CRONACA VIRUS – Giorno 8

                                                             WIRE RUNNER

Ieri sera ho visto in televisione l’episodio intitolato Rete di protezione della serie Il commisario Montalbano e in essa il protagonista, da “cinquantino” medio classicamente in difficoltà con la moderna tecnologia informatica, si sorprendeva di poter interrogare in video-chiamata un ragazzino connesso da casa sua.

Strana coincidenza, proprio poche ore prima avevo sostenuto on-line l’ultima prova di un concorso durante il quale la mia immagine seduta alla scrivania, traduzione in bit e sintesi bidimensionale della mia persona tridimensionale e del suo ambiente di sfondo, mi ha rappresentato davanti a una commissione di quattro analoghi avatar: tre astronomi e una amministrativa.

In tempi normali, sarei andato di persona, facendo viaggiare molto poco sinteticamente la mia novantina di chili per circa 800 chilometri. Piacere di viaggiare (quando e se c’è) a parte, essendo al verde come può esserlo chi è senza lavoro da circa un anno e mezzo, l’aver risparmiato circa 300 euro di biglietto ha costituito per me un notevole vantaggio.

Volendo poi essere pignoli, quei 90 chili hanno il vizio di mangiare anche in trasferta. Hanno persino bisogno, ovunque si trovino, di dormire e di inquinare, e tutto ciò ha un costo che fa aggiungere alla cifra già prima risparmiata un “imponibile” di altri 100 o duecento euro.

Questo il computo bruto di ciò che si può e, nelle mie condizioni economiche, assolutamente si deve calcolare.

Ora invece parliamo dell’imponderabile: prendere un aereo, tra la preparazione del viaggio, andata e ritorno dagli aeroporti, tempi di attesa per l’imbarco, tempi di attesa per scendere dall’aereo, … “consuma” ore e ore del nostro tempo, producendo stress, stanchezza, nervosismo e a volte anche un po’ di depressione.

In aggiunta a questo, vi è il disturbo che si arreca a chi, amico o parente che sia, decide di aiutarti ospitando il sacco delle tue cellule, nutrendolo, permettendogli di inquinare e tollerando ciò che dice e fa.

Incuriosito, sono quindi andato a vedere quanto carburante consuma per passeggero un aereo lanciato su una tratta lunga come quella che avrei dovuto percorrere. Inutile dire che non ho trovato il calcolo esatto per quel caso particolare. Ho però trovato elementi utilissimi per farmi un’idea approssimativa, quella che davvero importa ai fini di questo discorso, di quanto stavolta io abbia risparmiato, a causa degli eventi, trattenendo il mio ingombrante contenitore qui a casa sua, a Bologna.

Ho così scoperto che nelle fasi di decollo/atterraggio, un aereo “secca” circa uno o due terzi del serbatoio, e questo è il motivo per il quale più la tratta è lunga, e più è conveniente. Ho trovato il calcolo per un Boeing 747 che, con una capienza di più di 500 passeggeri, copre la tratta Milano-New York. In quel caso, pare che il consumo di carburante dovuto al peso di ogni singolo passeggero chilometro sia di circa 0,02 litri al chilometro.

Ipotizzando che un aereo come quello che avrei preso per percorrere una tratta circa nove volte più breve di quella usata per il calcolo precedente abbia a regime gli stessi consumi, ho fatto risparmiare (la compagnia aerea ovviamente non lo direbbe così…) alla comunità più o meno 16 litri di carburante: decisamente poco se confrontato al consumo che avrebbe implicato un viaggio in auto o in treno.

Allora ho forse fatto male? Valutazioni personali a parte, quelle che tendono a dare un peso enorme all’imponderabile cui facevo riferimento prima – lo so, sembra un non-sense, almeno fintanto che siate voi a dover viaggiare -, scopro l’acqua calda: standomene qui a occupare solo mezz’ora del mio tempo e consumando meno di un Gbyte, ho conseguito un risultato di tutto rispetto.

In fondo, non ho fatto altro che mandare lontano una sintesi della mia persona: una res extensa, ma stavolta bidimensionale, aggiornata dal computer dalle 30 alle 60 volte per secondo – e una res cogitans rappresentata dall’audio nel quale la prima res sinteticamente riferiva sull’argomento richiesto ciò che e mie cellule hanno fin qui elaborato.

Luce, audio e bit contro chili. Qualcuno forse potrebbe obiettare che, nonostante tutto, dato il basso consumo di carburante per passeggero, sarebbe stato meglio andare di persona. Greta, puntando il dito contro le ingenti emissioni di anidride carbonica prodotte dal velivolo, avrebbe molto da obiettare; e ne avrei anche io, prendendomela con il rumore che produce un aereo quando decolla e atterra: abito vicino a un aeroporto e buona parte della mia giornata si svolge sulla stupida, ripetitiva e cacofonica colonna sonora suonata dalle turbine di centinaia di aerei in transito qui sopra casa mia.

