un virus si presentano senza preavviso, ma ci suggerisce anche di adottare atteggiamenti scomodi, di cui spesso non capiamo fino in fondo l’importanza.

É per questo che credo di comprendere come mai molti non vedono l’ora di togliere la mascherina e di andare in giro a fare quello che gli pare.

L’hanno sempre fatto: hanno sempre ignorato ogni genere di protezione di cui non capivano e/o non volevano capire fino in fondo l’utilità, ma la loro negligenzaprima si presentava come un modo di fottersi da soli. Una scelta libera e più o meno consapevole.

Ora, invece, sentono il peso del farsi del male facendone anche ad altri. Gli è stato spiegato bene e, pur non capendolo fino in fondo o non accettandolo, non possono più far finta di nulla.

Allora che fanno? Semplice, sperano che tutti si comportino come loro così da sentirsi legittimati a vivere rischiando.

Lo desiderano così da sentirsi meno stolti e irresponsabili, facendo eventualmente finta di essere state  vittime del caso e dimenticando di essere state un suo amplificatore.

Desiderano che tutti facciano come loro per poter far finta, pur vedendola sulle lenti appannate, che l’aria non esiste e che, se davvero c’è, diciamocelo pure: è un disturbo.

SZ

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