CRONACA VIRUS – Giorno 51

COME ERBA TRA I SANPIETRINI

Ieri ho bucato l’appuntamento quotidiano con queste cronache. Sentivo che sarebbe successo: era nell’aria. Ho provato strenuamente a non farlo accadere, e invece…

È stata per me una giornata infernale, interamente occupata dall’obiettivo di finire il video sulla costellazione dei Pesci che poi ho pubblicato a tarda sera.

Un’operazione che mi ha davvero provato: il traffico di auto, furgoni, moto e persone qui davanti casa mia è tornato a essere quasi quello pre-emergenza sanitaria e il rumore prodotto da tutto questo rimescolio di gente – un vocabolo che qui vuole avere il valore di un’offesa – mi ha costretto a ripetere decine di volte intere sequenze.

Voi forse vi starete chiedendo: “ma, se davvero vuoi offendere, perché non la chiami gentaglia?”. Se così è, vi rispondo che credo sia il caso di fare dei distinguo. “Gentaglia” è per me un termine da usare per indicare delinquenti o comunque persone il cui agire è dettato da una precisa volontà di nuocere al prossimo.

In questo caso, invece, voglio solo indicare persone che, normali, non si rendono davvero conto di cosa fanno e, convinte di “ragionare con la loro testa” e, soprattutto, di farlo bene, compiono azioni stupide, dicono eresie evitabili, plaudono l’agire e il dire di altra gente, se non di gentaglia.

Mi danno la netta impressione di vivere in un modo tale da farmi sospettare che se si potesse sottoporre la vita delle persone a una valutazione numerica e, per questo, sempre oggettiva, la loro potrebbe risultare essere per la società più un danno involontario che un vantaggio voluto.

Tornando alla mia giornata di ieri, essa ha risentito di alcuni cambiamenti che gradualmente si sono verificati nella mia gestione del tempo.

Nell’ultima settimana ho infatti dovuto occupare con altre attività le mattine che per quasi due mesi ho dedicato a queste cronache, e questo cambiamento ha fatto slittare il consueto appuntamento con la scrittura alle ore serali.

Ieri sera, una volta pubblicato il video, stavo proprio preparandomi a fare il resoconto della cinquantesima giornata di reclusione quando alcuni amici mi hanno chiamato da Palermo invitandomi a una rimpatriata su Zoom e scombinandomi così la tabella di marcia.

So bene che il mondo non se n’è accorto e che forse l’assenza dalla mia pagina Facebook della CRONACA seguita da quel bel numero tondo-tondo l’ha notata solo qualcuno dei miei pochi lettori, ma sentivo di dover dare una spiegazione: in fondo, quando ho iniziato a fare questi resoconti, ho preso una specie di impegno con me stesso e con chi avrebbe deciso di seguirmi. Un impegno al quale ieri sono venuto meno. Non ne vado affatto fiero.

Poi, però, usando uno slogan suggeritomi tanti anni fa da mio cugino Gianluca, mi sono detto “datti scampo”, mi sono autoassolto e sono riuscito pure a dormirci su.

“In fondo”, mi sono detto, “mi sono solo macchiato del delitto di cedere di fronte alla possibilità di entrare in contatto in maniera diversa, ma di sicuro più immediata e forse autentica dello scrivere, con miei simili, anzi, con miei amici”.

Quando ho ricevuto il loro invito, non ho né opposto resistenza, né ravvisato la presenza di motivi così tanto buoni per non accettare di farmi una bella chiacchierata: in fondo, una videochiamata su zoom è al momento il massimo della socialità che, almeno ancora per pochi giorni, possiamo permetterci.

Di ‘sti tempi, è l’equivalente di un vero e proprio evento mondano, di una kermesse, di un summit, di un happening… al quale bisogna assolutamente presenziare.

Se non lo si facesse, se non si prendessero simili occasioni al volo (volonline), lo sappiamo bene: si potrebbe intravedere all’orizzonte la possibilità di una certa incombente ed esecranda perdita di umanità.

Non nascondo che quell’invito mi ha sorpreso: per cinquanta giorni le cosiddette videocall tra amici erano state spontaneamaente rimandate al fine settimana, mentre nei giorni feriali riunioni del tutto analoghe, permesse dalla stessa applicazione usata per le prime, venivano descritte come videoconferenze e avevano come oggetto argomenti di lavoro.

Sembra che nei due casi a cambiare sia solo il modo di chiamarle, ma in realtà è la sostanza ad essere del tutto diversa.

In ogni caso, sapevo che non poteva durare: come l’erba che, ostinata, è tornata a crescere tra i sanpietrini, anche le normali forme di socializzazione hanno fatto breccia nel bitume di paura che aveva asfaltato tutta la società conferendo quella rigida alternanza tra videocall e videoconf alle nostre dinamiche interpersonali.

L’esigenza di vedersi, di parlarsi “di persona”, di guardarsi in faccia, di canzonarsi, di discutere, di confrontarsi, … è fortissima e  l’avere ceduto ieri sera così facilmente alla tentazione della connessione, mi ha confermato ancora una volta che tutti noi appartenenti a questa specie, chi più, chi meno, siamo animali estremamente sociali e socievoli.

Se avessimo resistito di più, se fossimo riusciti ad andare ben oltre il 4 Maggio, proprio in virtù di questa caratteristica così radicata nel nostro DNA culturale e, ne sono sicuro, presente anche in quello biologico, saremmo di sicuro andati incontro ad altri e ben più macroscopici cambiamenti nei modi del nostro interfacciarci; un cambio riflesso, o forse generato, da modi del tutto diversi e inesplorati di trattare i mezzi della comunicazione interpersonale già a nostra disposizione.

Magari avremmo assegnato nuovi nomi ad altre forme e occasioni di connetterci mediate la solita app per videocall/vdeoconf e tutto avrebbe pian piano continuato a svolgersi in modo uguale e al contempo diverso, così da mantenere viva quella solita, sana e necessaria abitudine di scambiarci sguardi, chiacchiere e pareri.

E invece no: in vista di Lunedì prossimo, in vista del “liberi tutti”, stiamo già oliando i cuscinetti a sfera, stiamo già preparando la lista di acquisti, stiamo già programmando i prossimi incontri e ferie.

In fondo, non stiamo facendo null’altro che assecondare ciò che ci richiede una parte (forse tutta) della Natura. Quale? Il COVID 19, per esempio che, né cattivo, né buono, gioca la sua partita evolutiva.

In questi 51 giorni anche lui ha dovuto mutare un po’, cambiando nel suo modo di agire chissà quale analogo delle nostre abitudini.

Mi sembra quasi di vederlo lì in attesa di una nostra distrazione. Paziente, sa che prima o poi allenteremo la presa e lasceremo di nuovo il campo libero alla sua azione.

Dal 4 in poi, ne sono quasi certo, lui, ostinato, avrà una nuova occasione.

E rispunterà come erba fra i sanpietrini.

SZ

 

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