Ma non divaghiamo e, convinto che in futuro, sia che le cose migliorino, sia che peggiorino irrimediabilmente, sarà questa l’informazione veramente utile, vediamo quale è l’equivalente in bit di una persona.

Secondo un calcolo che ho trovato in un bel libro, guarda caso, sul teletrasporto, un corpo umano contiene circa 1028 atomi. Sapendo che la descrizione di un atomo necessita di circa 100 bit (onestamente mi sembra poco, ma mi fido), otteniamo un totale di 1030 bit per persona. Dal momento che un hard disk con una capienza di un Terabyte contiene circa 1012 byte, quindi 8 x 1012 bit, risulta che ci vorrebbero 1018 hard disk da un Tera l’uno per portare in giro l’equivalente in unità di informazione della mia graziosa persona.

Sempre in rete ho trovato che il peso del pacco di spedizione di un piccolo hard disk di quella capienza è di circa 250 grammi, che fanno circa 1017 chili di sintesi di un candidato che si sposta per andare ad affrontare la prova orale del mio concorso.

Quindi, tralasciando l’inquinamento che produrrei in termini di fastidio per il mio eventuale ospite, sembrerebbe che tutto ciò dia ragione allo scettico il quale, ora che abbiamo calcolato quanto “pesano i miei bit” e avendo intuito quanto costerebbe portarli in giro (assumendo, esagerando un po’, un peso medio procapite di 100 chili, portare tutti i miei hard disk equivarrebbe a trasferire il peso di circa 1015 candidati!), propende ancora di più per il viaggio dell’intera mia persona.

In fondo essa, proprio perché reale, è sintetica: in essa, tutte le mie informazioni sono compresse, zippate come solo la Natura sa (ancora) fare.

Purtroppo abbiamo ancora una volta valutato come trasferire il tutto che, qui lo ricordo più che mai, è di più della somma delle parti di cui ci siamo fin qui occupati.

Allora preferisco mandare una qualche differenza conveniente tra me e la somma delle mie parti e scelgo quella convenientissima compressione, anch’essa frutto della genialità naturale, costituita dal mio simulacro. La nostra “figura” (immagine, luce) e il nostro aspetto interiore reso manifesto da concetti espressi a voce (suono), ci consente di dimenticarci che siamo pesanti, ingombranti, inquinanti, per permetterci di focalizzare la nostra attenzione su aspetti che potrebbero addirittura essere piacevoli e, a ben vedere, vista la sintesi che attuano, non così banali.

Tutte cose già note da tempo ma che, come tantissime altre, davamo per scontate. Sappiamo bene che in futuro, a emergenza finita, non dovremo abbassare la guardia e che dovremo ancora temere il virus e i suoi colleghi. Ciò che fa paura non si dimentica facilmente mentre, caso strano, ciò che fa bene e che per questo non temiamo, tendiamo a dimenticarlo.

La procedura concorsuale tramite videoconferenza ci offre un ottimo esempio di ciò che sto dicendo: si tratta di una opzione già contemplata in precedenti concorsi, ma riservata solo a casi eccezionali. Da ora in poi, sarebbe meglio che si invertissero le voci, definendo eccezionale la necessità (non la possibilità) di incontrare il candidato di persona e preferendo sempre vederlo… de visu (nuova accezione possibile del vedersi in video chiamata?).

Alla fin fine, abbandonata, perché divenuta pericolosa, la retorica della stretta di mano, dare dignità alla persona e alla sua res extensa così fragile e ingombrante, significherà anche consentirle di non pagare in denaro, stress, debiti morali e soprattutto tanto, troppo tempo, ciò che potrebbe costarle solo pochi minuti e giga.

Sembra quasi il temuto trionfo della dimensione dell’apparire sull’essere, ma a fare la differenza sarà ovviamente ciò che l’apparente avrà da dire (l’app-adire?)

Con buona pace di Cartesio, con un piatto di pasta e un bicchiere di vino oggi quindi festeggio sì l’estensione reale del mio corpo, ma anche e soprattutto la sua evidenza, la sua res manifesta atque loquens, sintesi compressa, res brevis, del mio reale tridimensionale. Una differenza che ieri ha fatto risparmiare alla somma solida delle mie parti un bel po’ di soldi e fatica.

Praticamente oggi festeggio il mio mp4.

 

SZ

 

Ringrazio qui pubblicamente la mia carissima amica Margherita Pellegrino, fantastica insegnante di Latino e Greco dello stesso liceo che da studenti ha ospitato entrambi per ben cinque anni. Il suo aiuto nel trovare la forma latina delle estensioni alle definizioni di Cartesio che mi servivano in questo articolo mi è stato a dir poco fondamentale.

 

 

 

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