Nuoverrimo mondo

Profughi terrestri 2Qualche giorno fa, mi ha colpito la notizia che una società olandese, la Mars One, ha deciso di inviare nel 2013 un manipolo di persone su Marte per iniziare una timidissima colonizzazione del “pianeta rosso”. Secondo alcuni degli articoli  che ho consultato in rete, gli astronauti saranno solo quattro, secondo altri ventiquattro; una oscillazione attorno al valore vero che racconta in modo chiaro come ci sia stato un problema nel tam-tam mediatico tanto simile – ne è la traduzione moderna – alla propagazione dell’errore nel gioco del passaparola che si faceva da bambini. I futuri pionieri, quattro o ventiquattro che siano, già da oggi hanno iniziato a sottoporsi alle selezioni che in una prima fase prevedono per ognuno dei concorrenti (sono già diecimila… ) l’invio di un video di presentazione lungo un minuto. La particolarità più eclatante di questa missione è che una volta selezionati e spediti nello spazio, i pionieri non potranno mai più fare ritorno alla madre Terra e, proprio come dei veri coloni, finiranno la loro esistenza sul quarto pianeta del Sistema Solare. É il lento avvicinarsi di profezie moderne formulate sottoforma di romanzi e racconti di fantascienza con i quali io, ma evidentemente non solo io, sognavo da ragazzo? Le sabbie di Marte, La città e le stelle, La luna è una severa maestra, Cronache Marziane, … sono classici nei quali si parla proprio di un futuro in cui qualcuno vivrà in pianta stabile su Marte o sulla Luna e mi trastullo con l’emozione che l’annuncio di una simile iniziativa regala. Ieri, quella dell’uomo che si trasferisce in un altrove posto fuori dall’atmosfera terrestre era solo ipotesi letteraria; oggi di quell’ipotesi se ne sono appropriate la scienza e la tecnologia e siamo tutti qui a sentir dire che il futuro, quello di un’epica preconizzata pochi decenni fa e riferita a tempi ancora da venire, un domani non troppo lontano potrà diventare realtà. Una realtà che forse vivranno anche quelli della mia generazione che, dati i tempi annunciati, possono ragionevolmente sperare di vivere, direttamente e indirettamente, le emozioni che regalerà una simile avventura umana. Sentire come si possa entrare col proprio corpo in un gioco un tempo solo letterario al quale veniva affidato lo stesso spazio mentale di favole per bambini altamente improbabili, mi fa inorgoglire per il fatto di vivere un’epoca privilegiata, almeno da questo punto di vista: quella in cui la mente immagina e il mondo si adegua a essa con tempi di reazione sempre più brevi, facendo prendere forma al prodotto della mente, per quanto bislacco esso possa essere. Oggi, parlando di questa notizia con un collega in Osservatorio qui a Bologna, mi sono sentito rispondere che “lui non è d’accordo con una impresa simile”. Le sue motivazioni sono perlopiù di ordine morale: si sa che si manderanno quei coloni incontro a morte sicura e prematura e questo è per lui qualcosa di inaccettabile. Un simile commento mi ha aperto una nuova prospettiva di pensiero su di un tema che oramai catalogavo tra quelli già sviscerati in modo più che adeguato dai vari Clarke, Asimov, Heinlein, … : se i loro romanzi mi avevano preparato alla possibilità fantapolitica di guerre di emancipazione delle colonie spaziali dal controllo della madre Terra (qualcosa che ricorda da vicino il Boston tea Party del 16 dicembre 1773 che secondo molti fu la scintilla responsabile dello scoppio della rivoluzione americana), il dubbio espresso dal mio collega mi ha fatto pensare a tutta una serie di nuovi problemi  connessi a grandi temi come, a esempio, il libero arbitrio e la possibilità di scegliere come vivere, quindi anche di come morire. Problemi che, a mio avviso, nessun autore di fantascienza prima si era posto in questi termini per il semplice motivo che la società non li aveva ancora vissuti così intensamente come ci è capitato in un recentissimo passato. Mi è al contempo apparso chiaro che molte delle lotte sociali caratterizzanti il nostro tempo, potrebbero non essere altro che possibili prove tecniche di trasmissioni future che andranno in onda in scenari decisamente esotici: mandare un uomo a vivere su Marte – un posto dal quale gli verrà impedito di tornare a causa di impossibilità tecnologiche, economiche e mediche (una volta lì, 1) i coloni non avranno da costruire un veicolo per il ritorno, 2) per noi qui sulla Terra sarebbe troppo costoso farli rientrare e 3) il loro adattamento alla gravità marziana li renderebbe definitivamente inadatti a quella terrestre) – diventa così il campo di applicazione di atteggiamenti moderni messi a punto dall’umanità grazie alla discussione pubblica di casi come quello di Welby e di Eluana Englaro, giusto per citarne un paio. A rendere ancora più strana la faccenda, a renderla ancora più torbida e sapida di grandi questioni morali, c’è che la Mars One avrebbe deciso di fare di questa spedizione un immane reality show. I nostri eroi diverrebbero quindi quattro (o ventiquattro) Truman del futuro che vivrebbero, anzi, sopravviverebbero e morirebbero sotto gli sguardi morbosi di diversi miliardi di persone. Un’altra inziativa simile, notizia anche questa di pochi giorni fa, è quella che prevede invece il reclutamento di una coppia di astronauti, un lui e una lei, meglio se sposati. Obiettivo: studiare il loro comportamento fisio-psicologico per il tempo che prende compiere un periplo di Marte e ritorno. In questo caso, i rischi potrebbero rivelarsi addirittura maggiori di quelli che si troveranno ad affrontare i coloni marziani e il campo delle ipotesi sull’esito della missione potrebbe arrivare a coinvolgere finanche quello giuridico: bisognerebbe inventare di sana pianta un codice in corrispondenza delle voci violenza domestica, divorzio, … con l’unica semplificazione costituita dal non dover mettere mano alla voce abbandono del tetto coniugale... A ben vedere, Marte potrebbe essere null’altro che un ulteriore luogo dell’animo umano.

SZ

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2 thoughts on “Nuoverrimo mondo

  1. Ciao Angelo ,innanzitutto scusa la mia ignoranza nello scrivere e impostare una mia risposta , premetto che non ho niente in contrario con una ipotesi di colonizzazione ( anche se per me ancoratroppo prematura a livello d intelligenza umana ) ,.ma nonsarebbe piu logico prima cominciare ad insediarsi sulla luna costruire per poi affrontare una futura partenza da li per altri pianeti ,come marte , che tra l altro mi sembra un ancora un pianeta invivibile anche se tra i migliori di quelli intorno? Devo dire anch io sono sempre stato affascinato dalla fantascienza per cui niente di meglio se l uomo potrà andare ovunque.
    un abbraccio max

  2. Pingback: L’amore ai tempi di Interstellar | SQUIDZOUP – Il blog di Angelo Adamo

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